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Intercettazioni, corsa contro il tempo: il governo pone la fiducia sul decreto

Il parlamentare Enrico Costa (Forza Italia) durante l'intervento in Aula 
Il provvedimento va convertito entro il 29 febbraio, pena la decadenza. Ma le opposizioni insistono: "Bisogna dare la priorità al coronavirus". Tagliola del Pd contro l'ostruzionismo leghista
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Il governo ha posto la questione di fiducia alla Camera sul decreto intercettazioni, che va convertito entro fine mese pena la sua decadenza. La conferenza dei capigruppo ha quindi stabilito che l'Aula si riunirà domani alle 15 e che il voto sulla fiducia partirà dalle 16,35.

Poco prima, nel tentativo di bloccare l'ostruzionismo della Lega, a Montecitorio era scattata la tagliola. Il Carroccio aveva infatti provato a ostacolare la conversione del decreto iscrivendo a parlare oltre cento deputati.  Ecco perché il Pd è intervenuto e ha chiesto di chiudere anticipatamente la discussione generale sul provvedimento. La proposta del "taglio" della discussione è passata con 299 voti a favore e 153 contrari. A seguire, l'Aula ha bocciato le pregiudiziali dell'opposizione al decreto legge.

In apertura della seduta le opposizioni avevano reclamato una modifica del calendario, che ha all'ordine del giorno il decreto sulle intercettazioni. Forza Italia, con Roberto Occhiuto, aveva chiesto che di esaminare subito il decreto varato sabato dal governo contenente le misure per arginare il contagio, rinviando il dl intercettazioni a una fase successiva. Ma se il dl intercettazioni non venisse convertito entro il 29 febbraio decadrebbe. La richiesta era stata condivisa da FdI e Lega. Sia Pd che Leu hanno chiesto che entrambi i decreti vengano esaminati, magari dopo una accelerazione dei tempi del dl coronavirus, e comunque dopo una conferenza dei capigruppo.

Una deputata di Fratelli d'Italia, Maria Teresa Baldini, si è presentata in aula con la mascherina. Mentre il leghista Roberto Turri ha chiesto a Fico controlli agli ingressi, denunciando che alcuni deputati del Nord sono bloccati nelle zone rosse.

Coronavirus, il leghista Turri alla Camera: "Arrivano parlamentari dal nord, si dovevano fare dei controlli"

L'unico deputato in isolamento a Codogno è Guido Guidesi della Lega, considerato assente e non in missione ai sensi del regolamento di Montecitorio. Il regolamento della Camera non prevede, infatti, tra le ipotesi di missione, che giustificano le assenze dei deputati dalle sedute, le cause di forza maggiore come chiaramente è quella che trattiene il parlamentare leghista lontano da Roma.

Ieri il deputato di Forza Italia Enrico Costa ha ritirato gli emendamenti al provvedimento in materia di prescrizione. "Noi pensiamo che in questa fase debbano essere messi da parte i temi divisivi. In questo momento di fronte al Parlamento ci sono altre priorità", ha fatto sapere l'esponente azzurro. In tal modo i forzisti potrebbero consentire l'approvazione del decreto senza ostruzionismi già domani. A patto che però il governo porti subito in aula il decreto sul coronavirus.

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Come già detto le altre opposizioni in aula invece insistono sullo stop al proveddimento: "Interrompete l'esame di questo decreto sulle intercettazioni e coinvolgete l'opposizione nell'affrontare l'emergenza del coronavirus" ha chiesto  Andrea Delmastro di Fdi, chiedendo uno stop dell'esame del dl intercettazioni. I deputati del gruppo della Lega si preparano a fare ostruzionismo. In 125, infatti, si sono iscritti alla discussione generale e ognuno di loro potrà parlare per 30 minuti per un totale di oltre 62 ore.

Dal Pd arriva un invito alla responsabilità: "Siamo davanti a un provvedimento divisivo, quello sulle intercettazioni, su cui si preannuncia una dura opposizione ed una ferma volontà della maggioranza di non farlo decadere. In momenti come questi il Parlamento non dia prova di polemiche ed urla ma semmai di consapevolezza" ha detto ndeputato Pd Walter Verini chiedendo che "nel più breve tempo possibile si chiuda l'esame di questo decreto per poi passare in un clima anche dialettico ma molto sereno al tema del coronavirus".

Il vicepresidente della Camera Ettore Rosato, oggi di turno alla presidenza dell'aula, ha preso atto dell'unanimità della volontà di esaminare in tempi rapidi il dl coronavirus, ma ha ricordato che per legge il dl deve prima passare in commissione e quindi ogni accelerazione non potrà assolutamente avvenire prima delle 14 di oggi; nel frattempo l'aula è libera di esaminare il dl intercettazioni. Rosato ha anche informato che si terrà a breve una conferenza dei capigruppo della Camera per un esame celere del decreto coronavirus.

 
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