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Coronavirus, Bonaccini: “Va bene la stretta, ma il governo doveva discuterne con noi”

Il governatore dell'Emilia Romagna: “Le Regioni avevano chiesto tempo per confrontarsi sul nuovo decreto e poter dare informazioni chiare”

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"Le misure del governo meritavano un confronto preventivo con le Regioni". Il presidente dell'Emilia-Romagna Stefano Bonaccini non obietta sul merito - "misure restrittive le avevamo chieste anche noi" - ma sul metodo. Sulla bozza arrivata a sera, con pochissimo tempo per discuterla, mentre i contenuti del provvedimento, "tra zone rosse allargate, blocchi produttivi e limitazioni agli spostamenti" diventavano di dominio pubblico. D'ora in poi, mette in chiaro il presidente, "spero che il confronto col governo possa essere reale, perché se chiediamo ai cittadini di fare la propria parte dobbiamo essere chiari".

Presidente, intanto come sta? Anche il governatore del Piemonte è risultato positivo, come i suoi due assessori. Lei rifarà il tampone?
"Sto bene. Dopo il primo test, negativo, mi attengo ai protocolli: in assenza di sintomi non c'è bisogno del tampone. Penso a lavorare".

Ci racconta cosa è successo la notte scorsa col governo? La bozza del decreto è circolata in anticipo e voi l'avete definita poco chiara. Non l'avevate discussa?
"Diciamo che c'è un imperativo che non deve mai venir meno: l'unità del Paese e delle istituzioni nell'affrontare l'emergenza. Noi stessi, come governatori, avevamo parlato della necessità di misure più restrittive, visti i dati di crescita dei contagi. Ma la bozza di decreto che ci hanno mandato verso sera conteneva misure che meritavano un confronto preventivo. Anche per capire se erano applicabili. Ci siamo trovati a dover dare un parere in pochissimo tempo, mentre la bozza era di dominio pubblico e si diffondeva la notizia di zone rosse allargate, impossibilità di spostamenti, blocchi produttivi. Per questo abbiamo chiesto tempo. L'obiettivo non è in discussione, ma vogliamo arrivarci dando informazioni chiare e precise".

Per questo ha chiesto al governo un confronto più efficace d'ora in poi?
"Sì, mi auguro questo episodio rafforzi la volontà di coordinamento, che peraltro noi presidenti abbiamo già dimostrato".

L'Emilia-Romagna è spaccata a metà da questo decreto. È fattibile? Chi abita in una zona rossa potrà spostarsi per lavorare nelle altre zone? Lei stesso è di Modena, e lavora a Bologna.
"Intanto diciamo che le zone 'rosse' non ci sono più. Erano due, nel lodigiano e in Veneto, e il decreto le ha abolite. Ora ci sono provvedimenti più restrittivi per la Lombardia e diverse province, tra cui cinque dell'Emilia-Romagna, e altri provvedimenti per il resto del Paese. Detto questo, i lavoratori e le merci possono circolare senza blocchi: non è previsto fermo produttivo né delle attività commerciali o dei servizi. Chi sta bene, non è positivo né in quarantena, può muoversi per lavoro, da e verso le province, a prescindere che siano in una zona o in un'altra. Attenzione però: solo per ragioni di lavoro e di necessità, perché è dovere di tutti limitare gli spostamenti".

Ci saranno posti di blocco?
"No, assolutamente. Spetta ai prefetti far rispettare il decreto attraverso le forze di polizia, ma ripeto: le zone rosse sono state abolite".

Lei ha avuto mai paura in questi giorni? C'è chi teme che il fermo produttivo sia dietro l'angolo, se le cose dovessero peggiorare.
"Paura no. Certo, vivo le preoccupazioni di ogni cittadino. Si ha paura per se stessi, per i propri cari, per gli amici. Per questo dobbiamo arrestare il contagio. Le misure, poi, vengono prese a livello nazionale, e ormai il contagio ha una scala europea. Ma nessuno ha mai ipotizzato di fermare la produzione".
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