Coronavirus, il duello con le Regioni e la fuga di notizie. Ma il governo non esclude altre restrizioni
Tommaso Ciriaco , di TOMMASO CIRIACO E ANNALISA CUZZOCREAIl blocco diventerà via via più stringente, con controlli a campione per chi circola senza rispettare il dettato dell'ordinanza. Monitoraggio degli snodi dei trasporti e, in prospettiva, progressiva riduzione del personale degli uffici pubblici, che al momento restano aperti
Della lunga notte in cui il governo ha deciso di sigillare il Nord resta soprattutto l'odore della tensione. Che fa commettere errori, tradire la parola data, procedere con l'andatura del gambero: due passi avanti, uno indietro, di nuovo avanti. L'obiettivo era chiudere tutto. Due bozze fatte circolare anzitempo spingono alla fuga verso Sud migliaia di persone, ma il blocco, comunque, inizia. E diventerà via via più stringente, con controlli a campione per chi circola senza rispettare il dettato dell'ordinanza, monitoraggio degli snodi dei trasporti e, in prospettiva, una progressiva riduzione del personale degli uffici pubblici, che al momento restano aperti. Senza escludere di allargare se necessario alcune delle misure più drastiche al resto del Paese.
A notte fonda, Giuseppe Conte denuncia in una sala stampa quasi deserta l'"inaccettabile" diffusione delle bozze. Il baco nel sistema, in realtà, si spiega facilmente: per un…
A notte fonda, Giuseppe Conte denuncia in una sala stampa quasi deserta l'"inaccettabile" diffusione delle bozze. Il baco nel sistema, in realtà, si spiega facilmente: per un…
Della lunga notte in cui il governo ha deciso di sigillare il Nord resta soprattutto l'odore della tensione. Che fa commettere errori, tradire la parola data, procedere con l'andatura del gambero: due passi avanti, uno indietro, di nuovo avanti. L'obiettivo era chiudere tutto. Due bozze fatte circolare anzitempo spingono alla fuga verso Sud migliaia di persone, ma il blocco, comunque, inizia. E diventerà via via più stringente, con controlli a campione per chi circola senza rispettare il dettato dell'ordinanza, monitoraggio degli snodi dei trasporti e, in prospettiva, una progressiva riduzione del personale degli uffici pubblici, che al momento restano aperti. Senza escludere di allargare se necessario alcune delle misure più drastiche al resto del Paese.
A notte fonda, Giuseppe Conte denuncia in una sala stampa quasi deserta l'"inaccettabile" diffusione delle bozze. Il baco nel sistema, in realtà, si spiega facilmente: per un giorno intero, governo e Regioni duellano sulle misure da adottare. Il governatore veneto Luca Zaia vorrebbe di meno, il lombardo Attilio Fontana di più. Non mancano momenti di tensione, finché una prima bozza - e poi una seconda - vengono inviate ai presidenti di Regione, che le scandagliano con gli assessori.
Girano i testi ai leader di centrodestra, che fanno lo stesso con i rispettivi esperti. In pochi minuti il documento arriva alla stampa. Innescando una corsa a lasciare la zona arancione, con rischi sanitari gravi per le zone d'Italia più deboli.
Eppure, anche senza la bozza il film sarebbe andato più o meno allo stesso modo. La ragione è semplice: Palazzo Chigi - e i ministri - escludono per un giorno intero l'idea di recintare il Nord Italia con le forze armate. Il messaggio, ragionano nel chiuso della sede del governo, sarebbe devastante. A maggior ragione perché per adesso il decreto permette la circolazione per comprovate ragioni di lavoro di uomini, mezzi e merci, una scelta utile a tutelare alcuni settori strategici per tutto il Paese.
Eppure, non è finita qui. Una volta raggiunto l'obiettivo di inviare un messaggio che vale l'Italia intera - state in casa, se potete - l'esecutivo si dedica a sbrogliare alcuni dei nodi del provvedimento. È l'anticamera di una stretta interpretativa, perché i dati pubblicati alle 18 di ieri restano preoccupanti. E quindi non si può escludere se necessario l'intensificazione dei controlli nelle zone arancioni del Nord, una riduzione progressiva della presenza fisica nei posti di lavoro non essenziali, l'eventuale riduzione della frequenza del trasporto urbano. Oltre all'accentramento, già deciso, per gli acquisti dei macchinari salva-vita delle terapie intensive. Non si può aspettare che le regioni avviino procedure di appalto per attendere quel che serve subito. Per questo, ad agire sarà direttamente la Protezione civile, che può saltare ogni tipo di procedura burocratica, sfruttando l'azione immediata di Invitalia, già mobilitata dall'esecutivo.
Ma c'è dell'altro. È evidente che gli occhi sono puntati sul Centro e il Sud Italia. Su Roma, la più grande città del Paese, e sulle regioni meridionali così deboli sul fronte sanitario. Anche lì deve passare immediatamente il messaggio della riduzione dei contatti tra persone. E anche lì, se necessario, saranno adottati interventi molto drastici nel prossimo futuro. Uniformando progressivamente le misure tra tutte le Regioni, in modo da evitare spostamenti che vanificano gli sforzi. "Al momento - dice Pierpaolo Sileri, viceministro della Salute - le misure di contenimento prese nel resto d'Italia sono sufficienti. Vedremo gli effetti nelle prossime due settimane. Ma se ci dovessero essere focolai improvvisi e un effetto fotocopia rispetto alla Lombardia, in qualunque altra Regione saranno applicate le stesse misure".
A notte fonda, Giuseppe Conte denuncia in una sala stampa quasi deserta l'"inaccettabile" diffusione delle bozze. Il baco nel sistema, in realtà, si spiega facilmente: per un giorno intero, governo e Regioni duellano sulle misure da adottare. Il governatore veneto Luca Zaia vorrebbe di meno, il lombardo Attilio Fontana di più. Non mancano momenti di tensione, finché una prima bozza - e poi una seconda - vengono inviate ai presidenti di Regione, che le scandagliano con gli assessori.
Girano i testi ai leader di centrodestra, che fanno lo stesso con i rispettivi esperti. In pochi minuti il documento arriva alla stampa. Innescando una corsa a lasciare la zona arancione, con rischi sanitari gravi per le zone d'Italia più deboli.
Eppure, anche senza la bozza il film sarebbe andato più o meno allo stesso modo. La ragione è semplice: Palazzo Chigi - e i ministri - escludono per un giorno intero l'idea di recintare il Nord Italia con le forze armate. Il messaggio, ragionano nel chiuso della sede del governo, sarebbe devastante. A maggior ragione perché per adesso il decreto permette la circolazione per comprovate ragioni di lavoro di uomini, mezzi e merci, una scelta utile a tutelare alcuni settori strategici per tutto il Paese.
Eppure, non è finita qui. Una volta raggiunto l'obiettivo di inviare un messaggio che vale l'Italia intera - state in casa, se potete - l'esecutivo si dedica a sbrogliare alcuni dei nodi del provvedimento. È l'anticamera di una stretta interpretativa, perché i dati pubblicati alle 18 di ieri restano preoccupanti. E quindi non si può escludere se necessario l'intensificazione dei controlli nelle zone arancioni del Nord, una riduzione progressiva della presenza fisica nei posti di lavoro non essenziali, l'eventuale riduzione della frequenza del trasporto urbano. Oltre all'accentramento, già deciso, per gli acquisti dei macchinari salva-vita delle terapie intensive. Non si può aspettare che le regioni avviino procedure di appalto per attendere quel che serve subito. Per questo, ad agire sarà direttamente la Protezione civile, che può saltare ogni tipo di procedura burocratica, sfruttando l'azione immediata di Invitalia, già mobilitata dall'esecutivo.
Ma c'è dell'altro. È evidente che gli occhi sono puntati sul Centro e il Sud Italia. Su Roma, la più grande città del Paese, e sulle regioni meridionali così deboli sul fronte sanitario. Anche lì deve passare immediatamente il messaggio della riduzione dei contatti tra persone. E anche lì, se necessario, saranno adottati interventi molto drastici nel prossimo futuro. Uniformando progressivamente le misure tra tutte le Regioni, in modo da evitare spostamenti che vanificano gli sforzi. "Al momento - dice Pierpaolo Sileri, viceministro della Salute - le misure di contenimento prese nel resto d'Italia sono sufficienti. Vedremo gli effetti nelle prossime due settimane. Ma se ci dovessero essere focolai improvvisi e un effetto fotocopia rispetto alla Lombardia, in qualunque altra Regione saranno applicate le stesse misure".