Sembra un film (magari lo fosse). Quelle storie in cui nell'emergenza la catena di comando si organizza per assicurare la continuità operativa alla guida del Paese. E invece è tutto vero: il tampone positivo di Nicola Zingaretti, il sistema di controllo capillare scattato nelle ore successive, i cerchi concentrici con cui si intendono scovare eventuali contagi nei palazzi della politica e ai piani alti del governo. Perché certo, "niente panico", come dice il segretario dem. E perché è pericoloso un contatto non brevissimo, di solito al chiuso, a distanza ravvicinata. Ma nessuno può negare che il colpo, involontario, è stato durissimo. E che aggiunge paura a sconforto, in una situazione già drammatica per il Paese.
Negli ultimi dieci giorni aveva incrociato mezzo mondo, Zingaretti. E mezzo mondo, adesso, deve decidere con i medici se è necessario un tampone. C'è un protocollo scientifico da seguire, ovviamente. Un metodo, quello dei cerchi che si allargano per sondare eventuali contagi, prendendo la direzione che indicano i tamponi a cui sono stati sottoposti i più stretti contatti del leader. E c'è il buon senso istituzionale che consiglia a chi ricopre ruoli chiave di sottoporsi al test (per alcuni il contatto con Zingaretti, in realtà, è quasi un dettaglio). Il premier Giuseppe Conte, ad esempio, ha incrociato diverse volte nell'ultima settimana il leader del Pd. Ma è praticamente scontato che si sottoponga comunque con cadenza quasi quotidiana a controlli sul virus.
Il problema è che il governatore del Lazio vanta due incarichi e mezzo: guida la Regione, comanda il Partito democratico e coordina di fatto - assieme a Dario Franceschini - i ministri del Pd. Questo ultimo dettaglio è decisivo, per salvaguardare la catena di comando: negli ultimi giorni Zingaretti ha riunito diverse volte - faccia a faccia, a gruppetti o collegialmente - i responsabili dei dicasteri. Lo ha fatto al Nazareno, che tra l'altro verrà quasi certamente chiuso per un po'.
Nelle prossime ore, allora, su indicazione delle autorità sanitarie, alcuni ministri più esposti a contatti a rischio potrebbero effettuare il tampone. Particolare attenzione, ovviamente, è riservata a quelli che guidano i ministeri più sensibili o che vengono più spesso a stretto contatto con il presidente del Consiglio, sempre seguendo la logica dei cerchi che si allargano.
Misure obbligate, necessarie a garantire l'operatività dei vertici del Paese. Lo stesso vale per la filiera esecutiva in Regione. Chi più era stato in contatto con Zingaretti, l'assessore alla Sanità del Lazio, è risultato negativo al tampone. Ma è l'intera giunta che in queste ore attende l'esito dei test a cui già ieri sono stati sottoposti tutti gli assessori. Inutile rischiare che un contagiato metta a rischio il lavoro di tutti gli altri. Monitoraggio stretto anche sui vertici medici, di pubblica sicurezza e di protezione civile con cui il leader è stato in contatto nel Lazio. E lo stesso vale per alcuni membri della segreteria politica e dello staff del segretario Dem.
Per gli altri, alcuni big del Pd, i restanti membri della segreteria del partito, passando per lo staff, si decide caso per caso: gli asintomatici restano in isolamento senza tampone (lo stanno facendo il vicesegretario Andrea Orlando, Anna Ascani, i governatori di Sicilia e Abruzzo, Nello Musumeci e Marco Marsilio, venuti in contatto con Zingaretti, come pure il sindaco di Firenze Dario Nardella). Deve sottoporsi al test - su indicazione medica - chi presenta invece sintomi o può rischiare di infettare familiari particolarmente fragili a carico.
Negli ultimi dieci giorni aveva incrociato mezzo mondo, Zingaretti. E mezzo mondo, adesso, deve decidere con i medici se è necessario un tampone. C'è un protocollo scientifico da seguire, ovviamente. Un metodo, quello dei cerchi che si allargano per sondare eventuali contagi, prendendo la direzione che indicano i tamponi a cui sono stati sottoposti i più stretti contatti del leader. E c'è il buon senso istituzionale che consiglia a chi ricopre ruoli chiave di sottoporsi al test (per alcuni il contatto con Zingaretti, in realtà, è quasi un dettaglio). Il premier Giuseppe Conte, ad esempio, ha incrociato diverse volte nell'ultima settimana il leader del Pd. Ma è praticamente scontato che si sottoponga comunque con cadenza quasi quotidiana a controlli sul virus.
Il problema è che il governatore del Lazio vanta due incarichi e mezzo: guida la Regione, comanda il Partito democratico e coordina di fatto - assieme a Dario Franceschini - i ministri del Pd. Questo ultimo dettaglio è decisivo, per salvaguardare la catena di comando: negli ultimi giorni Zingaretti ha riunito diverse volte - faccia a faccia, a gruppetti o collegialmente - i responsabili dei dicasteri. Lo ha fatto al Nazareno, che tra l'altro verrà quasi certamente chiuso per un po'.
Nelle prossime ore, allora, su indicazione delle autorità sanitarie, alcuni ministri più esposti a contatti a rischio potrebbero effettuare il tampone. Particolare attenzione, ovviamente, è riservata a quelli che guidano i ministeri più sensibili o che vengono più spesso a stretto contatto con il presidente del Consiglio, sempre seguendo la logica dei cerchi che si allargano.
Misure obbligate, necessarie a garantire l'operatività dei vertici del Paese. Lo stesso vale per la filiera esecutiva in Regione. Chi più era stato in contatto con Zingaretti, l'assessore alla Sanità del Lazio, è risultato negativo al tampone. Ma è l'intera giunta che in queste ore attende l'esito dei test a cui già ieri sono stati sottoposti tutti gli assessori. Inutile rischiare che un contagiato metta a rischio il lavoro di tutti gli altri. Monitoraggio stretto anche sui vertici medici, di pubblica sicurezza e di protezione civile con cui il leader è stato in contatto nel Lazio. E lo stesso vale per alcuni membri della segreteria politica e dello staff del segretario Dem.
Per gli altri, alcuni big del Pd, i restanti membri della segreteria del partito, passando per lo staff, si decide caso per caso: gli asintomatici restano in isolamento senza tampone (lo stanno facendo il vicesegretario Andrea Orlando, Anna Ascani, i governatori di Sicilia e Abruzzo, Nello Musumeci e Marco Marsilio, venuti in contatto con Zingaretti, come pure il sindaco di Firenze Dario Nardella). Deve sottoporsi al test - su indicazione medica - chi presenta invece sintomi o può rischiare di infettare familiari particolarmente fragili a carico.