Pizzarotti, i sindaci sono in trincea?
"Siamo in prima linea e con le armi spuntate. Non riusciamo a dare le risposte alle tante richieste che ci vengono rivolte. C'è chi vorrebbe fermare tutte le attività produttive perché c'è un rischio salute. E chi si trova in gravissime difficoltà per la battuta d'arresto delle attività. Poi i lavoratori, le famiglie... noi non dobbiamo farci prendere dallo sconforto".
A Parma si attende il picco del contagio in una Emilia Romagna già in difficoltà grandissima. Aumenterete i posti letto negli ospedali? Di cosa c'è bisogno?
"Attendiamo l'ondata di piena e siamo abituati a rinforzare gli argini. Per questo abbiamo previsto 572 posti letto in più, così che quando arriverà il picco non lasceremo indietro nessuno. Interi reparti sono stati riconvertiti per ospitare pazienti ammalati di coronavirus, ma anche strutture private. Ci stiamo preparando. Con gli altri sindaci di tutta Italia poi, cerchiamo di condividere criticità, anche per dare informazioni adeguate. Servono risposte coerenti e omogenee e non perdere la testa davanti a cose che per un piccolo Comune possono rappresentare una difficoltà nella difficoltà".
Coronavirus: scatti dal fronte ospedaliero al Maggiore di Parma - Foto
"La solidarietà più grande per difendere la nostra salute e la sanità pubblica è rinunciare a un pezzo della nostra libertà, più ci fermiamo prima ne usciamo" lo ricordano gli operatori sanitari impegnati da giorni all'ospedale maggiore di Parma. Commovente la corsa di solidarietà che è scattata nei confronti del personale impegnato in prima linea a fermare la diffusione del Coronavirus: un fiume di donazioni, pizze in reparto, post-it in ogni angolo dell’ospedale per sostenere, incoraggiare, fare sentire che chi lavora in prima linea ha l’appoggio di un’intera comunità. Gesti preziosi che alleggeriscono la fatica e riempiono il cuore. Ma il contagio deve fermarsi. "E la prima azione che possiamo fare per proteggere la nostra salute e quindi difendere la sanità pubblica - ricordano dall'azienda ospedaliera - è attenersi all’appello che sta arrivando da ogni dove #iorestoacasa. Lo stanno dicendo cantanti, personaggi dello spettacolo, politici e giornalisti e soprattutto loro, i medici gli infermieri e tutto il personale sanitario dei reparti che sono stati sconvolti da questo uragano che va sotto il nome di Coronavirus". Parma è la seconda provincia in regione dopo Piacenza per numero di casi positivi.
Ad esempio?
"Nei piccoli Comuni qui del parmense la spesa in più per il gasolio per la Croce Rossa e pronto intervento, può significare una voce che sposta in rosso il bilancio. Facilmente si va in tilt".
In generale per i Comuni c'è il rischio default?
"Il contraccolpo neppure lo stiamo calcolando. Parma era capitale della cultura per il 2020: programma già fatto, mostre pronte. E ora? Va tutto a rotoli. Per questo chiediamo di restare capitale della cultura per il 2021. Già potrebbe esserci l'accordo delle altre città. Il sindaco di Volterra Giacomo Santi ha scritto al presidente Anci, Antonio Decaro per appoggiarci, benché Volterra si fosse a sua volta candidata per il prossimo anno".
Per i municipi si riducono le entrate
"Certo. Azzerate le tasse di soggiorno, le occupazioni di suolo pubblico. Noi possiamo ipotizzare un ritorno vero alla normalità nel prossimo anno. Intanto rispondiamo ai lavoratori, alle famiglie, è prioritario. Però poi vanno contabilizzati i danni ai Comuni".
Quali altre misure lei ha preso a Parma?
"Abiamo riconvertito gli impiegati comunali per servizi di pubblica utilità, a cominciare dalla consegna a domicilio di farmaci o di pasti per i più bisognosi. Io vorrei la chiusura domenicale dei supermercati, per dare ristoro a quei lavoratori".
Donazioni importanti sono state fatte da molte aziende, da Berlusconi 10 milioni di euro alla Lombardia, 10 milioni dagli Agnelli. In campo anche il gruppo Barilla. E poi?
"Posso dire del conto corrente che abbiamo aperto nel parmense con tutte le associazioni di categoria e che in pochi giorni ha raggiunto quota mezzo milione di euro. La solidarietà c'è".
Proprio a Parma avete anticipato le lauree infermieristiche?
"Noi manchiamo di materiale sanitario ma soprattutto di medici e infermieri. I medici in uno sfogo hanno sostenuto che sarebbero stati in grado di fronteggiare meglio un terremoto... per dire del dramma che stiamo vivendo".
Temete il "dopo", una economia in ginocchio?
"Noi, avendo una grande percentuale di attività legata all'agroalimentare e alla farmaceutica, siamo un po' avvantaggiati. A patto che ci sia fiducia nei prodotti italiani. Ci si dà da fare. Una nostra ditta di cosmetici e profumi ha convertito un reparto per produrre materiale per l'igiene e la sanificazione. Bravi, no?".