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Coronavirus, il viceministro della Salute Sileri: "Tamponi a medici, infermieri, cassieri, postini e operai. Solo così batteremo la malattia"

Il senatore Cinquestelle, risultato positivo, è in quarantena ma sta meglio: "Dobbiamo testare anche chi ha sintomi lievi o non ne ha affatto ma è venuto in contatto con un contagiato. L'esercito in strada? Serve se non si rispettano le regole ma mi dicono che le città sono vuote"
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Più tamponi a chi è stato a contatto con il coronavirus. Anche a chi ha sintomi lievi, anche a chi non ne ha, se è a rischio. E maggiori protezioni per chi in questo momento svolge servizio pubblico: medici, infermieri, ma anche cassieri, postini, operai. Secondo il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri è questo l'unico modo per sconfiggere la malattia e portare l'Italia fuori da un incubo che oggi conta 793 morti in un giorno solo. Il dato peggiore, nel giorno in cui il senatore M5S comincia a star meglio. Perché il virus lo ha preso anche lui, a inizio marzo: "Ma prendendo tutte le precauzioni sono riuscito a non passarlo a nessuno".

Come sta?
"Molto meglio. La febbre è scomparsa, la tosse quasi. Ho perso gusto e olfatto completamente, spero sia transitorio, ma se non dovesse esserlo c'è di peggio".

Come si è curato?
"Sono rimasto a casa, non ho preso nulla per studiare l'andament…
Più tamponi a chi è stato a contatto con il coronavirus. Anche a chi ha sintomi lievi, anche a chi non ne ha, se è a rischio. E maggiori protezioni per chi in questo momento svolge servizio pubblico: medici, infermieri, ma anche cassieri, postini, operai. Secondo il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri è questo l'unico modo per sconfiggere la malattia e portare l'Italia fuori da un incubo che oggi conta 793 morti in un giorno solo. Il dato peggiore, nel giorno in cui il senatore M5S comincia a star meglio. Perché il virus lo ha preso anche lui, a inizio marzo: "Ma prendendo tutte le precauzioni sono riuscito a non passarlo a nessuno".

Come sta?
"Molto meglio. La febbre è scomparsa, la tosse quasi. Ho perso gusto e olfatto completamente, spero sia transitorio, ma se non dovesse esserlo c'è di peggio".

Come si è curato?
"Sono rimasto a casa, non ho preso nulla per studiare l'andamento della febbre, ma questo chiaramente non posso consigliarlo. Il virus ha un andamento subdolo. Ho avuto il saturimetro al dito per capire se l'ossigenazione peggiorava. Per due giorni è stata ballerina, ma compatibile con la febbre alta. Del resto farmaci specifici non ce ne sono. Gli antivirali sono stati usati solo in via sperimentale e per i casi più gravi".

Si è messo in isolamento?
"Io sto al piano di sopra. Con mia moglie - al piano di sotto col bambino, che ha sette mesi e mezzo - comunichiamo per telefono. La mia più grande preoccupazione è stata per loro e per i miei collaboratori, ma per ora va tutto bene. Nessuno del mio staff ha sviluppato sintomi: avevo preso tutte le misure di distanziamento ancor prima di sospettare di essermi ammalato".

Ha capito come si è infettato? Durante un viaggio in Cina per recuperare gli italiani bloccati lì?
"No, è passato troppo tempo. Secondo l'infettivologo è stato un contatto avuto tra il 5 e il 9 marzo, ma non ho proprio idea. Qualche giorno prima ero stato a Milano, avevo visitato gli ospedali, ma non so proprio quando sia successo. Il primo campanello d'allarme sono stati uno strano bruciore agli occhi e una febbre improvvisa. Non poteva essere influenza perché ho fatto il vaccino".

Quando uscirà dalla quarantena?
"Devo fare i tamponi e aspettare il nulla osta".

I numeri di oggi fanno paura. Cosa non sta funzionando?
"Dobbiamo capire che è ancora prematuro valutare l'impatto delle misure prese. Servono 14 giorni pieni per capire quanto le restrizioni imposte hanno limitato il contagio. Dalla prossima settimana, dovremo osservare una diminuzione del numero dei contagi. C'è il problema di chi si è spostato al sud e magari non si è messo in quarantena, Ci sarà quello dei contagi familiari, che non rispondono al distanziamento sociale. Ma il calo dovrà esserci".

Serve una stretta maggiore, come invocano i governatori al nord?
"E' necessaria dove non si seguono le regole. Se tutti lo facessimo, sono certo che non servirebbero misure aggiuntive".

Ci sono troppe industrie e fabbriche aperte, proprio nei luoghi in cui si muore di più.
"I luoghi di lavoro dove non si può o comunque non viene rispettata la distanza di sicurezza vanno chiusi. Ma se si seguono le regole, con l'attività produttiva ridotta, i rischi di contagio sono minimi o addirittura azzerati. In più, tutti quelli che hanno sintomi di qualsiasi tipo, tosse, raffreddore, febbre, devono restare a casa".

Lei ha detto di aver seguito tutte le regole, ma si è ammalato. Forse, se non ci si ferma, non è così semplice.
"Ha ragione. Ma io ho preso un aereo, ho girato, come dicevo prima il periodo è stato quello prima del lockdown. Le regole che ho seguito sono però state fondamentali per non far ammalare chi mi stava vicino".

Il punto è: chi è costretto a lavorare è protetto abbastanza? Non lo sono neanche tutti i medici e gli infermieri. Sono morti 18 medici, ci sono migliaia di contagiati tra il personale sanitario. Com'è possibile?
"Gli ospedali sono fonti di contagio anche in 'tempo di pace'. Forse agli inizi, quando non si conosceva la presenza del virus, i pazienti sono arrivati attraverso il pronto soccorso, una cosa che non deve succedere. Ho sentito ipotesi fantasiose su impianti di aereazione negli ospedali, ma le lascerei perdere: l'ipotesi più probabile è il contatto diretto con la malattia".

Senza la protezione adeguata.
"Bisognerà verificare se sono stati attuati i protocolli con i dispositivi di protezione individuale, vedremo in base al flusso dei dati quello che è accaduto. Ma chi è in prima linea è sempre più a rischio: vale per i medici, gli infermieri, le forze dell'ordine, i giornalisti che sono stati mandati nelle zone rosse. Proprio oggi il ministro Di Maio ha annunciato l'arrivo di 100 milioni di mascherine e altra attrezzatura medica, che sono assolutamente necessarie e di cui avevamo bisogno".

Come si spiega la situazione della Lombardia?
"E' probabile che da lì siano partiti uno o due focolai con diversi pazienti poco sintomatici che hanno innescato una crescita esponenziale. Ricordiamoci che a essere colpite sono anche le aree limitrofe: Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, Marche. Tutto è partito da lì. Non credo all'ipotesi del virus mutato o più violento".

Questo significa che anche nelle altre regioni dobbiamo aspettarci, nelle prossime settimane, lo stesso scenario?
"Secondo me no perché le misure prese hanno determinato rarefazione sociale. Ci saranno casi in maniera crescente al centro-sud, ma se si rispettano le regole limitando i contatti non manderanno in crisi il sistema".

Serve l'esercito in strada, come invoca il governatore della Lombardia Attilio Fontana?
"Dipende da quanto le persone seguono le regole. Io sono chiuso in casa, ma mi dicono che le città sono vuote. Se non fosse così ben vengano anche i militari, insieme alle forze dell'ordine, come monito e controllo".  

E se il lockdown, la chiusura di tutti nelle proprie case non bastasse? Anche il consulente del governo Ricciardi ha ammesso di stare considerando quello che viene definito il modello coreano: il tracciamento del contagio.
"In parte lo stiamo facendo anche noi. Quando ho allertato la Asl tutti i miei contatti stretti sono stati allertati e messi in quarantena".

In Corea si fa attraverso i dati dei cellulari o dei bancomat, è un monitoraggio molto più preciso.
"Io penso che quello che potrebbe di certo servire è un maggior numero di tamponi. Vanno fatti anche a chi ha scarsissimi sintomi e ai contatti stretti di contagiati, anche senza sintomi. Bisogna individuare i casi positivi e le persone più a rischio perché non contagino i familiari. Giornalisti, carabinieri, polizia, esercito, medici, infermieri, cassieri, impiegati delle poste, tutti coloro che in questo momento fanno un lavoro che è servizio pubblico andrebbero monitorati con più attenzione con tamponi a rotazione anche per sintomi minimi".

E dovrebbero avere tutti accesso a sistemi di protezione come le mascherine, che oggi non si trovano.
"Mentre mesi fa la mascherina non serviva come protezione perché il virus non circolava, adesso ha un ruolo importante dove le misure di rarefazione non possono essere seguite alla lettera. Gli impiegati dei supermercati, coloro che vengono a contatto con molte persone tutto il giorno, hanno il diritto di averle. E di avere i guanti protettivi. Il governo sta facendo sforzi enormi perché sia così".   

Ancora però si è molto lontani dall'obiettivo. Quando finirà l'emergenza?
"Prima di poter dire quando ci sarà il calo dobbiamo aspettare la prossima settimana. Ma le precauzioni di rarefazione sociale dovranno restare ancora a lungo perché potranno sempre esserci casi di rientro. La protezione della popolazione si ha solo attraverso la vaccinazione. Non conterei sulla stagionalità del virus perché non lo conosciamo e perché sappiamo di casi di contagiati anche alle Maldive, dove fa molto caldo".

Non ne usciremo neanche in estate?
"Fino a quando non avremo un vaccino o la popolazione non sarà vaccinata per immunizzazione acquisita rischiamo casi di rientro, ma saranno piccoli picchi ciclici controllabili. Niente confronto a quello che stiamo vivendo in queste ore".