Renzi mette in guardia il governo: "Rispettiamo le regole. Ma dopo le canzoni possono arrivare i forconi"
Goffredo De Marchis , di GOFFREDO DE MARCHISIl leader di Italia Viva critica Conte: "No alla comunicazione reality". E invita l'esecutivo a "rispettare la democrazia". Insiste poi su alcune proposte come la tracciabilità delle persone attraverso il cellulare come si è fatto in Corea del Sud
Dice Matteo Renzi, attraverso un video in diretta Facebook, che il dato dei contagiati tra medici e infermieri lo ha colpito. L'8 per cento in Italia, con il drammatico caso della Sardegna dove si arriva al 50 per cento. "Proprio loro, quando c'è un'epidemia, dovrebbero essere i più protetti". Invece mancano le mascherine e altri dispositivi di sicurezza. E non solo per i cittadini comuni ma per chi è in prima linea nella lotta al coronavirus. C'è insomma un problema di organizzazione. Come essere andati in guerra non equipaggiati a dovere. Sono i dubbi che emergono dentro Italia Viva intorno alla macchina emergenziale del governo Conte. "Ma noi restiamo vicini al presidente del Consiglio - spiega l'ex premier -. Lui, i sindaci, i governatori stanno facendo un lavoro che non sarebbe facile per nessuno".
Poi c'è un altro allarme che non va sottovalutato. Anzi. Per Renzi, oltre alla tragica via crucis …
Poi c'è un altro allarme che non va sottovalutato. Anzi. Per Renzi, oltre alla tragica via crucis …
Dice Matteo Renzi, attraverso un video in diretta Facebook, che il dato dei contagiati tra medici e infermieri lo ha colpito. L'8 per cento in Italia, con il drammatico caso della Sardegna dove si arriva al 50 per cento. "Proprio loro, quando c'è un'epidemia, dovrebbero essere i più protetti". Invece mancano le mascherine e altri dispositivi di sicurezza. E non solo per i cittadini comuni ma per chi è in prima linea nella lotta al coronavirus. C'è insomma un problema di organizzazione. Come essere andati in guerra non equipaggiati a dovere. Sono i dubbi che emergono dentro Italia Viva intorno alla macchina emergenziale del governo Conte. "Ma noi restiamo vicini al presidente del Consiglio - spiega l'ex premier -. Lui, i sindaci, i governatori stanno facendo un lavoro che non sarebbe facile per nessuno".
Poi c'è un altro allarme che non va sottovalutato. Anzi. Per Renzi, oltre alla tragica via crucis della malattia, è il grande pericolo incombente sul Paese. "Il Parlamento deve tornare a riunirsi. Si attivi anche l'esecutivo per ripristinare la regolarità delle Camere. Le cassiere vanno al lavoro, gli autotrasportatori fanno le consegne. Anche i parlamentari sono chiamati a svolgere il loro mandato". Lo scenario immaginato dal leader di Italia Viva è inquietante. Lo ha confidato ai deputati che lo stanno contattando in queste ore. Dopo le canzoni dalle finestre può arrivare il momento del vaffa, della rabbia e infine dei forconi - è il ragionamento su cui si anima il confronto dentro Iv - bisogna tornare a lavorare nelle aule, è una questione di credibilità. Altrimenti quella cosa lì non la recuperi.
Lo sfogo sui social di questa mattina è la reazione alle modalità comunicative del premier. "Ci aspettano ancora giorni difficili. Noi rispettiamo le regole del governo sulla quarantena - scrive Renzi -. Ma il governo rispetti le regole della democrazia. Si riunisca il Parlamento. E si facciano conferenze stampa, non show su Facebook: questa è una pandemia, non il Grande Fratello. Insieme ce la faremo". Ma è la comunicazione il punto? Certamente no. E' solo un aspetto, sebbene Italia Viva faccia notare che in tutte le dirette di sabato sera, per 45 minuti, è rimasto ben visibile il riquadro della pagina Facebook di Conte in attesa del suo discorso. "In Rai 30 secondi di pubblicità costano 130 mila euro. Non serve un genio per fare i conti", sottolinea Michele Anzaldi.
Se è vero che il mezzo è il messaggio, e in effetti lo è perché "sindaci, presidente di regione e presidente del Consiglio hanno i canali istituzionali per comunicare", osserva Renzi, è anche vero che la scaletta delle informazioni ai cittadini dovrebbe essere diversa. Prima la decisione, poi il decreto e solo alla fine l'intervento del governo per illustrare nel dettaglio le misure varate. A Palazzo Chigi fanno il contrario, con il risultato che l'ansia cresce e il decreto non vede ancora la luce dodici ore dopo la diretta del premier.
Renzi insiste su alcune proposte all'esecutivo. Tracciabilità delle persone attraverso il cellulare come si è fatto in Corea del Sud, con risultati notevoli. Pompare liquidità nella casse delle aziende, rinviando il pagamento delle tasse, intervenendo sulle bollette. L'Europa ha assunto delle iniziative fondamentali, il governo ha fatto "benissimo" sulla cassa integrazione e su altri provvedimenti per il lavoro. Ma occorre tenere in piedi il tessuto produttivo in previsione della rinascita. "Siamo molto preoccupati di quello che potrebbe avvenire nei prossimi giorni. Diamoci una mano anche perché sarà lunga".
Dopo le polemiche pre emergenza (quando i renziani erano pronti allo strappo: o la caduta di Conte o l'uscita dalla maggioranza), Italia Viva ha ripreso a collaborare con i partner di governo, a cominciare proprio dal Partito democratico, la forza da cui si è scissa. I contatti con i ministri dem sono quotidiani. Con il ministro della Salute, Roberto Speranza, Renzi ha sempre continuato a parlare in questi anni. Oggi la parola d'ordine è guardare avanti e aiutare. Restano i dubbi legati al contagio tra il personale sanitario, che è doloroso e può mettere in ginocchio il sistema. Conte a fine gennaio garantiva: Italia prontissima a reggere l'urto del virus. Non era proprio così e le forniture carenti persino negli ospedali sono lì a dimostrarlo. Cosa è successo in quei giorni alla centrale acquisti della Protezione civile? Sono state studiate delle contromisure per arginare la pandemia? Bisognava forse avere nei cassetti, già da febbraio, un piano A (virus passeggero, tot posti letto, tot mascherine), un piano B (effetti gestibili con potenziamento delle terapie intensive) e piano C, quello in cui siamo, purtroppo: ovvero proporzioni disastrose, sistema al limite e provvedimenti per evitare il collasso del servizio sanitario. Il governo aveva previsto questi tre scenari? Sono domande sospese, spazzate via dalla dramma dei bollettini quotidiani e dal bisogno di stare uniti.
Poi c'è un altro allarme che non va sottovalutato. Anzi. Per Renzi, oltre alla tragica via crucis della malattia, è il grande pericolo incombente sul Paese. "Il Parlamento deve tornare a riunirsi. Si attivi anche l'esecutivo per ripristinare la regolarità delle Camere. Le cassiere vanno al lavoro, gli autotrasportatori fanno le consegne. Anche i parlamentari sono chiamati a svolgere il loro mandato". Lo scenario immaginato dal leader di Italia Viva è inquietante. Lo ha confidato ai deputati che lo stanno contattando in queste ore. Dopo le canzoni dalle finestre può arrivare il momento del vaffa, della rabbia e infine dei forconi - è il ragionamento su cui si anima il confronto dentro Iv - bisogna tornare a lavorare nelle aule, è una questione di credibilità. Altrimenti quella cosa lì non la recuperi.
Lo sfogo sui social di questa mattina è la reazione alle modalità comunicative del premier. "Ci aspettano ancora giorni difficili. Noi rispettiamo le regole del governo sulla quarantena - scrive Renzi -. Ma il governo rispetti le regole della democrazia. Si riunisca il Parlamento. E si facciano conferenze stampa, non show su Facebook: questa è una pandemia, non il Grande Fratello. Insieme ce la faremo". Ma è la comunicazione il punto? Certamente no. E' solo un aspetto, sebbene Italia Viva faccia notare che in tutte le dirette di sabato sera, per 45 minuti, è rimasto ben visibile il riquadro della pagina Facebook di Conte in attesa del suo discorso. "In Rai 30 secondi di pubblicità costano 130 mila euro. Non serve un genio per fare i conti", sottolinea Michele Anzaldi.
Se è vero che il mezzo è il messaggio, e in effetti lo è perché "sindaci, presidente di regione e presidente del Consiglio hanno i canali istituzionali per comunicare", osserva Renzi, è anche vero che la scaletta delle informazioni ai cittadini dovrebbe essere diversa. Prima la decisione, poi il decreto e solo alla fine l'intervento del governo per illustrare nel dettaglio le misure varate. A Palazzo Chigi fanno il contrario, con il risultato che l'ansia cresce e il decreto non vede ancora la luce dodici ore dopo la diretta del premier.
Renzi insiste su alcune proposte all'esecutivo. Tracciabilità delle persone attraverso il cellulare come si è fatto in Corea del Sud, con risultati notevoli. Pompare liquidità nella casse delle aziende, rinviando il pagamento delle tasse, intervenendo sulle bollette. L'Europa ha assunto delle iniziative fondamentali, il governo ha fatto "benissimo" sulla cassa integrazione e su altri provvedimenti per il lavoro. Ma occorre tenere in piedi il tessuto produttivo in previsione della rinascita. "Siamo molto preoccupati di quello che potrebbe avvenire nei prossimi giorni. Diamoci una mano anche perché sarà lunga".
Dopo le polemiche pre emergenza (quando i renziani erano pronti allo strappo: o la caduta di Conte o l'uscita dalla maggioranza), Italia Viva ha ripreso a collaborare con i partner di governo, a cominciare proprio dal Partito democratico, la forza da cui si è scissa. I contatti con i ministri dem sono quotidiani. Con il ministro della Salute, Roberto Speranza, Renzi ha sempre continuato a parlare in questi anni. Oggi la parola d'ordine è guardare avanti e aiutare. Restano i dubbi legati al contagio tra il personale sanitario, che è doloroso e può mettere in ginocchio il sistema. Conte a fine gennaio garantiva: Italia prontissima a reggere l'urto del virus. Non era proprio così e le forniture carenti persino negli ospedali sono lì a dimostrarlo. Cosa è successo in quei giorni alla centrale acquisti della Protezione civile? Sono state studiate delle contromisure per arginare la pandemia? Bisognava forse avere nei cassetti, già da febbraio, un piano A (virus passeggero, tot posti letto, tot mascherine), un piano B (effetti gestibili con potenziamento delle terapie intensive) e piano C, quello in cui siamo, purtroppo: ovvero proporzioni disastrose, sistema al limite e provvedimenti per evitare il collasso del servizio sanitario. Il governo aveva previsto questi tre scenari? Sono domande sospese, spazzate via dalla dramma dei bollettini quotidiani e dal bisogno di stare uniti.