"La scuola è troppo importante per pensare che degli strumenti digitali, utili nell'emergenza, possano sostituirla. Se si riuscirà a tornare in classe a maggio, penso che bisognerebbe allungare l'anno scolastico di almeno tre o quattro settimane. Questo lo dico a titolo di madre, sono preoccupata del futuro dei miei figli e del contesto culturale in cui si ritroveranno". Carla Ruocco è alla Camera, indossa guanti e mascherina come tutti i deputati e sta per entrare in aula per votare il decreto cuneo fiscale. È parlamentare del Movimento 5 stelle, presidente della commissione banche, madre di due adolescenti.
IL PIANO DEI TECNICI DEL MINISTERO ANTICIPATO DA REPUBBLICA
Crede non si stia pensando abbastanza ai ragazzi e agli studenti?
"Sicuramente le scuole stanno facendo molti sforzi. Si stanno impegnando, a partire da presidi e docenti, ma è evidente che il deficit educativo e il deficit relazionale è fortissimo a tutte le età scolastiche. E che noi non possiamo far finta di nulla".
Non crede che la didattica a distanza stia funzionando?
"Io ho figli adolescenti. Sono nativi digitali, non hanno problemi con i mezzi che si trovano a usare in questi giorni. Si tratta di strumenti validi per il passaggio delle informazioni e per la condivisione, ma la scuola può essere solo questo? Chiaramente no. E possiamo fingere di non vedere che per molte famiglie è più complicato che per chi vive in case grandi e ha magari a disposizione più di un pc o di un tablet?".
È un problema di differenze sociali?
"Anche. Ci sono bambini e ragazzi che vivono in contesti difficili, anche familiari, per i quali la scuola ha una funzione sociale ancor prima che didattica. Ci sono persone che non hanno abbastanza spazio, in casa, per permettere a due o più figli di studiare in tranquillità. C'è chi non è in grado di seguirli, perché lavora o perché non ha la capacità di farlo".
Il ministero si sta preoccupando di fornire anche pc e tablet a chi non li ha. I presidi raccolgono le segnalazioni di difficoltà.
"Ed è lodevole, ma non può bastare. E' come paragonare l'automobile al viaggio che fai. La macchina ti porta, ma il viaggio è altro: è l'insieme di esperienze, di relazioni che intrecci. Tutto questo può funzionare in situazioni di emergenza, ma non è sostitutivo di un pilastro fondamentale come la scuola".
Lei cosa propone?
"Premesso che comanda la comunità scientifica e che sarà il comitato istituito al ministero della Salute a dire come e quando si potrà tornare a scuola, io dico che - se si dovessero riaprire le classi a metà maggio o anche dopo - non si può concludere l'anno scolastico il 10 giugno".
La ministra della Scuola ha escluso che si possa andare avanti fino a luglio.
"Io penso che dobbiamo interrogarci su questo. Che andare avanti tre o quattro settimane dopo il 10 giugno metterebbe i docenti in condizione di allineare i ragazzi: c'è chi ha avuto più possibilità e chi meno di continuare a studiare. C'è chi apprende più facilmente e chi ha bisogno di spiegazioni adeguate. C'è chi ha avuto professori che si sono spesi nella didattica a distanza e chi no".
I docenti dicono che il loro telelavoro deve valere come quello degli altri, perché dovrebbero rinunciare alle ferie?
"La teledidattica non è obbligatoria, è lasciata alla buona volontà delle scuole e dei docenti che, lo ripeto, si stanno impegnando. Per questo credo che - mettendo al centro i bisogni dei bambini e dei ragazzi - non avranno difficoltà a fare uno sforzo maggiore. Ci sono molte categorie di lavoratori che lo stanno facendo in questo momento: i medici, gli infermieri, chi lavora nella filiera agro-alimentare. Tutti dobbiamo pensare a come dare una mano e impegnarci al massimo per uscire al meglio da questa crisi. Tra l'altro, i primi mesi dell'estate saranno quelli in cui tante persone dovranno pensare a come tornare al lavoro, a come ripartire. Per le famiglie potrebbe essere vitale avere al loro fianco l'istituzione scolastica".
IL PIANO DEI TECNICI DEL MINISTERO ANTICIPATO DA REPUBBLICA
Crede non si stia pensando abbastanza ai ragazzi e agli studenti?
"Sicuramente le scuole stanno facendo molti sforzi. Si stanno impegnando, a partire da presidi e docenti, ma è evidente che il deficit educativo e il deficit relazionale è fortissimo a tutte le età scolastiche. E che noi non possiamo far finta di nulla".
Non crede che la didattica a distanza stia funzionando?
"Io ho figli adolescenti. Sono nativi digitali, non hanno problemi con i mezzi che si trovano a usare in questi giorni. Si tratta di strumenti validi per il passaggio delle informazioni e per la condivisione, ma la scuola può essere solo questo? Chiaramente no. E possiamo fingere di non vedere che per molte famiglie è più complicato che per chi vive in case grandi e ha magari a disposizione più di un pc o di un tablet?".
È un problema di differenze sociali?
"Anche. Ci sono bambini e ragazzi che vivono in contesti difficili, anche familiari, per i quali la scuola ha una funzione sociale ancor prima che didattica. Ci sono persone che non hanno abbastanza spazio, in casa, per permettere a due o più figli di studiare in tranquillità. C'è chi non è in grado di seguirli, perché lavora o perché non ha la capacità di farlo".
Il ministero si sta preoccupando di fornire anche pc e tablet a chi non li ha. I presidi raccolgono le segnalazioni di difficoltà.
"Ed è lodevole, ma non può bastare. E' come paragonare l'automobile al viaggio che fai. La macchina ti porta, ma il viaggio è altro: è l'insieme di esperienze, di relazioni che intrecci. Tutto questo può funzionare in situazioni di emergenza, ma non è sostitutivo di un pilastro fondamentale come la scuola".
Lei cosa propone?
"Premesso che comanda la comunità scientifica e che sarà il comitato istituito al ministero della Salute a dire come e quando si potrà tornare a scuola, io dico che - se si dovessero riaprire le classi a metà maggio o anche dopo - non si può concludere l'anno scolastico il 10 giugno".
La ministra della Scuola ha escluso che si possa andare avanti fino a luglio.
"Io penso che dobbiamo interrogarci su questo. Che andare avanti tre o quattro settimane dopo il 10 giugno metterebbe i docenti in condizione di allineare i ragazzi: c'è chi ha avuto più possibilità e chi meno di continuare a studiare. C'è chi apprende più facilmente e chi ha bisogno di spiegazioni adeguate. C'è chi ha avuto professori che si sono spesi nella didattica a distanza e chi no".
I docenti dicono che il loro telelavoro deve valere come quello degli altri, perché dovrebbero rinunciare alle ferie?
"La teledidattica non è obbligatoria, è lasciata alla buona volontà delle scuole e dei docenti che, lo ripeto, si stanno impegnando. Per questo credo che - mettendo al centro i bisogni dei bambini e dei ragazzi - non avranno difficoltà a fare uno sforzo maggiore. Ci sono molte categorie di lavoratori che lo stanno facendo in questo momento: i medici, gli infermieri, chi lavora nella filiera agro-alimentare. Tutti dobbiamo pensare a come dare una mano e impegnarci al massimo per uscire al meglio da questa crisi. Tra l'altro, i primi mesi dell'estate saranno quelli in cui tante persone dovranno pensare a come tornare al lavoro, a come ripartire. Per le famiglie potrebbe essere vitale avere al loro fianco l'istituzione scolastica".