Il 13 aprile, nuova scadenza posta dalla Protezione civile per fare il punto, potrebbe non essere una data ballerina come le altre. Il 14, ovvero martedì dopo Pasqua, il governo non esclude la riapertura di piccoli comparti produttivi. Per esempio, la polimeccanica, settore vitale per la filiera agroalimentare. Se si rompe un trattore è fondamentale che ci sia un'officina specializzata in grado di ripararlo. Significa che da martedì 14 l'esecutivo si prepara anche al rilancio della produzione agricola. Nei campi la distanza di sicurezza è più garantita. La Coldiretti sta facendo il diavolo a quattro chiamando membri della maggioranza e dell'opposizione per riavviare il lavoro. Immagina corridoi "verdi" con la Romania per importare manodopera. Altrimenti i raccolti vanno buttati e la grande distribuzione si rivolgerà all'estero.
Si resta però appesi al filo dei dati sanitari. E ai punti di vista dei diversi min…
Si resta però appesi al filo dei dati sanitari. E ai punti di vista dei diversi min…
Il 13 aprile, nuova scadenza posta dalla Protezione civile per fare il punto, potrebbe non essere una data ballerina come le altre. Il 14, ovvero martedì dopo Pasqua, il governo non esclude la riapertura di piccoli comparti produttivi. Per esempio, la polimeccanica, settore vitale per la filiera agroalimentare. Se si rompe un trattore è fondamentale che ci sia un'officina specializzata in grado di ripararlo. Significa che da martedì 14 l'esecutivo si prepara anche al rilancio della produzione agricola. Nei campi la distanza di sicurezza è più garantita. La Coldiretti sta facendo il diavolo a quattro chiamando membri della maggioranza e dell'opposizione per riavviare il lavoro. Immagina corridoi "verdi" con la Romania per importare manodopera. Altrimenti i raccolti vanno buttati e la grande distribuzione si rivolgerà all'estero.
Si resta però appesi al filo dei dati sanitari. E ai punti di vista dei diversi ministeri. Per la Salute il 13 è il giorno in cui si capirà se e come il virus ha aggredito il Sud. Uno spartiacque. L'Agricoltura pensa che non ci sia più tempo da perdere. L'Istruzione e l'Università invece hanno già deciso: fino a maggio scuole e atenei restano chiusi. Così come bar e ristoranti. Matteo Renzi da giorni ha indicato il dopo Pasqua come il momento per ripartire nelle nuove condizioni di "normalità" imposte dal Covid-19, mentre per il commissario all'Emergenza Domenico Arcuri "bisogna astenersi dal pensare che sia già arrivato il momento di tornare a normalizzare comportamenti. La nostra battaglia contro il Coronavirus prosegue senza sosta, ma non possiamo ancora dire che stiamo vincendo".
L'unica certezza è che la prossima settimana, a Palazzo Chigi, sarà dedicata soprattutto al tema delle riaperture. Il Pd insiste: vuole una cabina di regia da insediare immediatamente. Non importa se il M5s frena o Giuseppe Conte ha qualche dubbio. L'assetto del "gabinetto di guerra" dovrebbe essere questo, a giudizio dei dem: esecutivo, associazioni di categoria, imprese, sindacati, partiti dell'opposizione, rappresentanza di governatori (Francesco Boccia pensa a Bonaccini presidente della conferenza Stato-Regioni, Luca Zaia come esponente della Lega, Vincenzo De Luca per il Sud), rappresentanza di sindaci (De Caro capo dell'Anci, un primo cittadino del centrodestra e uno del Pd per il Nord). "Dobbiamo cercare di condividere tutti ogni scelta", avverte Dario Franceschini.
Il vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani vede ancora troppa confusione nella maggioranza: "Prima viene la salute: 700 morti al giorno è come avere un terremoto quotidiano. Ma ci vuole un piano di riapertura a macchia di leopardo, basato sui dati epidemiologici regionali. E con la garanzia di sicurezza dei lavoratori. Temo però ci siano opinioni diverse tra Pd e grillini". Fissare una data certa non aiuterebbe tutti, cittadini e imprese, anche se fosse spostata nel tempo? "Se l'accusa è quella che stiamo procedendo a tentoni non la accetto - sottolinea il sottosegretario all'Editoria Andrea Martella -. Ci muoviamo con prudenza. Ma perché rinviare tutto a maggio, dando una data precisa, se si può fare qualcosa prima?".
Chi vive nella trincea dei morti, del picco di contagi e del lavoro fermo non chiede date ma strumenti. Dice Giorgio Gori, sindaco di Bergamo: "Un ulteriore mese di chiusura delle attività produttive può avere esiti pesantissimi. Al tempo stesso non si può pensare di riaprire attività che non garantiscano la più assoluta sicurezza ai lavoratori". Quindi Gori chiede mezzi, strumenti, screening. Solo così si può ripartire e evitare allo stesso tempo la malattia. "Credo che l'elemento di svolta - soprattutto per un territorio come il mio, in cui è ragionevole pensare a contagi tra il 30 e il 50 per cento della popolazione - possano essere i test sierologici, da cui poter trarre la certezza di acquisita guarigione e immunità di chi ha fatto la malattia anche senza sintomi". La certezza non di date ma di tutele: "Purtroppo manca ancora il via libera alle sperimentazioni, quantomeno in Lombardia".
Si resta però appesi al filo dei dati sanitari. E ai punti di vista dei diversi ministeri. Per la Salute il 13 è il giorno in cui si capirà se e come il virus ha aggredito il Sud. Uno spartiacque. L'Agricoltura pensa che non ci sia più tempo da perdere. L'Istruzione e l'Università invece hanno già deciso: fino a maggio scuole e atenei restano chiusi. Così come bar e ristoranti. Matteo Renzi da giorni ha indicato il dopo Pasqua come il momento per ripartire nelle nuove condizioni di "normalità" imposte dal Covid-19, mentre per il commissario all'Emergenza Domenico Arcuri "bisogna astenersi dal pensare che sia già arrivato il momento di tornare a normalizzare comportamenti. La nostra battaglia contro il Coronavirus prosegue senza sosta, ma non possiamo ancora dire che stiamo vincendo".
L'unica certezza è che la prossima settimana, a Palazzo Chigi, sarà dedicata soprattutto al tema delle riaperture. Il Pd insiste: vuole una cabina di regia da insediare immediatamente. Non importa se il M5s frena o Giuseppe Conte ha qualche dubbio. L'assetto del "gabinetto di guerra" dovrebbe essere questo, a giudizio dei dem: esecutivo, associazioni di categoria, imprese, sindacati, partiti dell'opposizione, rappresentanza di governatori (Francesco Boccia pensa a Bonaccini presidente della conferenza Stato-Regioni, Luca Zaia come esponente della Lega, Vincenzo De Luca per il Sud), rappresentanza di sindaci (De Caro capo dell'Anci, un primo cittadino del centrodestra e uno del Pd per il Nord). "Dobbiamo cercare di condividere tutti ogni scelta", avverte Dario Franceschini.
Il vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani vede ancora troppa confusione nella maggioranza: "Prima viene la salute: 700 morti al giorno è come avere un terremoto quotidiano. Ma ci vuole un piano di riapertura a macchia di leopardo, basato sui dati epidemiologici regionali. E con la garanzia di sicurezza dei lavoratori. Temo però ci siano opinioni diverse tra Pd e grillini". Fissare una data certa non aiuterebbe tutti, cittadini e imprese, anche se fosse spostata nel tempo? "Se l'accusa è quella che stiamo procedendo a tentoni non la accetto - sottolinea il sottosegretario all'Editoria Andrea Martella -. Ci muoviamo con prudenza. Ma perché rinviare tutto a maggio, dando una data precisa, se si può fare qualcosa prima?".
Chi vive nella trincea dei morti, del picco di contagi e del lavoro fermo non chiede date ma strumenti. Dice Giorgio Gori, sindaco di Bergamo: "Un ulteriore mese di chiusura delle attività produttive può avere esiti pesantissimi. Al tempo stesso non si può pensare di riaprire attività che non garantiscano la più assoluta sicurezza ai lavoratori". Quindi Gori chiede mezzi, strumenti, screening. Solo così si può ripartire e evitare allo stesso tempo la malattia. "Credo che l'elemento di svolta - soprattutto per un territorio come il mio, in cui è ragionevole pensare a contagi tra il 30 e il 50 per cento della popolazione - possano essere i test sierologici, da cui poter trarre la certezza di acquisita guarigione e immunità di chi ha fatto la malattia anche senza sintomi". La certezza non di date ma di tutele: "Purtroppo manca ancora il via libera alle sperimentazioni, quantomeno in Lombardia".