Amendola: "Mes non adeguato, a Ue serve salto di qualità su politica fiscale"
Il ministro degli Affari Europei Vincenzo Amendola
Il ministro degli Affari europei in vista dell'Eurogruppo di martedì, chiamato a proporre soluzioni economiche alla crisi provocata dal coronavirus: "Saremo duri non per la rottura, ma perché consapevoli della situazione"
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"Il Mes non è adeguato, da solo non basta. Servono strumenti più potenti". Ne è convinto il ministro del Pd per gli Affari Europei Vincenzo Amendola che, intervistato da SkyTg24, sottolinea come non sia sufficiente il solo utilizzo di una linea di credito del Meccanismo europeo di stabilità da parte degli Stati che ne faranno richiesta. In vista dell'Eurogruppo programmato per martedì 7 aprile alle 15, il tema in discussione sul tavolo è ancora quello dei coronabond. Sui cui, però, non si sono fatti ulteriori passi avanti, dal momento che Germania e Olanda continuano ad opporsi. Sebbene lo stesso presidente dell'Eurogruppo Mario Centeno continui a spingere su questa misura.
Tuttavia nella tempesta scatenata dall'epidemia di Covid-19 "non c'è un solo Paese esposto a una crisi finanziaria sui mercati", sostiene Amendola, che prosegue: "Questa è una crisi simmetrica che tocca tutti i 27 Paesi" dell'Unione europea. Il Meccanismo europeo di stabilità o Fondo salva-Stati "non è abbastanza e crediamo ci sia necessità di strumenti molto più potenti", per cui "il tavolo negoziale deve essere all'altezza della crisi e di ciò che stiamo vivendo". Un intervento adeguato, con sufficiente capacità, è indispensabile "anche per difendere la competitività dell'Europa", sottolinea Amendola, "dobbiamo guardare alla rinascita, al recovery plan non solo alla tenuta, e per questo servono grandi risorse".
L'Eurogruppo è stato incaricato dai leader di presentare proposte per fornire una risposta globale alla crisi entro le prossime due settimane. Le altre due misure su cui sta emergendo un consenso sono un potenziamento del ruolo della Banca Europea per gli Investimenti, che dovrebbe destinare 200 miliardi alla liquidità per le imprese, e lo strumento "Sure" proposto dalla Commissione, che dovrebbe raccogliere 100 miliardi sui mercati per aiutare gli Stati membri a finanziare cassa integrazione e sussidi di disoccupazione. "I 27 governi devono fare altre scelte per un salto di qualità, devono costruire una politica fiscale coordinata e più ambiziosa", insiste Amendola. "Sul tavolo dell'Eurogruppo ci saranno tutte le proposte, non solo una, come era prima, poi il lavoro del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e del ministro dell'Economia e Finanze Roberto Gualtieri ha allargato le possibilità", spiega. Ciò detto, "non so se si vada verso una rottura o un rinvio, ma so che la nostra posizione, sostenuta anche da altri Paesi europei, è di grande realismo", dice il ministro degli Affari europei, perché "non possiamo trattare questa materia come business as usual, come il solito negoziato europeo su questioni tecniche. Noi siamo duri non per la rottura, ma perché consapevoli della situazione".
Infine Amendola commenta la nuova norma sulla Golden Power per difendere le aziende italiane da eventuali scalate ostili da parte di soggetti stranieri, che sarà contenuta nel decreto di aprile: "Non rappresenta un'ostilità, ma una difesa del patrimonio industriale, lo stanno facendo anche altri Paesi europei. Ci troviamo in una fase molto delicata e dobbiamo agire su due punti: la liquidità per la tenuta non solo delle grandi imprese ma anche delle Pmi e la difesa per poter ripartire quando ci saranno le condizioni".