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Decreto Cura Italia, il Senato vota la fiducia con 142 sì. Scontro con le opposizioni e giallo sulla bollinatura del testo

In aula il provvedimento che stanzia 25 miliardi per far fronte all'emergenza. Meloni: "La collaborazione del governo è stata un bluff". Salvini: "Se il governo accetta il Mes, proporremo la sfiducia". Casellati contro la deroga chiesta dalla destra:"Mai più"
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Alla prova dell'aula, stavolta maggioranza e opposizione non hanno fatto fronte comune contro il coronavirus. Il Senato ha votato la fiducia sul decreto Cura Italia, che stanzia 25 miliardi per far fronte all'emergenza, con 142 si, 99 no, 4 astenuti. Come annunciato le opposizioni hanno votato no, dopo un forte ritardo sulla bollinatura del testo da parte della Ragioneria di Stato che ha fatto slittare in avanti di tre ore la votazione, inizialmente prevista alle 12.30 e cominciata invece alle 15.30.

Per la prima volta, dunque, il governo ha posto la fiducia su un provvedimento contro la pandemia e non c'è stato un voto bipartisan, dopo il fallimento delle cabine di regia e degli incontri fra i leader del centrodestra e il premier Giuseppe Conte. Il dibattito in aula è stato animato da un botta e risposta fra il senatore di Fdi Ignazio La Russa e quello del M5s Vincenzo Presutto, accusato di non indossare un dispositivo di protezione a norma e etichettato da La Russa come "untore".

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Il senatore del Pd Luigi Zanda ha invece chiesto al premier Conte di "trovare il tempo di venire in Senato" e aprire una discussione "sul suo progetto per l'Italia". Anche Vasco Errani di Leu ha sottolineato la necessità di una "visione per la ripartenza del Paese". Mentre il leader della Lega Matteo Salvini ha attaccato: "Non voteremo questo decreto perché è una presa in giro. Non c'è una lira per i sindaci né per i medici, la cassa integrazione arriverà solo a fine aprile". Ha citato il titolo di Die Welt sulla mafia che aspetta gli aiuti europei, chiedendo a Berlino scuse formali. E a proposito della trattativa in Europa ha concluso: "Se accetteranno il Mes, porteremo la sfiducia al governo in quest'aula".

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Il ritardo della bollinatura del testo

Finita la discussione sulla fiducia, si è aperto il caso del ritardo della bollinatura del testo. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà ha chiesto un ulteriore stop fino alle 12.30: "La bollinatura del testo non è ancora completa", ha annunciato. Alle 12.40 D'Incà ha posto la questione di fiducia e sono cominciate le dichiarazioni di voto. Il testo bollinato è arrivato finalmente in commissione Bilancio alle 14.20, senza "nessuna modifica rispetto al maxiemendamento", ha assicurato il ministro rivolto alle opposizioni, in particolare alla senatrice Anna Maria Bernini di Forza Italia che aveva sollevato il dubbio. Ma, di fronte al ritardo della Bilancio, la presidente Elisabetta Casellati ha sospeso la seduta, convocando la capigruppo in aula. Alle 15.10 la commissione Bilancio ha dichiarato la conformità del testo, dando il via libera alla votazione, iniziata alle 15.30. Il voto si è svolto in maniera palese ed è avvenuta per appello nominale. I senatori sono entrati per gruppi di cinquanta in aula e hanno dichiarato il loro voto dal posto, per poi uscire.


L'avvertimento di Casellati: "Mai più deroghe al regolamento"

Ma in aula si è consumato anche un altro caso. Il capogruppo della Lega Romeo - visto il ritardo della bollinatura e le difficoltà di spostamento per i senatori - ha chiesto di poter avviare comunque la discussione generale sulla fiducia. La richiesta è stata accolta da tutti i gruppi. Ma il caos successivo ha spinto la presidente, Maria Elisabetta Alberti Casellati, a un duro richiamo: "Non succederà più che io conceda deroghe alle regole su come proseguire i lavori", ha detto.




Lo scontro fra maggioranza e opposizione

Finora il Parlamento aveva sempre risposto unito. Ai primi di marzo, ha approvato con voti trasversali sia il primo decreto varato per far fronte all'emergenza sia lo scostamento dal deficit. Un mese dopo, l'atmosfera è cambiata. Sulle responsabilità c'è il solito rimpallo. Con la maggioranza che accusa l'opposizione di aver fatto proposte volutamente irricevibili e l'opposizione che ribatte di aver trovato solo porte chiuse di fronte a ogni richiesta. Anche oggi la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni  ha attaccato: "Il clima di collaborazione da parte del governo, arrivati a questo punto, penso non ci sia mai stato, è stato un bluff- dice a Mattino 5  - Noi ce l'abbiamo messa tutta, non abbiamo mai smesso e non smetteremo". C'è stato dunque voto contrario "ma senza ostruzionismo", ha osservato soddisfatto il capogruppo del Pd al Senato Andrea Marcucci.



Il Cura Italia è sbarcato nell'aula di Palazzo Madama dopo uno sprint in commissione Bilancio, che ha terminato nella notte l'esame degli emendamenti. Sono state approvate due proposte di modifica presentate dall'opposizione. E' passato l'emendamento della Lega sui volontari della Protezione civile, che potranno restare in servizio fino a 180 giorni consecutivi, e quello di FdI che sospende di un anno i termini sull'imposta di registro per la prima casa ai fini del riconoscimento del credito d'imposta.




 
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