ROMA - Mascherine obbligatorie da oggi alla Camera, anche per i ministri e i parlamentari che prenderanno la parola. E pasti serviti come in aereo: vassoio uguale per tutti e cellofanato.
"Vorrei sapere se queste benedette mascherine le dobbiamo tenere solo noi, perché vedo che il presidente del Consiglio e i ministri al banco del governo non ne usano affatto. E siccome parlo con fatica, che si fa?" L'ultimo a sollevare il caso, in piena seduta a Montecitorio, era stato martedì sera il leghista Raffaele Volpi, presidente del Copasir, rivolto al presidente Roberto Fico. Ventiquattr'ore dopo il caso è stato risolto una volta per tutte dall'Ufficio di presidenza della Camera su proposta del collegio dei questori. L'aula e le commissioni d'ora in poi saranno considerate luogo di lavoro a tutti gli effetti. Un po' come la fabbrica e il laboratorio artigianale. E dunque, ancor prima del 4 maggio - dato che aula e commissioni lavorano comunque, anche se coi gruppi contingentati - si potrà entrare nelle sedi in cui si tengono le sedute solo con il "dispositivo di protezione". Oltre a persistere il distanziamento obbligatorio tra una postazione e l'altra. "Abbiamo fatto presente che la sicurezza può essere garantita, pur persistendo sempre il rischio contagio, solo con le quattro formule: mascherina, distanziamento, tempo ridotto di permanenza in un luogo chiuso e forte areazione - racconta il questore "anziano" Gregorio Fontana - La proposta è stata accolta, da oggi la stretta diventa maggiore per il bene di tutti". E la prova generale è prevista già in giornata con le dichiarazioni di voto e il voto di fiducia sul decreto Cura-Italia.
In conferenza dei capigruppo Francesco Lollobrigida, Fdi, ha protestato contro il contingentamento dei gruppi imposto finora dalle esigenze sanitarie e di sicurezza. Le opposizioni (e su questa linea si assesterà anche la Lega) intendono fare il loro "mestiere", dando battaglia in aula con ostruzionismo e lunghi interventi contro i provvedimenti dell'esecutivo. A ranghi ridotti, in un clima di quasi "collaborazione", finora tutto è filato liscio. Ma la fase della pseudo concordia col governo ormai è finita.
"Vorrei sapere se queste benedette mascherine le dobbiamo tenere solo noi, perché vedo che il presidente del Consiglio e i ministri al banco del governo non ne usano affatto. E siccome parlo con fatica, che si fa?" L'ultimo a sollevare il caso, in piena seduta a Montecitorio, era stato martedì sera il leghista Raffaele Volpi, presidente del Copasir, rivolto al presidente Roberto Fico. Ventiquattr'ore dopo il caso è stato risolto una volta per tutte dall'Ufficio di presidenza della Camera su proposta del collegio dei questori. L'aula e le commissioni d'ora in poi saranno considerate luogo di lavoro a tutti gli effetti. Un po' come la fabbrica e il laboratorio artigianale. E dunque, ancor prima del 4 maggio - dato che aula e commissioni lavorano comunque, anche se coi gruppi contingentati - si potrà entrare nelle sedi in cui si tengono le sedute solo con il "dispositivo di protezione". Oltre a persistere il distanziamento obbligatorio tra una postazione e l'altra. "Abbiamo fatto presente che la sicurezza può essere garantita, pur persistendo sempre il rischio contagio, solo con le quattro formule: mascherina, distanziamento, tempo ridotto di permanenza in un luogo chiuso e forte areazione - racconta il questore "anziano" Gregorio Fontana - La proposta è stata accolta, da oggi la stretta diventa maggiore per il bene di tutti". E la prova generale è prevista già in giornata con le dichiarazioni di voto e il voto di fiducia sul decreto Cura-Italia.