✕
(ansa)

Meloni spina nel fianco. L'ultima sfida a Salvini: “Non occuperò l'aula”

Le mosse più recenti della leader di FdI hanno irritato l’alleato. Che ora tenta di uscire dall’ombra
2 minuti di lettura
ROMA - Al grido di "è ora che si torni a una democrazia compiuta" e con mascherina nera in volto, Matteo Salvini proclama l'occupazione di fatto del Parlamento.

"Non possiamo andare in piazza, ce lo impediscono per ragioni sanitarie? E noi staremo a oltranza in aula, giorno e notte, Primo maggio incluso", fa sapere il capo della Lega. Niente ostruzionismo, è la premessa, ma al via già da ieri sera col presidio a Montecitorio e Palazzo Madama con lettura di mail di imprenditori e cittadini "esasperati dal lockdown".

La trovata però viene stroncata - ed è l'ennesima volta - dall'alleata Giorgia Meloni e da Fratelli d'Italia: "Iniziativa non condivisa e che sorprende". Tra i due, ormai, è calato il gelo.

La mossa estrema di Salvini è la reazione a una serie di passi falsi collezionati in questi 50 giorni, nel tentativo di risalire la china. E di arginare, appunto, l'ascesa dell…
ROMA - Al grido di "è ora che si torni a una democrazia compiuta" e con mascherina nera in volto, Matteo Salvini proclama l'occupazione di fatto del Parlamento.

"Non possiamo andare in piazza, ce lo impediscono per ragioni sanitarie? E noi staremo a oltranza in aula, giorno e notte, Primo maggio incluso", fa sapere il capo della Lega. Niente ostruzionismo, è la premessa, ma al via già da ieri sera col presidio a Montecitorio e Palazzo Madama con lettura di mail di imprenditori e cittadini "esasperati dal lockdown".

La trovata però viene stroncata - ed è l'ennesima volta - dall'alleata Giorgia Meloni e da Fratelli d'Italia: "Iniziativa non condivisa e che sorprende". Tra i due, ormai, è calato il gelo.

La mossa estrema di Salvini è la reazione a una serie di passi falsi collezionati in questi 50 giorni, nel tentativo di risalire la china. E di arginare, appunto, l'ascesa dell'alleata più insidiosa. L'ultimo smacco subito: il flash mob davanti Palazzo Chigi dei 60 parlamentari di Fdi schierati a beneficio di telecamere con la Meloni in prima fila. Era stato il leghista a minacciare una manifestazione contro il premier Conte, per portare in piazza i cittadini "che non ne possono più".

Lei aveva preso le distanze: "Sarebbe pericoloso". Salvo bruciarlo sul tempo schierando i suoi davanti alla Presidenza del Consiglio col cartello "Il silenzio degli innocenti". Identiche incomprensioni c'erano state la Settimana Santa, quando il senatore milanese aveva chiesto chiese aperte per la messa di Pasqua. E la deputata romana si era dissociata anche allora: "Un rischio".

Il fatto è che Meloni è diventata ormai la spina nel fianco di Salvini. E non da ora. Complici i sondaggi, che raccontano di una Lega scesa al 28,2 (dal 34 delle Europee 2019) e di Fdi in continua ascesa, al 13,8, stando agli ultimi rilevamenti. Tra i due leader sovranisti è tutto un rincorrersi e un fraintendersi, mentre Silvio Berlusconi è in pieno sganciamento in nome dell'unità nazionale.

Erano state scintille già pochi giorni fa, dopo la presentazione al Senato della mozione leghista (primo firmatario Salvini) di sfiducia al ministro dell'Economia Gualtieri. Mossa solitaria e non concordata, anche quella. Meloni ha scritto un messaggio proprio al "primo firmatario" il cui senso era: ma dove andiamo a parare con una sfiducia improvvisata, decisa e presentata solo da voi? Il rischio di un tonfo in aula è pressoché scontato, per la Lega. "Ma tanto quella mozione non andrà mai in discussione", ha spiegato Salvini ai suoi. Come dire, fuffa, pura propaganda.

Ma la "competition" ormai ha travalicato i confini nazionali. È con "Giorgia" che i conservatori americani hanno avviato una interlocuzione, con molta probabilità dopo il sostanziale fallimento della visita di Matteo Salvini a Washington (il 17 giugno l'incontro col segretario di Stato Pompeo e col vicepresidente Pence). Subito dopo sarebbe esploso per altro il Russiagate leghista.

Sta di fatto che è la leader di Fdi a essere stata invitata a febbraio, sempre a Washington, al National Prayer Breakfast, alla presenza del presidente Trump. A Bruxelles, dove attorno alla Lega c'è un "cordone sanitario", lei e il suo partito sono una delle colonne dei Conservatori. È Meloni a marcare stretto il discusso leader ungherese Orban, nel tentativo di strapparlo al Ppe.

Sullo sfondo, restano rapporti umani e personali che tra i due sovranisti made in Italy non sono mai stati calorosi. Qualche messaggino, pochi incontri, tante incomprensioni. Se è matrimonio, lo è d'interessi. Resta da capire quanto duri.