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(ansa)

Scontro sulla fase 2 tra governo e Regioni. Boccia: "Pronte le diffide”

I governatori del centrodestra scrivono a Mattarella e spingono per riaprire. Oggi Conte risponderà in aula: "Niente di incostituzionale, decisioni in Cdm"
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Durante la videoconferenza con il governo, i presidenti delle Regioni italiane hanno per lo più ascoltato. Promettendo collaborazione, unità, propositi di mediazione che evitino uno scontro diretto con lo Stato e con la gestione dell'emergenza da parte dell'esecutivo.

Subito dopo aver incontrato i ministri degli Affari regionali Francesco Boccia e della Salute Roberto Speranza, però, tutti i governatori di centrodestra hanno diffuso il testo di una lettera mandata al presidente del Consiglio e al capo dello Stato.

Dal lombardo Attilio Fontana al veneto Luca Zaia, dal siciliano Nello Musumeci al piemontese Alberto Cirio, dal ligure Giovanni Toti alla calabrese Jole Santelli, i presidenti che fanno capo a Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia chiedono che il dpcm del 26 aprile cambi, che dia "la possibilità di applicare nei territori regole meno stringenti di quelle previste a livello nazionale, con una compressione delle libertà co…
Durante la videoconferenza con il governo, i presidenti delle Regioni italiane hanno per lo più ascoltato. Promettendo collaborazione, unità, propositi di mediazione che evitino uno scontro diretto con lo Stato e con la gestione dell'emergenza da parte dell'esecutivo.

Subito dopo aver incontrato i ministri degli Affari regionali Francesco Boccia e della Salute Roberto Speranza, però, tutti i governatori di centrodestra hanno diffuso il testo di una lettera mandata al presidente del Consiglio e al capo dello Stato.

Dal lombardo Attilio Fontana al veneto Luca Zaia, dal siciliano Nello Musumeci al piemontese Alberto Cirio, dal ligure Giovanni Toti alla calabrese Jole Santelli, i presidenti che fanno capo a Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia chiedono che il dpcm del 26 aprile cambi, che dia "la possibilità di applicare nei territori regole meno stringenti di quelle previste a livello nazionale, con una compressione delle libertà costituzionali strettamente proporzionata all'esigenza di tutela della salute collettiva".

Una rivolta scritta nel nome del titolo V della Costituzione e direttamente ispirata - secondo il governo - da Matteo Salvini e Giorgia Meloni, pronti a raccogliere la palla lanciata da Renzi e a lamentare un eccesso di dirigismo da parte del premier.

Giuseppe Conte, sebbene non direttamente, risponderà oggi in aula: "Non c'è niente di incostituzionale in quanto fatto finora dal governo", scandirà in Parlamento. Chiarendo che non c'è un uomo solo al comando e che tutti i provvedimenti assunti sono il frutto di decisioni collettive: "Abbiamo sempre discusso tutto nelle riunioni di maggioranza e nei consigli dei ministri", dirà il presidente del Consiglio ribattendo così anche alle critiche di una parte del Pd, che chiede un maggior coinvolgimento delle Camere.

Sulla fase due, però, il premier è stato costretto a una mezza retromarcia che Boccia ha offerto alle Regioni come prova di pace, ma che non è servita a fermare le più agguerrite (solo ieri la presidente della Calabria Santelli ha deciso che dal 30 aprile saranno perfino aperti bar, ristoranti e pizzerie con i tavoli all'aperto).

"Dopo le prime due settimane della nuova fase - ha spiegato il ministro degli Affari regionali - varrà il principio meno contagi più aperture. E viceversa". I criteri li ha spiegati subito dopo il ministro Speranza: le regioni che avranno un indice R con 0 basso, uno scarso numero di nuovi positivi e una rete di assistenza attrezzata (servono i Covid hospital e gli alberghi per gli asintomatici) potranno allargare prima le maglie, concedendo quindi di riaprire anche a parrucchieri, estetisti, bar e ristoranti già il 18 maggio.

"Prima però non bisogna sottoporre il sistema a uno stress eccessivo", ha detto Boccia, che invierà già oggi una diffida a tutte le regioni che hanno emanato ordinanze meno restrittive del dpcm indicando esattamente i punti che vanno cambiati. Nelle tabelle pronte al ministero, sono nel mirino la Liguria, le province di Trento e Bolzano, l'Abruzzo, ma anche Puglia e Calabria.

L'impugnativa al Tar o alla Consulta partirà solo davanti a un diniego, che nelle speranze del ministro non ci sarà perché a quel punto - davanti a nuovi casi - i governatori dovrebbero prendersi la responsabilità di non aver rispettato le indicazioni del governo. Rischiando così una valanga di pericolose cause civili.

Durante la riunione il presidente del Veneto Luca Zaia ha proposto: "Veniamoci incontro, allargate un po' il dpcm. Ad esempio perché non permettere come abbiamo fatto noi di andare nelle seconde case per opere di manutenzione, se sono all'interno della regione?". Mentre il lombardo Attilio Fontana ha avvertito tutti: "Dobbiamo stare attenti ai trasporti. Atm e Trenord mi hanno detto che non ce la fanno a far rispettare il distanziamento, non sappiamo cosa potrà succedere nelle prossime due settimane".

Non a caso, e per una volta, l'ordinanza della Lombardia è coerente con le indicazioni dell'esecutivo. Che continua a chiedere un po' di responsabilità e un po' di pazienza e vede - dietro la ribellione dei governatori - il lavorìo fin troppo scoperto di un'opposizione che mira a indebolire il governo.