Politica

Salvini pubblica un tweet su Mantellini e i suoi ultrà lo minacciano di morte

Massimo Mantellini (dal profilo Facebook) 
"Le dieci cose che accadono quando Salvini parla di te": il commento dello scrittore membro della "Commissione governativa contro l'odio in rete" vittima degli hater che supportano il leader leghista
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Minacce di morte a Massimo Mantellini dopo un tweet di Matteo Salvini che ha scatenato un'onda di odio social contro lo scrittore. Mantellini ha reagito pubblicando sul suo blog un intervento intitolato "Le dieci cose che accadono quando Salvini parla di te".

Tutto ha avuto inizio proprio con un tweet di alcuni giorni fa di Mantellini, componente della task force governativa contro l'odio in rete. "La dico piano: chiudiamo i lombardi in Lombardia. Almeno quest'estate". Un cinguettio che non è passato affatto inosservato, che ha fatto discutere. Ma che soprattutto ha suscitato la "sdegnata" reazione del leader leghista che lo ha attaccato via Twitter: "Parla l'esperto 'intellettuale' scelto dal governo per la task force contro l'ODIO IN RETE. Ma vi rendete conto? Disgustoso".

MANTELLINI: "LE 10 COSE CHE ACCADONO QUANDO SALVINI PARLA DI TE"

Il tweet di Salvini ha acceso la miccia alla "Bestia", la macchina propagandistica mass-mediatica composta dagli hater che supportano il leader leghista: una serie di messaggi contenenti minacce e insulti hanno preso di mira lo scrittore. Che, poi, ha deciso di commentare quanto gli è accaduto con un decalogo di eventi che si sussuegono "quando Salvini parla di te".

La prima cosa che succede, spiega Mantellini, è che "ricevi molti messaggi e telefonate e mail da amici. Che ti chiedono se è tutto ok e se possono darti una mano".


Poi, la fase minatoria: "Delle centinaia di commenti che ricevi sui social network nel giro di poche ore - spiega - meno di una decina sono davvero preoccupanti. Violentissimi e quasi sempre anonimi. Minacce di morte, foto di bare di frassino piene di vermi, accenni alla tua prossima permanenza in un forno crematorio".


Quindi il frenetico tentativo difensivo di bloccare l'onda d'odio: "Fra le molte centinaia di commenti ricevuti ho bloccato un numero tutto sommato ridotto di elegantoni. Facciamo qualche decina, al massimo cinquanta persone in un giorno. In ogni caso un bel record. Comunque una novità per me che in passato ho bloccato su Twitter forse dieci persone in dieci anni".

In seguito il tentativo di "silenziare i commenti", di "bloccare la gente su Facebook" e "su Instagram", "visto che quando l’urgenza di insultarti è molto forte si cercheranno tutti i luoghi di rete nei quali poterla sfogare".

"Dopo tutto il casino scatenato  - è il settimo punto - non fai a tempo a scrivere un post di giustificazioni sul tuo blog nel quale a un certo punto dici: nel caso di quel tweet, ripreso da tutta la stampa di destra e da Matteo Salvini (con molte mie foto esposte perché così usualmente si fa con i bersagli da indicare), e poi dall’Ansa e poi da tutti i media, trasformando come avviene usualmente il nulla in una notizia, che subito, appena riecheggia la frase 'il nulla trasformato in notizia' suona il telefono ed è Giletti che ti vuole in trasmissione".

L'ottavo punto è dedicato al ruolo ricoperto dallo scrittore nella Commissione governativa. "Poichè l’unico interesse per il tuo tweet da parte di Salvini e, di seguito, di tutta la stampa reazionaria che lo segue ordinata come i pulcini dietro la paperella, deriva dal fatto che fai parte di una remota commissione governativa (ironia della sorte sull’odio online), scopri che la tua improvvisa e momentanea centralità sui media fanghisti preoccupa davvero Ministri e sottosegretari. I quali evidentemente considerano eventuali coinvolgimenti della loro reputazione ed altri impicci della comunicazione legati al tweet di un sostanziale estraneo come una questione davvero seria alla quale dedicare tempo".

Al nono punto la riflessione se chiedere o meno i danni. E a chi: "Se tua figlia fa l’avvocato in un grande studio legale ti proporrà da subito di fare causa a tutti. Del resto te ne sei accorto, là fuori in rete è pieno di poveretti che ti diffamano e ti offendono e ti minacciano in assoluta trasparenza, utilizzando il loro nome e cognome. Non lo farò, anche se nel caso di alcuni politici di destra che mi hanno dedicato attenzioni in rete per poter finire sulle agenzie accanto al loro capo potrei forse fare un’eccezione".

Il decalogo si conclude infine con battuta una ironica (e autoironica) sul tweet iniziale che ha scatenato tutto. "Non sono mai stato razzista e mai lo diventerò anche se avete fatto di tutto per suggerirmelo. Del resto ho molti amici lombardi".
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