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(ansa)

Salvini vuole le città del Sud: "Saremo il primo partito". Ma Forza Italia teme il tracollo

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Dopo aver ceduto agli alleati in Puglia e Campania, il leader leghista punta a rifarsi nei Comuni. Tensioni con Meloni, che prova a dettare la linea Alle regionali l’unico forzista in gara è Caldoro. E Fitto e Toti potrebbero prosciugare i voti dei berlusconiani
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ROMA. Meloni alla conquista di una grande regione del Sud, Salvini delle città. Per Forza Italia invece le elezioni di settembre rischiano di segnare il definitivo tracollo percentuale. La coalizione si prepara a perdere una volta per tutte il suo “centro”, per restare esclusivamente di “destra”.
Chiusa la spartizione delle candidature, Giorgia Meloni in settimana è sbarcata prima a Bari, al fianco del “suo” Raffaele Fitto, poi ad Ancona per Francesco Acquaroli. Pianta bandierine, la leader di Fdi. Soprattutto nella Puglia che — sondaggi alla mano e col renziano Scalfarotto in campo — sogna di strappare alla sinistra e a Michele Emiliano. Se le riuscisse il doppio colpo, otterrebbe quel che il competitor a destra, Matteo Salvini, non è riuscito a realizzare: la conquista di altre regioni centromeridionali a dispetto della Lega. Anche perché Fratelli d’Italia vanta già la Sicilia dell’«…
ROMA. Meloni alla conquista di una grande regione del Sud, Salvini delle città. Per Forza Italia invece le elezioni di settembre rischiano di segnare il definitivo tracollo percentuale. La coalizione si prepara a perdere una volta per tutte il suo “centro”, per restare esclusivamente di “destra”.
Chiusa la spartizione delle candidature, Giorgia Meloni in settimana è sbarcata prima a Bari, al fianco del “suo” Raffaele Fitto, poi ad Ancona per Francesco Acquaroli. Pianta bandierine, la leader di Fdi. Soprattutto nella Puglia che — sondaggi alla mano e col renziano Scalfarotto in campo — sogna di strappare alla sinistra e a Michele Emiliano. Se le riuscisse il doppio colpo, otterrebbe quel che il competitor a destra, Matteo Salvini, non è riuscito a realizzare: la conquista di altre regioni centromeridionali a dispetto della Lega. Anche perché Fratelli d’Italia vanta già la Sicilia dell’«amico» ex Msi Nello Musumeci e l’Abruzzo con Marco Marsilio.
La campagna elettorale è ancora all’alba e i rapporti tra i due partiti sono già ai minimi termini, vedi lo scontro Zaia-Meloni sull’autonomia. La leader in crescita continua a fare la voce grossa, quasi a dettare la linea. Attacca Conte, chiama a raccolta per la manifestazione unitaria del 4 luglio a Piazza del Popolo e protesta: «Roba da matti, la prefettura ha autorizzato solo 2000 persone, perché gli stessi limiti non sono stati previsti quando manifestava la sinistra per George Floyd? Le mascherine sono diventate un bavaglio».
Salvini non molla il colpo. Ha fatto «un passo indietro» appunto in Puglia a beneficio di Fdi e in Campania per il forzista Stefano Caldoro. Ma ha cambiato strategia, strappando candidature nei Comuni più importanti: Reggio Calabria, Chieti, Macerata, Matera, Nuoro, Andria. «A settembre, la Lega punta sulle città del Centrosud, saremo il primo partito», ha ripetuto ieri da Bari il segretario, già tuffatosi in campagna full time. Il colpo grosso è proprio la città di fronte lo Stretto, la più popolosa tra quelle chiamate al rinnovo. Tre nomi in pole position. Quello di Peppe Meduri, figlio dell’ex senatore del Msi Renato, trentasettenne, da anni nello staff del governatore lombardo Attilio Fontana. Antonino Minicuci, ex direttore generale della Provincia di Reggio. Infine Angela Marcianò, ex della giunta del sindaco uscente Falcomatà, fuoriuscita pd.
Forte delle simpatie leghiste del sindaco di Messina Cateno De Luca, il sogno nel cassetto dei leghisti è quello di costruire un ideale “Ponte politico sullo Stretto” che unisca le due città. «Il ponte è una suggestione, ma in politica contano anche quelle — ammette il commissario della Lega in Calabria, il deputato di Treviglio Cristian Invernizzi — Nella scelta di Matteo ha prevalso la volontà di radicarci in questa regione e al Sud». Poi c’è il Veneto che è tutto un affare di Luca Zaia e la rossa Toscana, in cui la salviniana Susanna Ceccardi partirà da outsider.
Sta di fatto che nei capannelli berlusconiani nel cortile di Montecitorio sta montando la paura. E la convinzione che in realtà Salvini non sia affatto lo sconfitto di questa partita interna. L’unico forzista in corsa è Stefano Caldoro, voluto a tutti i costi da Berlusconi, ma destinato — sondaggi alla mano — a un’onorevole sconfitta contro Vincenzo De Luca. In quella regione 18 dei 24 candidati in lista nel 2015 sono migrati verso Fdi, Lega e Italia Viva. Ultimi, gli acchiappavoti Giampiero Zinzi e Severino Nappi passati sotto Salvini, che ha imposto il veto sui Cesaro nelle liste, ras di consensi forzisti. L’ex Fitto (Fdi) rischia di prosciugare Fi in Puglia, come farà Giovanni Toti in Liguria. «Dopo il disastro di settembre, tra i nostri ci sarà il fuggi fuggi generale», teme un ex ministro berlusconiano. Simbolo e nome potrebbero essere “coperti”. «In Veneto Fi ci sarà, forse con una connotazione autonomista», assicura il deputato Marco Marin. Altrove potrebbe comparire Forza Puglia, Forza Campania, Forza Marche. Di certo, dal prossimo autunno, l’asse della coalizione sarà ancor più sbilanciato. Con la destra sovranista — e amica di Orban — al comando.