Politica

Egitto, la direzione del Pd: "Risposte sull'omicidio Regeni o si discuta lo stop agli armamenti"

Uno dei manifesti con il volto di Giulio Regeni  
Approvato un ordine del giorno unitario. Il segretario dem, Nicola Zingaretti: "Non c'è contraddizione nel mantenere un impegno forte nel Paese e chiedere la verità sulla morte di Giulio"
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ROMA - Risposte su Regeni o si discuta lo stop agli armamenti all'Egitto. Si conclude con un ordine del giorno la direzione dei Dem sulla politica estera, che potrebbe far saltare la commessa militare con la vendita di due fregate all'Egitto.

Il documento approvato alla fine dice: "Il Pd si impegna a discutere con la maggioranza e il governo la possibile sospensione degli accordi di fornitura militare in assenza di risposte immediate e concrete sull'uccisione di Giulio Regeni".


Un confronto senza esclusione di colpi in direzione, durato quattro ore, e che affronta tutti i temi caldi sul tavolo, dalle due fregate all'Egitto al rifinanziamento della guardia costiera libica.
L'ordine del giorno sull'Egitto, l'alt alla commessa militare se non si fanno concreti passa aventi nella verità su Regeni, arrivano dopo un dibattito serrato. Si parte da un testo presentato da Matteo Orfini che chiede di bloccare subito la commessa militare, senza se e senza ma, temendo uno scambio tra gli affari e il diritto alla giustizia nel nome di Giulio.

L'ordine del giorno ribadisce: "Il Pd ribadendo che la difesa dei diritti umani in ogni luogo del mondo fa parte indissolubile della nostra identità politica e dei principi base della nostra visione del mondo, poiché primaria e irrinunciabile è la ricerca della verità sulla morte di Giulio Regeni, e altrettanto improrogabile la scarcerazione di Patrick Zaki (...) ritiene imprescindibile la ripresa immediata della collaborazione giudiziaria da parte dell'Egitto, implementando le rogatorie internazionali per dare corso agli interrogatori oltre a ogni altro atto utile all'accertamento dei responsabili dell'omicidio di Regeni e al loro possibile giudizio in un regolare processo a partire dall'incontro tra le Procure che avverrà il prossimo 1° luglio".

L'impegno dem si conclude con la possibilità appunto di "sospensione degli accordi di forniture militari in assenza di risposte immediate e concrete sull'uccisione di Regeni. Soddisfatto Orfini: "la sinistra non arretra davanti ai diritti umani e non si nasconde quando c'è una violazione dei diritti. Sono scelte che spettano alla politica, non al cda dell'Eni o a qualche centro studi".

Tocca poi al segretario dem Nicola Zingaretti mediare e chiarire la rotta del partito. Afferma che "in Egitto senza un ruolo dell'Italia politico ed economico, il caso Regeni verrebbe archiviato. Per questo non c'è contraddizione tra mantenere una cooperazione con l'Egitto e un impegno forte e determinato per ottenere la verità su Giulio Regeni". Anzi,  solo il mantenimento di un ruolo dell'Italia può favorire la verità su Regeni.

E sulla Libia, Zingaretti ha mediato rispetto alla richiesta di chi vuole lo stop al rifinanziamento della guardia costiera che arriverà nei prossimi giorni al voto del Parlamento. "Così come è parte del nostro impegno in Libia battersi per l'evacuazione dei campi profughi e l'attuazione di corridoi umanitari in primo luogo per donne e bambini. I diritti umani si difendono anche in Libia combattendo per affermarli e non lavandosene le mani abbandonando il terreno". Appello all'Europa, inoltre. Sia per quanto riguarda la ricerca della verità su Regeni, che sulla Libia, uno dei dossier più caldi di politica estera sul tavolo del governo.

Lele Fiano apre con la relazione iniziale. Intervengono Piero Fassino, Marina Sereni sottosegretaria agli Esteri, l'ex ministra della Difesa, Roberta Pinotti, e Gianni Cuperlo, Giuditta Pini, Francesco Verducci.
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