Civati: "Per liberare Zaky c'è uno spiraglio: il governo non si limiti alla moral suasion"
Giovanna Casadio , di GIOVANNA CASADIOL'ex deputato e leader di Possibile interviene anche sul caso Regeni: "C’è una legge in Italia, la 185 del 1990, che vieta la vendita di armi ai paesi in guerra o che non rispettano i diritti umani. Quindi stop alle fregate all’Egitto"
“Ogni giorno teniamo un diario online, si legge gratuitamente, e s’intitola “Voglio solo tornare a studiare”. Aspettiamo che riprenda a scriverlo Patrick Zaky. Il momento per liberarlo è adesso, perché il regime di Al Sisi ha annunciato 530 scarcerazioni per l’emergenza Covid”. Pippo Civati, leader di Possibile, ex deputato, editore, twitta quotidianamente #freePatrick da 143 giorni, da quando il ricercatore egiziano iscritto all’università di Bologna è in carcere, trasferito 3 volte da una struttura detentiva all’altra, dopo 110 giorni giorni dall’ultima visita dei familiari e dei suoi legali e i 9 rinvii dell’udienza per la scarcerazione. E su Regeni e la commessa militare con l’Egitto, Civati ricorda: “C’è una legge in Italia, la 185 del 1990, che vieta la vendita di armi ai paesi in guerra o che non rispettano i diritti umani. Quindi stop alle fregate all&rs…
“Ogni giorno teniamo un diario online, si legge gratuitamente, e s’intitola “Voglio solo tornare a studiare”. Aspettiamo che riprenda a scriverlo Patrick Zaky. Il momento per liberarlo è adesso, perché il regime di Al Sisi ha annunciato 530 scarcerazioni per l’emergenza Covid”. Pippo Civati, leader di Possibile, ex deputato, editore, twitta quotidianamente #freePatrick da 143 giorni, da quando il ricercatore egiziano iscritto all’università di Bologna è in carcere, trasferito 3 volte da una struttura detentiva all’altra, dopo 110 giorni giorni dall’ultima visita dei familiari e dei suoi legali e i 9 rinvii dell’udienza per la scarcerazione. E su Regeni e la commessa militare con l’Egitto, Civati ricorda: “C’è una legge in Italia, la 185 del 1990, che vieta la vendita di armi ai paesi in guerra o che non rispettano i diritti umani. Quindi stop alle fregate all’Egitto”.
Civati, è il momento buono per fare uscire Zaky dalle carceri egiziane?
“Io credo di sì. Però non basta che il premier Conte dica di avere parlato con Al Sisi sia delle inchieste per la morte di Giulio Regeni che della libertà per Zaky. Non può essere un “pour parler”. E’ una questione politica. Dobbiamo avere la chiave della verità su Giulio, altro che vendergli fregate militari! E riportare Patrick a Bologna, che si è mobilitata per lui, e anche ora l’università ha aderito all’appello di Amnesty e di tutti noi, semplici cittadini, personalità, sigle politiche e associazioni indignati dalla violazione dei diritti umani”.
L’annuncio di Al Sisi di liberare 530 detenuti è un’occasione da non perdere? Lei ha parlato con i ministri degli Esteri Luigi Di Maio e della Difesa Lorenzo Guerini?
“Non negli ultimi giorni. Però questa è una questione tutta politica: sono in ballo interessi, giochi di potere, geopolitica. L’appello diffuso, di Amnesty, dell’università di Bologna, della rete – l’aspetto più bello della rete passa da queste mobilitazioni - di approfittare delle scarcerazioni che il regime egiziano ha in animo, suona la sveglia alle istituzioni. Noto che l’imbarazzo nel Pd cresce”.
La direzione dem per la verità ha votato un ordine del giorno in cui pressa: o si fanno passi concreti verso la verità per Regeni torturato e ucciso in Egitto e si libera Zaky, o è possibile la sospensione dell’affare sulle armi.
“E’ palese che non si possano vendere le fregate e trattare una commessa di armi se c’è una situazione di guerra o non sono rispettati i diritti umani. Lo dice la legge 185 del 1990. C’era Andreotti allora, lo dico con una certa ironia”.
Quindi il governo cosa dovrebbe fare?
“Non una moral suasion, ma una posizione netta. L’Egitto si dice che è partner ineludibile visti i tanti interessi in fatto di materie prime, dell’Eni…però, se si vuole proseguire un rapporto diplomatico e commerciale va chiesta chiarezza e cambio di passo su questi due episodi. Sono passati 1.615 giorni dall’omicidio di Giulio e 143 dall’arresto di Patrick”.
Chi deve per primo oggi battere un colpo?
“Tutta la maggioranza: il Pd, la sinistra, i 5Stelle. Ricordo che i grillini quando erano all’opposizione sembravano molto determinati sulla verità per Giulio. E ora? Passa tutto in cavalleria? Non può esserci una ragion di Stato che non contempli il rispetto per il corpo e la vita delle persone. La nostra ragion di Stato è la Costituzione e i suoi principi”.
E niente commessa militare con l’Egitto?
“Facciamo le cose bene: i diritti umani sono importanti e centrali in uno Stato democratico. Chiariamoci su quelli. Poi passiamo alle questioni economiche”.
Civati, è il momento buono per fare uscire Zaky dalle carceri egiziane?
“Io credo di sì. Però non basta che il premier Conte dica di avere parlato con Al Sisi sia delle inchieste per la morte di Giulio Regeni che della libertà per Zaky. Non può essere un “pour parler”. E’ una questione politica. Dobbiamo avere la chiave della verità su Giulio, altro che vendergli fregate militari! E riportare Patrick a Bologna, che si è mobilitata per lui, e anche ora l’università ha aderito all’appello di Amnesty e di tutti noi, semplici cittadini, personalità, sigle politiche e associazioni indignati dalla violazione dei diritti umani”.
L’annuncio di Al Sisi di liberare 530 detenuti è un’occasione da non perdere? Lei ha parlato con i ministri degli Esteri Luigi Di Maio e della Difesa Lorenzo Guerini?
“Non negli ultimi giorni. Però questa è una questione tutta politica: sono in ballo interessi, giochi di potere, geopolitica. L’appello diffuso, di Amnesty, dell’università di Bologna, della rete – l’aspetto più bello della rete passa da queste mobilitazioni - di approfittare delle scarcerazioni che il regime egiziano ha in animo, suona la sveglia alle istituzioni. Noto che l’imbarazzo nel Pd cresce”.
La direzione dem per la verità ha votato un ordine del giorno in cui pressa: o si fanno passi concreti verso la verità per Regeni torturato e ucciso in Egitto e si libera Zaky, o è possibile la sospensione dell’affare sulle armi.
“E’ palese che non si possano vendere le fregate e trattare una commessa di armi se c’è una situazione di guerra o non sono rispettati i diritti umani. Lo dice la legge 185 del 1990. C’era Andreotti allora, lo dico con una certa ironia”.
Quindi il governo cosa dovrebbe fare?
“Non una moral suasion, ma una posizione netta. L’Egitto si dice che è partner ineludibile visti i tanti interessi in fatto di materie prime, dell’Eni…però, se si vuole proseguire un rapporto diplomatico e commerciale va chiesta chiarezza e cambio di passo su questi due episodi. Sono passati 1.615 giorni dall’omicidio di Giulio e 143 dall’arresto di Patrick”.
Chi deve per primo oggi battere un colpo?
“Tutta la maggioranza: il Pd, la sinistra, i 5Stelle. Ricordo che i grillini quando erano all’opposizione sembravano molto determinati sulla verità per Giulio. E ora? Passa tutto in cavalleria? Non può esserci una ragion di Stato che non contempli il rispetto per il corpo e la vita delle persone. La nostra ragion di Stato è la Costituzione e i suoi principi”.
E niente commessa militare con l’Egitto?
“Facciamo le cose bene: i diritti umani sono importanti e centrali in uno Stato democratico. Chiariamoci su quelli. Poi passiamo alle questioni economiche”.