Effetto Parigi, Zingaretti e Fico: la svolta è green
Annalisa Cuzzocrea , di ANNALISA CUZZOCREAMa l’Italia è in ritardo nella costruzione del campo progressista. M5SPesano le ambiguità giallorosse. Il leader dem: vincono le donne
ROMA -L’isola che non c’è è verde, aperta, inclusiva, ecologica, sostenibile, moderna. E a ogni affermazione dei verdi in Europa, a ogni dimostrazione di quanto un partito che abbia l’ecologia nel suo dna, ma che non si limiti a battaglie minoritarie e di retroguardia, possa far bene a sistemi democratici minati dai più diversi populismi, si torna a cercarla. A guardare con un sentimento simile alla nostalgia qualcosa che pure l’Italia non ha mai avuto. Che nel nostro Paese nessuno è mai riuscito a costruire.
Il segretario pd Nicola Zingaretti è stato il primo a salutare con entusiasmo la riconferma a Parigi della sindaca Anne Hidalgo: socialista che proprio nell’intesa con i verdi ha trovato la linfa che le serviva per stracciare, come ha fatto, i candidati - anzi le candidate - pur forti della destra e dell’En marche di Macron. A Repubblica, dopo la vittoria di candidati verdi in molte città francesi, l&r…
Il segretario pd Nicola Zingaretti è stato il primo a salutare con entusiasmo la riconferma a Parigi della sindaca Anne Hidalgo: socialista che proprio nell’intesa con i verdi ha trovato la linfa che le serviva per stracciare, come ha fatto, i candidati - anzi le candidate - pur forti della destra e dell’En marche di Macron. A Repubblica, dopo la vittoria di candidati verdi in molte città francesi, l&r…
ROMA -L’isola che non c’è è verde, aperta, inclusiva, ecologica, sostenibile, moderna. E a ogni affermazione dei verdi in Europa, a ogni dimostrazione di quanto un partito che abbia l’ecologia nel suo dna, ma che non si limiti a battaglie minoritarie e di retroguardia, possa far bene a sistemi democratici minati dai più diversi populismi, si torna a cercarla. A guardare con un sentimento simile alla nostalgia qualcosa che pure l’Italia non ha mai avuto. Che nel nostro Paese nessuno è mai riuscito a costruire.
Il segretario pd Nicola Zingaretti è stato il primo a salutare con entusiasmo la riconferma a Parigi della sindaca Anne Hidalgo: socialista che proprio nell’intesa con i verdi ha trovato la linfa che le serviva per stracciare, come ha fatto, i candidati - anzi le candidate - pur forti della destra e dell’En marche di Macron. A Repubblica, dopo la vittoria di candidati verdi in molte città francesi, l’ascesa della sinistra quasi ovunque e la sconfitta netta di chi non distingue tra destra e sinistra, il leader dem dice: "La politica green, inclusiva, innovativa, spesso impersonata da una donna, vince".
Il discorso che fa è piantato in un orizzonte progressista, sebbene Zingaretti sappia come i Verdi, in posti come l’Austria o l’Irlanda, siano al governo con forze di destra o moderate. "Le idee della destra populista non sono mai state la soluzione - spiega - ma oggi è sempre più evidente che sono fondate sulle paure: le raccolgono ed esaltano, ma non risolvono i problemi che le generano". Le persone "vogliono uscire dal tunnel del presente e giustamente vivere meglio. Cercano soluzioni. È il tempo di riaccendere la speranza e costruire fiducia. Perde chi piccona, vince chi difende il pianeta, costruisce il futuro, punta sulla speranza e non sull’odio".
Costruire è la parola chiave. Perché in realtà la coalizione di centrosinistra al governo rischia, per l’assenza della costruzione di un campo, di andare alle prossime Regionali in ordine totalmente sparso. E di mancare l’occasione di usare i ballottaggi per fare da argine alle destre. Rischia, cioè, di fare il contrario di quel che in Francia ha portato bene sia ai socialisti, dati per scomparsi quando Macron era in ascesa, sia all’ala radicale di Mélenchon, che pur qualcosa - grazie all’intesa con i Verdi - è riuscito a raccogliere.
Il presidente della Camera Roberto Fico, esponente importante di un Movimento 5 stelle più che mai in cerca d’autore, guarda ai fatti: "In questi mesi in Europa le forze politiche che hanno fatto proposte in chiave ecologista hanno conquistato sempre nuovo spazio. Questo deve farci riflettere sull’agenda politica nazionale e internazionale e sulle istanze ed esigenze che i cittadini stanno esprimendo". Pensa all’emergenza di queste ore, Fico. Alla necessaria "tutela della salute, del lavoro, dell’economia e delle fragilità sociali". Dice: "Sono convinto che una spinta forte per lasciarci alle spalle questa fase delicata e difficile può e deve arrivare dal rafforzamento di una politica che faccia della sostenibilità il suo faro e che la declini nei settori della società. Significa un altro modo di progettare, di rivedere i nostri consumi, di muoversi. Il Green New Deal non può essere archiviato dalla crisi, anzi, deve essere rafforzato".
Per farlo, bisognerebbe impegnarsi su un terreno comune che per ora non c’è. Perché benché tutti nel M5S si dicano devoti alla prima stella del Movimento, l’ambiente, non tutti - anzi pochi - riconoscono nel campo progressista il terreno in cui qualcosa può davvero maturare. Il coordinatoredei Verdi Angelo Bonelli - che da 10 anni lotta in una sostanziale invisibilità - vuole dirsi positivo, ma non lo è. Pensa allo scarso senso civico del nostro Paese, in netta antitesi con quelli nordici "dove i Verdi viaggiano su due cifre". Punta sui 200 giovani iscritti alle scuole Langer con cui vuole sciogliere i Verdi e creare un movimento rinnovato, “Europa Verde”, si spera non solo nel nome. Ma chiede: "Come fa il Pd a condividere queste battaglie se il suo responsabile energia definisce l’auto elettrica costosa e dannosa per il lavoro?".
Come sempre il fronte è diviso, frastagliato, in lotta: "Lione, Bordeaux, Marsiglia, Strasburgo, Poitiers, Besançon, Tours: città che saranno amministrate da #sindaciverdi", elenca su Twitter la deputata Leu Rossella Muroni, già presidente di Legambiente. "Lo #svilupposostenibile delle città non è solo una “fissa”. È benessere e futuro. È pace e diritti. Lo facciamo anche a #Roma?". La lezione francese, fatta di candidati spesso civici ed ecologisti - medici, avvocati, persone impegnate nelle Ong - è ammirata, invidiata. Ma resta per ora una domanda senza risposta.
Il segretario pd Nicola Zingaretti è stato il primo a salutare con entusiasmo la riconferma a Parigi della sindaca Anne Hidalgo: socialista che proprio nell’intesa con i verdi ha trovato la linfa che le serviva per stracciare, come ha fatto, i candidati - anzi le candidate - pur forti della destra e dell’En marche di Macron. A Repubblica, dopo la vittoria di candidati verdi in molte città francesi, l’ascesa della sinistra quasi ovunque e la sconfitta netta di chi non distingue tra destra e sinistra, il leader dem dice: "La politica green, inclusiva, innovativa, spesso impersonata da una donna, vince".
Il discorso che fa è piantato in un orizzonte progressista, sebbene Zingaretti sappia come i Verdi, in posti come l’Austria o l’Irlanda, siano al governo con forze di destra o moderate. "Le idee della destra populista non sono mai state la soluzione - spiega - ma oggi è sempre più evidente che sono fondate sulle paure: le raccolgono ed esaltano, ma non risolvono i problemi che le generano". Le persone "vogliono uscire dal tunnel del presente e giustamente vivere meglio. Cercano soluzioni. È il tempo di riaccendere la speranza e costruire fiducia. Perde chi piccona, vince chi difende il pianeta, costruisce il futuro, punta sulla speranza e non sull’odio".
Costruire è la parola chiave. Perché in realtà la coalizione di centrosinistra al governo rischia, per l’assenza della costruzione di un campo, di andare alle prossime Regionali in ordine totalmente sparso. E di mancare l’occasione di usare i ballottaggi per fare da argine alle destre. Rischia, cioè, di fare il contrario di quel che in Francia ha portato bene sia ai socialisti, dati per scomparsi quando Macron era in ascesa, sia all’ala radicale di Mélenchon, che pur qualcosa - grazie all’intesa con i Verdi - è riuscito a raccogliere.
Il presidente della Camera Roberto Fico, esponente importante di un Movimento 5 stelle più che mai in cerca d’autore, guarda ai fatti: "In questi mesi in Europa le forze politiche che hanno fatto proposte in chiave ecologista hanno conquistato sempre nuovo spazio. Questo deve farci riflettere sull’agenda politica nazionale e internazionale e sulle istanze ed esigenze che i cittadini stanno esprimendo". Pensa all’emergenza di queste ore, Fico. Alla necessaria "tutela della salute, del lavoro, dell’economia e delle fragilità sociali". Dice: "Sono convinto che una spinta forte per lasciarci alle spalle questa fase delicata e difficile può e deve arrivare dal rafforzamento di una politica che faccia della sostenibilità il suo faro e che la declini nei settori della società. Significa un altro modo di progettare, di rivedere i nostri consumi, di muoversi. Il Green New Deal non può essere archiviato dalla crisi, anzi, deve essere rafforzato".
Per farlo, bisognerebbe impegnarsi su un terreno comune che per ora non c’è. Perché benché tutti nel M5S si dicano devoti alla prima stella del Movimento, l’ambiente, non tutti - anzi pochi - riconoscono nel campo progressista il terreno in cui qualcosa può davvero maturare. Il coordinatoredei Verdi Angelo Bonelli - che da 10 anni lotta in una sostanziale invisibilità - vuole dirsi positivo, ma non lo è. Pensa allo scarso senso civico del nostro Paese, in netta antitesi con quelli nordici "dove i Verdi viaggiano su due cifre". Punta sui 200 giovani iscritti alle scuole Langer con cui vuole sciogliere i Verdi e creare un movimento rinnovato, “Europa Verde”, si spera non solo nel nome. Ma chiede: "Come fa il Pd a condividere queste battaglie se il suo responsabile energia definisce l’auto elettrica costosa e dannosa per il lavoro?".
Come sempre il fronte è diviso, frastagliato, in lotta: "Lione, Bordeaux, Marsiglia, Strasburgo, Poitiers, Besançon, Tours: città che saranno amministrate da #sindaciverdi", elenca su Twitter la deputata Leu Rossella Muroni, già presidente di Legambiente. "Lo #svilupposostenibile delle città non è solo una “fissa”. È benessere e futuro. È pace e diritti. Lo facciamo anche a #Roma?". La lezione francese, fatta di candidati spesso civici ed ecologisti - medici, avvocati, persone impegnate nelle Ong - è ammirata, invidiata. Ma resta per ora una domanda senza risposta.