Politica

Nello Rossi: "La politica non svilisca la magistratura"

Nello Rossi è stato procuratore aggiunto a Roma e avvocato generale in Cassazione. Dirige la rivista Questione giustizia
Nello Rossi è stato procuratore aggiunto a Roma e avvocato generale in Cassazione. Dirige la rivista Questione giustizia 
Il direttore della Rivista Questione Giustizia indirizza una lettera al direttore di Repubblica Maurizio Molinari sulle proposte riformatrici del settore giudiziario che rischiano di apparire come un regolamento di conti fra poteri dello Stato
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Gentile Direttore,
guardando dal buco della serratura si possono vedere molti particolari  gravi e rivelatori su quanto accade in una stanza: un omicidio, uno scambio illecito, un accordo criminoso. Ma solo uno stupido potrebbe pensare che ciò che si vede dal buco della serratura permetta di cogliere l'insieme dell'ambiente scrutato e consenta di trarre indicazioni utili per il suo restauro, autorizzando automatiche deduzioni sulle condotte di "tutti" gli altri abitanti dello stabile e segnando la via maestra per dettare le regole della loro futura convivenza. Eppure è proprio ciò che sta accadendo oggi, dopo lo scandalo - gravissimo - dei maneggi dell'Hotel Champagne sulla nomina del procuratore di Roma e la pubblicazione di una marea di chat di assai diverso tenore e rilevanza di magistrati con Luca Palamara.

Sui "fatti" emersi la magistratura sta intervenendo nei giudizi penali e disciplinari in corso e sarà chiamata a decidere con la dovuta serenità e severità. Naturalmente vi sarà chi scambierà la "serenità" con la compiacenza e chi interpreterà la "severità" come vendetta per il danno enorme subito. A queste deformazioni i magistrati sono abituati, sapranno reggere l'urto e vi saranno, io confido, giudici imparziali in questi procedimenti.

Il panorama cambia quando dal resoconto e dalle interpretazioni dei fatti si passa alle analisi generali e alle proposte riformatrici. Accanto a riflessioni rigorose e a valutazioni giustamente preoccupate si moltiplicano i giudizi totalizzanti, gli anatemi contro ogni forma di associazionismo dei magistrati, le proposte di riforma miranti ad alterare o stravolgere il CSM e l'ordinamento giudiziario. In questo quadro l'ovvia constatazione  che "non tutti i magistrati sono così"  è ridotta ad una  mera ammissione di maniera che peraltro non si estende alla complessa e variegata realtà dell'associazionismo, che viene demonizzato in toto e senza distinzioni.  

Nella crisi molti attori della politica e del mondo giudiziario vedono l'occasione per far prevalere le loro più o meno interessate ricette riformatrici, che spesso prescindono del tutto dalla natura e dalla sfera di reale incidenza dei fatti emersi. Le suggestioni prendono così il posto delle analisi. L'Unione delle Camere rilancia la separazione delle carriere e auspica il ritorno all'assetto della carriera degli anni 50 e 60, evocando lo spettro di un partito dei pubblici ministeri sistematicamente impegnato in un esercizio arbitrario e capriccioso dell'iniziativa penale e nel condizionamento della magistratura giudicante, peraltro smentito dai dati sulle percentuali di assoluzioni che si registrano nel nostro Paese. Settori della politica propugnano apertamente la soluzione distruttiva, umiliante, e - piccolo particolare - incostituzionale di scegliere i membri togati del CSM per sorteggio. Altri, infine, invocano la eliminazione degli incarichi di magistrati al Ministero della Giustizia, senza preoccuparsi di fare alcuna distinzione tra i diversi tipi incarichi. Si ha l'impressione che siano in molti a voler cavalcare l'onda dello scandalo per un regolamento finale dei conti con il giudiziario. Più precisamente con la presenza ed il ruolo della magistratura nella società; con il suo associazionismo di cui si vuole cancellare storia e presente;  con il CSM che si vorrebbe ridurre ad una sorta di ufficio del personale. E' il caso di porre freno a questa furia che una magistratura ferita e turbata ha sinora subito senza apprezzabili reazioni. La giurisdizione è una componente fondamentale di un moderno Stato democratico di diritto. E la magistratura è struttura essenziale di un Paese già in crisi per il visibile degrado di altre strutture portanti. Svilire, mortificare, ridurre all'impotenza il giudiziario può essere il sogno di alcuni politicanti ma non sarebbe un guadagno per i cittadini.

Nello Rossi - direttore della Rivista Questione Giustizia
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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