A fine giornata Silvio Berlusconi si fa chiamare Matteo Salvini. Lunga chiacchierata sulle parole che hanno fatto infuriare il leghista, una mezza retromarcia del Cavaliere, due battute per chiudere lo scontro. Ma il segretario, che di illusioni sull'alleato se n'era fatte poche, da ieri ha la certezza che "su Silvio non potremo contare per mandare a casa governo e Parlamento e ottenere le elezioni, a quello dobbiamo pensarci noi". E l'unica strada ritenuta percorribile è quella di staccare la "spina" al Senato.
Il cantiere Lega - che già girava a pieno regime - in queste ore ha accelerato il pressing sui senatori grillini ritenuti borderline. Gli unici sui quali poter puntare per prosciugare la maggioranza. Tre i nomi cerchiati dai vertici del gruppo Lega che potrebbero cambiare gli equilibri di Palazzo Madama entro la fine del mese. La rischiosa soglia 161 alla quale i "giallorossi" erano scesi dopo l'ultimo di una serie d…
Il cantiere Lega - che già girava a pieno regime - in queste ore ha accelerato il pressing sui senatori grillini ritenuti borderline. Gli unici sui quali poter puntare per prosciugare la maggioranza. Tre i nomi cerchiati dai vertici del gruppo Lega che potrebbero cambiare gli equilibri di Palazzo Madama entro la fine del mese. La rischiosa soglia 161 alla quale i "giallorossi" erano scesi dopo l'ultimo di una serie d…
A fine giornata Silvio Berlusconi si fa chiamare Matteo Salvini. Lunga chiacchierata sulle parole che hanno fatto infuriare il leghista, una mezza retromarcia del Cavaliere, due battute per chiudere lo scontro. Ma il segretario, che di illusioni sull'alleato se n'era fatte poche, da ieri ha la certezza che "su Silvio non potremo contare per mandare a casa governo e Parlamento e ottenere le elezioni, a quello dobbiamo pensarci noi". E l'unica strada ritenuta percorribile è quella di staccare la "spina" al Senato.
Il cantiere Lega - che già girava a pieno regime - in queste ore ha accelerato il pressing sui senatori grillini ritenuti borderline. Gli unici sui quali poter puntare per prosciugare la maggioranza. Tre i nomi cerchiati dai vertici del gruppo Lega che potrebbero cambiare gli equilibri di Palazzo Madama entro la fine del mese. La rischiosa soglia 161 alla quale i "giallorossi" erano scesi dopo l'ultimo di una serie di passaggi alla corte di Salvini (Alessandra Riccardi ancora pochi giorni fa) è ora fragilissima. Appena rinsaldata in queste ore da un transito in direzione opposta: Vincenzo Carbone, forzista napoletano considerato vicino ai Cesaro (messi all'indice da Salvini), è finito con i renziani di Italia Viva: segnale di disimpegno di quel potente blocco forzista in Campania, secondo alcuni.
"Siamo fiduciosi che i colleghi in pausa di riflessione si convincano e vengano con noi entro fine luglio", racconta un alto dirigente leghista che sta seguendo i "travagli". La speranza di Salvini è che tutto maturi in occasione delle votazioni decisive per l'esecutivo Conte: quella sulla risoluzione europea, la più delicata, alla vigilia del Consiglio Ue del 17, quella sul dl Rilancio, infine sullo scostamento di bilancio (che richiede per altro una maggioranza qualificata). I nomi sui quali la pressione si sta facendo sempre più insistente sono quelli delle senatrici del M5S Marinella Pacifico e Tiziana Drago e del loro collega di gruppo Mattia Crucioli. Sono tre malpancisti. La tecnica collaudata è l'avvicinamento da parte dei leghisti nelle rispettive commissioni di appartenenza. La "pratica" poi passa al capogruppo (Massimiliano Romeo al Senato): un incontro, un caffè, discorsi di "prospettiva". Infine l'aggancio finale. "Forse è il Movimento che mi vorrebbe fuori, chiedete ai vertici", dichiara in questi giorni Tiziana Drago. Gli altri negano e smentiscono.
Di certo, Matteo Salvini perde le staffe se gli si parla di campagna acquisti in stile berlusconiano: sostiene che siano gli altri a bussare alla sua porta. E a quel punto, se bussano, si apre: "Porte aperte a donne e uomini perbene e capaci, lo stanno facendo da tutti i partiti, perché siamo seri e credibili, pronti a vincere le prossime elezioni". Perché dopo i mesi del lockdown adesso l'ex vicepremier è tornato nuovamente a credere di poter mandare a casa il premier Conte per costringere al voto. Anche se la notizia dell'approdo della nuova legge elettorale in aula alla Camera il 27 luglio, chissà quando al Senato, non è stato considerato un segnale del tutto incoraggiante, dal loro punto di vista. Comunque, Salvini non conta sull'aiuto dell'amico "Silvio", appunto. "Il Cavaliere è più preoccupato del 30 per cento di perdite nei ricavi pubblicitari delle reti Mediaset - è la cattiveria su cui ironizzavano ieri nei corridoi del gruppo leghista al Senato - Non ci possiamo certo attendere attacchi frontali al governo". Del resto, il premier Conte fuori da Palazzo Chigi ha pure lodato Berlusconi, dopo averne letto l'intervista: "Credo si possa oggettivamente dire che Fi è la forza di opposizione che si sta distinguendo per un atteggiamento più costruttivo e anche più responsabile".
Idillio. Che ha fatto saltare i nervi, al contrario, dentro il Movimento. In un giro frenetico di telefonate tra parlamentari e grillini di governo non è sfuggito quel plauso del capo dell'esecutivo, arrivato dopo che lo stesso Berlusconi aveva attaccato nell'intervista il M5S, per altro sul terreno per loro assai delicato dei fondi Mes. Riflessi e sospetti condizionati dall'incontro del premier con Zingaretti, molto probabilmente. Con una domanda di fondo che si fa sempre più insistente nel Movimento: a cosa sta lavorando Giuseppe Conte, oltre che alla sua sopravvivenza politica?
Il cantiere Lega - che già girava a pieno regime - in queste ore ha accelerato il pressing sui senatori grillini ritenuti borderline. Gli unici sui quali poter puntare per prosciugare la maggioranza. Tre i nomi cerchiati dai vertici del gruppo Lega che potrebbero cambiare gli equilibri di Palazzo Madama entro la fine del mese. La rischiosa soglia 161 alla quale i "giallorossi" erano scesi dopo l'ultimo di una serie di passaggi alla corte di Salvini (Alessandra Riccardi ancora pochi giorni fa) è ora fragilissima. Appena rinsaldata in queste ore da un transito in direzione opposta: Vincenzo Carbone, forzista napoletano considerato vicino ai Cesaro (messi all'indice da Salvini), è finito con i renziani di Italia Viva: segnale di disimpegno di quel potente blocco forzista in Campania, secondo alcuni.
"Siamo fiduciosi che i colleghi in pausa di riflessione si convincano e vengano con noi entro fine luglio", racconta un alto dirigente leghista che sta seguendo i "travagli". La speranza di Salvini è che tutto maturi in occasione delle votazioni decisive per l'esecutivo Conte: quella sulla risoluzione europea, la più delicata, alla vigilia del Consiglio Ue del 17, quella sul dl Rilancio, infine sullo scostamento di bilancio (che richiede per altro una maggioranza qualificata). I nomi sui quali la pressione si sta facendo sempre più insistente sono quelli delle senatrici del M5S Marinella Pacifico e Tiziana Drago e del loro collega di gruppo Mattia Crucioli. Sono tre malpancisti. La tecnica collaudata è l'avvicinamento da parte dei leghisti nelle rispettive commissioni di appartenenza. La "pratica" poi passa al capogruppo (Massimiliano Romeo al Senato): un incontro, un caffè, discorsi di "prospettiva". Infine l'aggancio finale. "Forse è il Movimento che mi vorrebbe fuori, chiedete ai vertici", dichiara in questi giorni Tiziana Drago. Gli altri negano e smentiscono.
Di certo, Matteo Salvini perde le staffe se gli si parla di campagna acquisti in stile berlusconiano: sostiene che siano gli altri a bussare alla sua porta. E a quel punto, se bussano, si apre: "Porte aperte a donne e uomini perbene e capaci, lo stanno facendo da tutti i partiti, perché siamo seri e credibili, pronti a vincere le prossime elezioni". Perché dopo i mesi del lockdown adesso l'ex vicepremier è tornato nuovamente a credere di poter mandare a casa il premier Conte per costringere al voto. Anche se la notizia dell'approdo della nuova legge elettorale in aula alla Camera il 27 luglio, chissà quando al Senato, non è stato considerato un segnale del tutto incoraggiante, dal loro punto di vista. Comunque, Salvini non conta sull'aiuto dell'amico "Silvio", appunto. "Il Cavaliere è più preoccupato del 30 per cento di perdite nei ricavi pubblicitari delle reti Mediaset - è la cattiveria su cui ironizzavano ieri nei corridoi del gruppo leghista al Senato - Non ci possiamo certo attendere attacchi frontali al governo". Del resto, il premier Conte fuori da Palazzo Chigi ha pure lodato Berlusconi, dopo averne letto l'intervista: "Credo si possa oggettivamente dire che Fi è la forza di opposizione che si sta distinguendo per un atteggiamento più costruttivo e anche più responsabile".
Idillio. Che ha fatto saltare i nervi, al contrario, dentro il Movimento. In un giro frenetico di telefonate tra parlamentari e grillini di governo non è sfuggito quel plauso del capo dell'esecutivo, arrivato dopo che lo stesso Berlusconi aveva attaccato nell'intervista il M5S, per altro sul terreno per loro assai delicato dei fondi Mes. Riflessi e sospetti condizionati dall'incontro del premier con Zingaretti, molto probabilmente. Con una domanda di fondo che si fa sempre più insistente nel Movimento: a cosa sta lavorando Giuseppe Conte, oltre che alla sua sopravvivenza politica?