Politica

Al Cinema America per protesta solo "La Corazzata Potemkin". Carocci: "I grandi distributori ci boicottano"

Valerio Carocci con Paolo Virzì, Claudio Bigagli e Massimo Ghini  (ansa)
Il presidente dell'associazione: "Abbiamo fatto richiesta per 140 titoli, abbiamo ricevuto 126 no". Per almeno dieci giorni ci sarà un'unica proiezione. L'Anica respinge le accuse
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A Roma tutti a vedere "La corazzata Potemkin" per dieci giorni, o forse più, nell'estate post emergenza Covid. Sarà proiettata a piacere a San Cosimato a Trastevere, alla Cervelletta, al Porto di Ostia, nelle tre arene gratuite alle prese con il festival "Il cinema in piazza" su cui, post lockdown, i ragazzi dell'associazione Piccolo America riponevano grandi speranze. Un volano per ricominciare, fare cultura, ripartire in un'estate già così difficile.

Senza nulla togliere al film di Ejzenštejn, in programma c'era dell'altro. Il "combattivo" - così lo ha definito il New York Times -  presidente dell'associazione Valerio Carocci parla solo con dati alla mano. "Abbiamo fatto richiesta per proiettare 140 titoli, abbiamo ricevuto 126 no. Come si chiama questo? Boicottaggio". Non sono i soli. Stessa situazione al Laboratorio del Giambellino a Milano. E anche per il Furgoncinema che gira nelle terre terremotate o a La Guarimba in Calabria e al Cinemusica Nova in Emilia. Ciascuno rappresenta una battaglia per le arene cinematografiche sociali.

Quelle romane sono forse le più note, perché i ragazzi del Piccolo America sono nella storia della cultura e della politica. Presi di mira da gruppi fascisti, si sono rimboccati le maniche e hanno strappato al degrado e all'abbandono un pezzetto di Trastevere che sarebbe finito in mano alla speculazione. Questo accadeva nel 2012. È cominciata così l'avventura.

Tanta acqua poi sotto i ponti. Fino all'anno del Covid, questo 2020, che si è  portato dietro lo scontro definitivo con le grandi distribuzioni ma anche una istruttoria avviata dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) nei confronti dell'Anica, dell'Anec e dell'Anec Lazio. Oggetto: ostacoli all'approvvigionamento di film da parte delle arene a titolo gratuito. 

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Quando il premier Giuseppe Conte con la compagna Olivia qualche sera fa era andato a godersi, in favore di foto e telecamere, un film nell'arena dei ragazzi del Piccolo America - che ormai sono nella storia della cultura e della politica non solo romana - la situazione andava precipitando. Per Conte un battesimo pop e di sinistra, che è finito persino al centro della polemica politica. Intanto la lotta del Piccolo America entrava nel vivo.

Cartellone vuoto ora. Meglio ancora, riempito di non-proiezioni con ospiti. Come quella del regista Giovanni Veronesi insieme a Rocco Papaleo e Matilde Gioli con la moderazione della scrittrice Michela Murgia. Sullo schermo doveva esserci il film "I moschettieri del Re". Niet. Ma resisteranno, gli ospiti. Con le immagini della "corazzata". Non gettano la spugna, si spera.

Jan-Ole Gester, regista tedesco di "Oh boy" ha detto sì lo stesso: cosa c'è di meglio in definitiva che parlare di un film senza vederlo? Tony Kaye, autore del sempre attuale America History X, storia del razzismo, non ha disdetto, una volta saputo cosa sta accadendo. Neppure "Il Favoloso mondo di Amelie" , mandato in onda su tutte le piattaforme e reti, si potrà vedere nelle arene  estive sociali gratuite. Ma a Cervelletta il primo agosto dovrebbero esserci l'attrice Audrey Tautou e Mathieu Kassovitz. Saltano retrospettive di Sergio Leone, di Hitchcock, persino di Harry Potter.

Le tensioni crescono. L'Anica, presieduta da Francesco Rutelli, definisce fake news le ricostruzioni dei ragazzi ma conferma solidarietà alle iniziative dell'associazione e amicizia.

E allora come mai il boicottaggio? Le arene sociali sono nel mirino per concorrenza sleale, in un momento in cui la crisi morde e la concorrenza si incattivisce? Carocci ci tiene a dire soprattutto una cosa: "Noi paghiamo 3 euro e 50 ai distributori per pellicole che siano anteriori al 2012 e già diffuse su varie altre piattaforme".  Altro che concorrenza sleale! Le programmazioni sono ricche, divertenti, impegnate. Vedere sui siti.
Ne ha parlato pure il New York Times con una paginata ben documentata. Il caso diventa internazionale. La maglietta amaranto del cinema America è del resto  simbolo anti fascista. Perché ci sono state le aggressioni contro i ragazzi dell'America. "Oggi peggio degli assalti fascisti? Oggi è deludente e amaro", mormora Carocci, il combattivo, con la voce che diventa un refolo nella serata di luglio.
 
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