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(ansa)

Roberto Fico: “Sì alla revoca per Autostrade. Chi ha una concessione se sbaglia deve pagare”

Il presidente della Camera su Aspi: "Non è più il tempo in cui chi è ricco la fa franca". Chiede un cambio sui decreti sicurezza, più sforzi sull'ambiente e l'embargo sulle armi all'Egitto
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Le poche ore che passa lontano da Montecitorio, il presidente della Camera Roberto Fico le trascorre a casa, a Napoli. La settimana parlamentare è finita con la notizia dell'ennesimo sorpasso della Consulta sulla politica, con la decisione sull'illegittimità del rifiuto di iscrizione dei richiedenti asilo all'anagrafe. Il week-end è destinato invece a consumarsi intorno alla revoca della concessione delle autostrade ai Benetton.

Cosa dovrebbe fare il governo su Aspi secondo lei?
"Io sono per la revoca, con un piano preciso che riesca a supportarne la gestione. Mi interessa però affermare un principio dopo la tragedia del ponte Morandi: è finito il tempo in cui può succedere un disastro e chi ha la concessione di un bene pubblico pensa di farla franca, perché si sente proprietario di quel bene. I beni pubblici vengono affidati. Chi sbaglia, va via. Non c'è ricco o potente che tenga".

I decreti sicurezza…
Le poche ore che passa lontano da Montecitorio, il presidente della Camera Roberto Fico le trascorre a casa, a Napoli. La settimana parlamentare è finita con la notizia dell'ennesimo sorpasso della Consulta sulla politica, con la decisione sull'illegittimità del rifiuto di iscrizione dei richiedenti asilo all'anagrafe. Il week-end è destinato invece a consumarsi intorno alla revoca della concessione delle autostrade ai Benetton.

Cosa dovrebbe fare il governo su Aspi secondo lei?
"Io sono per la revoca, con un piano preciso che riesca a supportarne la gestione. Mi interessa però affermare un principio dopo la tragedia del ponte Morandi: è finito il tempo in cui può succedere un disastro e chi ha la concessione di un bene pubblico pensa di farla franca, perché si sente proprietario di quel bene. I beni pubblici vengono affidati. Chi sbaglia, va via. Non c'è ricco o potente che tenga".

I decreti sicurezza, che questa maggioranza ha detto di voler cambiare sin dalla sua nascita, sono ancora lì. Il governo e il Parlamento sono in ritardo?
"I decreti sicurezza sono una risposta sbagliata a un problema reale. Ed è stato sbagliato il metodo, un decreto legge fatto senza un adeguato dibattito parlamentare che uscisse dalla contrapposizione manichea, bianco o nero. La Consulta è intervenuta su un problema che era sotto gli occhi di tutti. Il Parlamento deve avere il coraggio, la forza e la capacità di dare risposte prima che arrivino i giudici".

Qual è la prima cosa da cambiare?
"Ci sono le indicazioni del capo dello Stato. Non voglio insistere sul ritardo, il governo è nato ad agosto scorso, ha dovuto fare una difficile legge di Bilancio per scongiurare gli aumenti Iva, poi è arrivato il Covid. Ma a settembre, bisogna cambiare a partire dagli Sprar, che erano un fiore all'occhiello del sistema di accoglienza. Non ha senso svuotarli vietando l'accesso a chi non ha ancora ottenuto l'asilo. I cittadini rifiutano un'immigrazione incontrollata che porta degrado, che nutre il caporalato nei campi. E invece dobbiamo entrare nell'ottica di flussi controllati di persone che - in sicurezza - possano integrarsi".

La Consulta aveva già invitato il Parlamento a intervenire sul fine vita.
"Credo che questo debba essere un tema trasversale e che il Parlamento debba avere la capacità politica di affrontarlo. Quando questa capacità non c'è, è un problema per tutti".

L'Italia ha confermato il memorandum di intesa con la guardia costiera libica, nella convinzione che bisogna restare in quel teatro per evitarne l'esplosione. Con un ragionamento simile, teniamo l'ambasciatore al Cairo nonostante lo schiaffo ricevuto dai genitori di Giulio Regeni, in attesa di una verità che al Sisi non vuole dare. Lei ha chiesto un atto forte che non è arrivato.
"Aspetto ancora una reazione forte, ma soprattutto chiedo un'analisi reale di quel che accade. La verità non è dovuta solo ai genitori di Giulio, ma allo Stato italiano, che ha visto rapire, torturare e uccidere un suo cittadino, mentre l'ambasciatore era lì a chiederne notizie. Noi dobbiamo capire quale sia la strada adeguata per ottenere la verità. E se una strategia non funziona, va cambiata. Hanno ammazzato un ragazzo, hanno negato e depistato, se i metodi continuano a essere quelli di chi mette spie nello staff di Angela Merkel, la nostra posizione va ridefinita".

Non potevamo almeno evitare di aumentare la vendita di armamenti all'Egitto?
"Poteva essere evitata la vendita di ulteriori slot di armi, certo, ma a questo punto io affronterei la legge sull'embargo che è troppo blanda. Bisogna inserire altri Stati. Tra cui l'Egitto. Poi bisogna riflettere sulla nostra industria bellica. Dobbiamo capire come Paese quanto vogliamo investire sulla vendita di armi a Stati terzi e se non sia il caso di cominciare, gradualmente, a riconvertire alcune aziende di Stato verso la grande meccanizzazione, i grandi sistemi digitali, l'alta tecnologia".

Rischiamo un autunno di crisi sociale, se non un ritorno di quella sanitaria. L'Europa ha messo in campo una serie di aiuti mai visti. È meno matrigna di quel che credevate?
"Dobbiamo portare a casa il risultato del Recovery fund senza scendere sotto i 750 miliardi. Poi, accelerare sulla nostra capacità di progettazione per essere ancora più credibili".

I soldi del Mes non sono fondamentali per la sanità?
"Che una persona di qualsiasi stato, razza, religione, sesso, orientamento, vada in pronto soccorso e venga curata è il massimo della civiltà ed è per me un pilastro della democrazia. Detto questo, per la Sanità non è "o Mes o morte". Lì bisognerà comunque investire. Se sarà certificato che il Mes, in questo caso, non avrà nessun tipo di condizionalità né presente né futura, il Parlamento potrà ragionarne. Ma se iniziamo ad avere tutta una serie di clausole, come già successo in altri Paesi, meglio di no".

Non crede che questo certifichi un'inguaribile diffidenza del M5S nei confronti delle istituzioni Ue?
"Credo che oggi un'Italia forte nel mercato unico convenga a tutti. Ma so che in Europa ci sono posizioni differenti, come quella dell'Olanda o di parte della Germania che tra un anno va al voto. Quindi, dobbiamo essere certi che il patto di stabilità resti sospeso finché tutti i Paesi non si saranno ripresi. Poi potremo decidere che tipo di Europa vogliamo".

Uno dei pilastri sui cui doveva fondarsi questa maggioranza è il Green new deal. Ma nel decreto semplificazioni non c'è niente che vada in questo senso, anzi. Si è fatto ancora troppo poco?
"Oggi non può esistere una politica che non parta dall'ambiente. Così come non può esistere una sinistra che non chieda a gran voce una legge sull'acqua pubblica, un bene che si sta esaurendo e che va garantito a tutti. Siamo dentro a un meccanismo di produzione sfrenata e infinita in un mondo di risorse finite. Così ci distruggiamo. Per questo dico che ogni politica, in qualsiasi settore, deve essere anche ambientale. Il governo deve fare ancora e molto di più. Deve avere più visione. Questa maggioranza non può perdere l'occasione".

Alle Regionali però questa maggioranza non è riuscita a presentare candidati unitari. È il segnale che non può reggere?
"No, è il segnale di un mondo in trasformazione. Mi fido molto di quello che sta facendo il capo politico M5S Crimi, so che ci sono dialoghi in corso, ma non mi interessano le mere sommatorie di liste. Le alleanze devono nascere dai temi e sui territori".

Cosa succede sui vitalizi? Al Senato il taglio retroattivo è stato cancellato.
"Alla Camera c'è già stata la decisione, il taglio è rimasto in piedi, vale 45 milioni di risparmio. Molti partiti non sono d'accordo con la sentenza di Palazzo Madama. Il Senato, nella sua indipendenza, può cambiare quella decisione in ufficio di presidenza o appellarsi in secondo grado. La partita è ancora aperta".