Il giorno del trionfo di Conte. E in aula è standing ovation
Concetto Vecchio , di CONCETTO VECCHIOIl discorso del premier interrotto sette volte dagli applausi. L'euforia della maggioranza giallorossa per avere scongiurato le elezioni
"Non potevamo fallire", scandisce Giuseppe Conte, mentre l'aula del Senato gli fa la ola. È tornato con 209 miliardi e ora li ha tutti ai suoi piedi. Ma laggiù, al suo posto, il premier appare piccolo, col viso smunto dalla fatica del duro negoziato a Bruxelles. Dice, con simulata modestia, che "non c'è alcun trionfalismo, il risultato non appartiene ai singoli, neppure a chi vi parla. Appartiene all'Italia intera". I battimani alluvionali e ripetuti - sette volte in mezz'ora - più la standing ovation finale, fanno dire a Daniela Santanché: "Qui sembra di stare nei 92 minuti di applausi di Fantozzi".
C'è, nell'esultanza giallorossa, una doppia soddisfazione: per avere evitato al Paese la bancarotta sociale, ma anche per avere scongiurato le elezioni. Tanti soldi, in Italia, significano, da sempre, tanti favori. Il governo può dormire tra due guanciali. Quindi lo elogia, anche chi, n…
C'è, nell'esultanza giallorossa, una doppia soddisfazione: per avere evitato al Paese la bancarotta sociale, ma anche per avere scongiurato le elezioni. Tanti soldi, in Italia, significano, da sempre, tanti favori. Il governo può dormire tra due guanciali. Quindi lo elogia, anche chi, n…
"Non potevamo fallire", scandisce Giuseppe Conte, mentre l'aula del Senato gli fa la ola. È tornato con 209 miliardi e ora li ha tutti ai suoi piedi. Ma laggiù, al suo posto, il premier appare piccolo, col viso smunto dalla fatica del duro negoziato a Bruxelles. Dice, con simulata modestia, che "non c'è alcun trionfalismo, il risultato non appartiene ai singoli, neppure a chi vi parla. Appartiene all'Italia intera". I battimani alluvionali e ripetuti - sette volte in mezz'ora - più la standing ovation finale, fanno dire a Daniela Santanché: "Qui sembra di stare nei 92 minuti di applausi di Fantozzi".
C'è, nell'esultanza giallorossa, una doppia soddisfazione: per avere evitato al Paese la bancarotta sociale, ma anche per avere scongiurato le elezioni. Tanti soldi, in Italia, significano, da sempre, tanti favori. Il governo può dormire tra due guanciali. Quindi lo elogia, anche chi, nella maggioranza, non lo ama, come Matteo Renzi: "Lei è stato bravo e noi gliene diamo atto e se questa è la strada noi saremo al suo fianco". Anche una vecchia volpe democristiana come Pier Ferdinando Casini gli fa i complimenti, per la tenacia dimostrata ancora una volta. "Quando un giovane mi chiede che qualità deve avere un politico, rispondo: la resistenza fisica".
Il Senato è da sempre lo specchio dell'Italia profonda. Conte lo sa e perciò ringrazia gli italiani "il cui senso di responsabilità durante la pandemia ha aiutato l'autorevolezza del governo", e tutti applaudono; poi aggiunge: "La classe politica ha dato prova di una grande maturità". È la solita retorica nostrana un po' provinciale, mentre Roma, fuori da qui, vive la sua estate più irreale. Strade semideserte sotto la canicola feroce di luglio.
La presidente Casellati si sgola contro le senatrici M5S Elena Botto e Cinzia Leone che riprendono con i loro telefoni il premier: "Ma non si può! Quante volte ve lo devo dire!". Conte dice che la Ue è stata all'altezza della sua storia. Ringrazia il ministro Amendola, che era con lui a Bruxelles. Ed è grato all'opposizione "che ha capito l'interesse nazionale". Replica di Salvini: "Lei ha dato patenti di opposizione brava o cattiva, ma noi rappresentiamo la maggioranza del Paese e se la contestiamo è perché non abbiamo le fette di salame sugli occhi". Viene interrotto più volte.
È difficile capire, a questo punto, chi è davvero Giuseppe Conte. Un uomo di talento, a cui arride lo stellone? Ricordate quando si presentò la prima volta alla Camera, il 7 giugno 2018? Non trovava i fogli, e a un certo punto chiese a Di Maio, che come un brigadiere gli stava accanto: "Questo posso dirlo?". "No!", gli ordinò Di Maio. Chiamato a fare da mediatore in una coalizione che non riusciva a esprimere un presidente, uscendo dalla stanza del presidente Mattarella, si presentò agli italiani "come l'avvocato difensore del popolo". Giocava una parte, di un uomo che si acconcia al destino, e cerca di trarne il maggior profitto. Al Senato fece l'elogio del populismo russo, citando il discorso di Dostoevskij in onore di Puskin: "Se populismo è l'attitudine della classe dirigente ad ascoltare i bisogni della gente, se anti-sistema significa mirare a introdurre un nuovo sistema, che rimuova vecchi privilegi e incrostazioni di potere, ebbene queste forze politiche meritano entrambe queste qualificazioni". Qualche mese dopo si presentò accanto a Salvini esibendo il foglio con la scritta #decretosicurezza, e Salvini, per sfregio, lo sbianchettò nella foto che rilanciò sui social. Un anno dopo Giuseppe Conte si dichiarò "cattolico democratico".
Non si può rifiutare il Mes, gli ricorda Emma Bonino. In attesa di una risposta Conte chiude citando Jacques Delors, "il fiore della speranza è tornato al centro del giardino europeo", e chiede a tutti di essere all'altezza di questa cascata di miliardi. Nella strana euforia che pervade il Palazzo lui, per una volta, sembra il più misurato. Forse perché ha intuito che le grandi gioie possono nascondere le insidie più dolorose.
C'è, nell'esultanza giallorossa, una doppia soddisfazione: per avere evitato al Paese la bancarotta sociale, ma anche per avere scongiurato le elezioni. Tanti soldi, in Italia, significano, da sempre, tanti favori. Il governo può dormire tra due guanciali. Quindi lo elogia, anche chi, nella maggioranza, non lo ama, come Matteo Renzi: "Lei è stato bravo e noi gliene diamo atto e se questa è la strada noi saremo al suo fianco". Anche una vecchia volpe democristiana come Pier Ferdinando Casini gli fa i complimenti, per la tenacia dimostrata ancora una volta. "Quando un giovane mi chiede che qualità deve avere un politico, rispondo: la resistenza fisica".
Il Senato è da sempre lo specchio dell'Italia profonda. Conte lo sa e perciò ringrazia gli italiani "il cui senso di responsabilità durante la pandemia ha aiutato l'autorevolezza del governo", e tutti applaudono; poi aggiunge: "La classe politica ha dato prova di una grande maturità". È la solita retorica nostrana un po' provinciale, mentre Roma, fuori da qui, vive la sua estate più irreale. Strade semideserte sotto la canicola feroce di luglio.
La presidente Casellati si sgola contro le senatrici M5S Elena Botto e Cinzia Leone che riprendono con i loro telefoni il premier: "Ma non si può! Quante volte ve lo devo dire!". Conte dice che la Ue è stata all'altezza della sua storia. Ringrazia il ministro Amendola, che era con lui a Bruxelles. Ed è grato all'opposizione "che ha capito l'interesse nazionale". Replica di Salvini: "Lei ha dato patenti di opposizione brava o cattiva, ma noi rappresentiamo la maggioranza del Paese e se la contestiamo è perché non abbiamo le fette di salame sugli occhi". Viene interrotto più volte.
È difficile capire, a questo punto, chi è davvero Giuseppe Conte. Un uomo di talento, a cui arride lo stellone? Ricordate quando si presentò la prima volta alla Camera, il 7 giugno 2018? Non trovava i fogli, e a un certo punto chiese a Di Maio, che come un brigadiere gli stava accanto: "Questo posso dirlo?". "No!", gli ordinò Di Maio. Chiamato a fare da mediatore in una coalizione che non riusciva a esprimere un presidente, uscendo dalla stanza del presidente Mattarella, si presentò agli italiani "come l'avvocato difensore del popolo". Giocava una parte, di un uomo che si acconcia al destino, e cerca di trarne il maggior profitto. Al Senato fece l'elogio del populismo russo, citando il discorso di Dostoevskij in onore di Puskin: "Se populismo è l'attitudine della classe dirigente ad ascoltare i bisogni della gente, se anti-sistema significa mirare a introdurre un nuovo sistema, che rimuova vecchi privilegi e incrostazioni di potere, ebbene queste forze politiche meritano entrambe queste qualificazioni". Qualche mese dopo si presentò accanto a Salvini esibendo il foglio con la scritta #decretosicurezza, e Salvini, per sfregio, lo sbianchettò nella foto che rilanciò sui social. Un anno dopo Giuseppe Conte si dichiarò "cattolico democratico".
Non si può rifiutare il Mes, gli ricorda Emma Bonino. In attesa di una risposta Conte chiude citando Jacques Delors, "il fiore della speranza è tornato al centro del giardino europeo", e chiede a tutti di essere all'altezza di questa cascata di miliardi. Nella strana euforia che pervade il Palazzo lui, per una volta, sembra il più misurato. Forse perché ha intuito che le grandi gioie possono nascondere le insidie più dolorose.