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Non solo Conte: le ultime standing ovation in Parlamento

Da Berlusconi a Napolitano passando per Bersani e Renzi: tutte le volte che i leader hanno ricevuto ovazioni in Parlamento
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Scatta per celebrare un gol: che in Parlamento significa sublimare un passaggio fondamentale della vita politica di una maggioranza: la finanziaria, spesso, o una legge su cui si è investito tutto per cementare il rapporto con gli elettori. Oppure, deputati e senatori si alzano tutti in piedi quando è il momento dei saluti, del commiato, l’applauso finale per mettere al punto a una fase, a una storia politica. Di standing ovation la vita recente delle due Camere del Parlamento italiano è piena. E quella indirizzata oggi a Giuseppe Conte è solo l’ultima di una serie.
 
Restando nell'ultimo decennio si può partire da Silvio Berlusconi. I cui ultimi sei mesi di guida del governo sono segnati da due ovazioni. La prima il 22 giugno 2011 quando il Cavaliere ottiene la fiducia per cercare di rilanciare l’azione oramai spenta della sua maggioranza. Sei mesi dopo un altro applauso sancisce la fine di quell’esperienza di govern…
Scatta per celebrare un gol: che in Parlamento significa sublimare un passaggio fondamentale della vita politica di una maggioranza: la finanziaria, spesso, o una legge su cui si è investito tutto per cementare il rapporto con gli elettori. Oppure, deputati e senatori si alzano tutti in piedi quando è il momento dei saluti, del commiato, l’applauso finale per mettere al punto a una fase, a una storia politica. Di standing ovation la vita recente delle due Camere del Parlamento italiano è piena. E quella indirizzata oggi a Giuseppe Conte è solo l’ultima di una serie.
 
Restando nell'ultimo decennio si può partire da Silvio Berlusconi. I cui ultimi sei mesi di guida del governo sono segnati da due ovazioni. La prima il 22 giugno 2011 quando il Cavaliere ottiene la fiducia per cercare di rilanciare l’azione oramai spenta della sua maggioranza. Sei mesi dopo un altro applauso sancisce la fine di quell’esperienza di governo. Novembre 2011: sono i giorni della crisi economica che minaccia di investire il nostro Paese. Berlusconi lascia. E il la sua oramai ex maggioranza parlamentare gli tributa un saluto di commiato. Lui risponde con un inchino.
 
Inizia l’era Monti. E sarà per il ritrovato spirito di sobrietà che investe il Parlamento, ma gli applausi si fanno composti, rigorosi, tecnici. L’unica standing ovation tributata a Monti è in trasferta, il 16 febbraio 2012 al Parlamento Europeo di Strasburgo quando il premier delinea la strategia di rilancio economico dell’Italia. E per un altro applauso scosciante bisognerà aspettare il 23 aprile 2013. Sono i giorni in cui si consuma il dramma dello stallo sull’elezione del nuovo presidente della Repubblica. I 101 di Prodi, la candidatura di Rodotà targata M5S. Alla fine si rivolgono di nuovo tutti a “Re Giorgio”: che nel suo discorso a Camere riunite ed entusiaste riceve applausi anche quando fustiga con severità deputati e senatori. Scena replicata nel gennaio del 2015 quando Laura Boldrini legge in aula la sua lettera di dimissioni.
 
Altro applauso da ricordare è quello che celebra il ritorno in aula di Pierluigi Bersani dopo il malore che lo colpisce all’inizio di gennaio del 2014. E’ il giorno della fiducia del nuovo governo Renzi e Bersani torna in aula per abbracciare Enrico Letta. E qui la standing ovation è bipartisan. E a proposito di Letta: è l’ex premier che nel luglio del 2015 incassa il plauso del Parlamento quando annuncia di lasciare il seggio per dedicarsi alla sua carriera accademica in Francia. E ancora a proposito di Renzi: da ricordare per l’ex segretario del Pd – oltre quelli “facili” alla Leopolda – i lunghi applausi ricevuti nel luglio del 2014 quando inaugura il semestre italiano di presidenza dell’Ue.
 
In piedi deputati e senatori si alzano ancora il giorno dell’elezione di Sergio Mattarella. E tornano a scattare nel giorno del discorso di presentazione del nuovo governo Gentiloni. E’ il dicembre del 2016 e l’allora premier suscita entusiasmi con la sua definizione del Parlamento come “qualcosa di diverso dai social network”. Un colpo ai 5 Stelle e un mezzo colpo anche a Matteo Renzi. Infine Conte: che strappa applausi appena insediato, il 5 giugno del 2019 quando ricorda la tragedia di Sacko Soumayla. E li strappa ancora quando, nel giorno della nascita della maggioranza giallo-rossa, ingaggia un ver e proprio duello con Matteo Salvini. L’ultima standing ovation – prima di quella di stamattina – è lo scorso 25 marzo quando in aula ricorda le vittime del Coronavirus.