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Pippo Civati: "Fuori dal Parlamento? Si sta meravigliosamente bene. Al governo serve più coraggio”

L’ex deputato uscito dal Pd per fondare Possibile e non rieletto nel 2018 racconta in un libro la sua nuova vita da editore. Ed esorta la politica: "Per spendere bene i fondi europei serve una visione del futuro"
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Due anni fuori dalla politica, fuori dalle istituzioni e dai ruoli. È la scelta di Pippo Civati che lo racconta nel libro "Una meravigliosa posizione (c'è vita oltre il Parlamento)" edito dalla casa editrice People da lui fondata assieme a Stefano Catone e Francesco Foti.
 
Civati, come si sta fuori dal Parlamento?
"Meravigliosamente bene, come dice il titolo del libro. Tra una settimana compio 45 anni e non è stato facile ricominciare e imparare il mestiere dell'editore da zero. Dopo la mancata rielezione ho deciso di rinunciare al sottobosco. Ma la mia non è una cesura, è un modo diverso di fare politica con più passione di prima. Pubblicando libri si può continuare a fare denunce, proposte, si possono sostenere campagne con grande libertà".
 
La sua casa editrice è fatta di storie che hanno al centro vicende biografiche.
"Sì, puntiamo sulla saggistica calda, storie racco…
Due anni fuori dalla politica, fuori dalle istituzioni e dai ruoli. È la scelta di Pippo Civati che lo racconta nel libro "Una meravigliosa posizione (c'è vita oltre il Parlamento)" edito dalla casa editrice People da lui fondata assieme a Stefano Catone e Francesco Foti.
 
Civati, come si sta fuori dal Parlamento?
"Meravigliosamente bene, come dice il titolo del libro. Tra una settimana compio 45 anni e non è stato facile ricominciare e imparare il mestiere dell'editore da zero. Dopo la mancata rielezione ho deciso di rinunciare al sottobosco. Ma la mia non è una cesura, è un modo diverso di fare politica con più passione di prima. Pubblicando libri si può continuare a fare denunce, proposte, si possono sostenere campagne con grande libertà".
 
La sua casa editrice è fatta di storie che hanno al centro vicende biografiche.
"Sì, puntiamo sulla saggistica calda, storie raccontate dalla viva voce dei protagonisti che hanno una valenza più generale, sulla linea del fuori gioco, senza presunzione".
 
La pandemia ha esasperato le disuguaglianze. Come pensa vadano spesi i soldi del Recovery Fund?
"Penso che quei soldi siano già spesi. Il governo oltre a trovare la quadra tra le varie sigle dovrebbe avere un po' di coraggio in più. Il sistema è saltato in un mese e non solo a causa del Covid".
 
Elly Schlein, vicepresidente dell'Emilia Romagna, ritiene che sui fondi Ue debbano decidere anche le Regioni. È giusto dare spazio anche agli enti locali?
"Sono meno ottimista di Elly, la verità è che manca una prospettiva. Di scuola e di clima si discute pochissimo e con strumenti limitati, il patto sociale è saltato. Più che parlare a singoli interlocutori mi interessa capire dove si va a parare".
 
Le task force, le cabine di regia, poi gli Stati generali ora le commissioni monocamerali. La preoccupa la moltiplicazione di comitati esterni per schiarirsi le idee su come usare i denari europei?

"Sono la testimonianza della debolezza delle istituzioni che devono continuare a replicarsi per esternalizzare le responsabilità. Il governo ha affrontato bene la fase 0 e 1, dal lockdown alla responsabilizzazione del Paese, ma non ha una visione del futuro. Anche la kermesse degli Stati generali ha lasciato il tempo che ha trovato".
 
Il tempo è poco, entro fine settembre serve il piano da presentare a Bruxelles. Su che cosa si deve puntare?
"Nel dopoguerra si fecero cose straordinarie, quello è l'afflato giusto. C'è grande paura in giro, grande spaesamento. Vedo troppa fragilità della politica e soprattutto della società".
 
Che ne pensa dell'indiscrezione sul forzista Renato Brunetta a capo della commissione monocamerale di indirizzo sul Recovery Fund? Forza Italia alleato invisibile della maggioranza?

"Non è una novità l'ingombranza degli sconfitti. Celebriamo ormai il decennale della convergenza fra Renzi e Berlusconi. Brunetta poi è una persona competente e non sarebbe un fatto sgrammaticato se stesse a capo della monocamerale. Ma questo sembra il governo di tutti e di nessuno, giallo-rosso-azzurro".

Un governo "arcobaleno"?
"Sì, ma l'arcobaleno funziona se riesci a vedere oltre al singolo colore il disegno nel suo insieme. Altrimenti la crisi si radicalizzerà e questo autunno si farà sentire in maniera violenta".
 
Anche Matteo Renzi su Repubblica  ha fatto una previsione simile.
"Bisogna dimenticare il protagonismo e fare cose grandi insieme al peggior nemico. Non sono mai stato un fan delle larghe intese, ma almeno erano 'larghe'. Se sono piccole e strette non piacciono a nessuno. Una unità nazionale serve solo se è sincera".
 
I soldi del Mes li prenderebbe?
"Sì, io prenderei tutto. Dobbiamo cominciare a correre: se rimaniamo impantanati, ci sbranano o ci sbraniamo fra di noi".