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L’ira di Zingaretti sul governo che teme un’ondata di sbarchi

Decreti Salvini, lo scaricabarile nella maggioranza e la tensione nel Pd  
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Mentre tutti chiedono di fare qualcosa, nulla si muove. Non c'è, nel governo, un'idea unitaria di come bisogna agire per affrontare gli sbarchi dei migranti e la propaganda che li accompagna. C'è, piuttosto, la grande paura di sbagliare: di alimentare le tensioni sociali di un Paese che non è ancora uscito dall'emergenza legata al Coronavirus e di gonfiare le vele di una destra in disarmo sul sovranismo economico, ma sempre forte quando c'è da raccogliere consenso seminando terrore.

Ci sono, poi, fragorosi silenzi: quelli del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dei ministri del Partito democratico. E parole che invece spingono in direzioni opposte: Luigi Di Maio, dopo il caso dei migranti positivi al Covid che si sono allontanati dai Cara, lancia l'allarme sicurezza legato alla salute pubblica. Il ministro degli Esteri teme i flussi in arrivo dalla Tunisia, dove pure è stata lunedì la ministra dell'Interno Lu…
Mentre tutti chiedono di fare qualcosa, nulla si muove. Non c'è, nel governo, un'idea unitaria di come bisogna agire per affrontare gli sbarchi dei migranti e la propaganda che li accompagna. C'è, piuttosto, la grande paura di sbagliare: di alimentare le tensioni sociali di un Paese che non è ancora uscito dall'emergenza legata al Coronavirus e di gonfiare le vele di una destra in disarmo sul sovranismo economico, ma sempre forte quando c'è da raccogliere consenso seminando terrore.

Ci sono, poi, fragorosi silenzi: quelli del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dei ministri del Partito democratico. E parole che invece spingono in direzioni opposte: Luigi Di Maio, dopo il caso dei migranti positivi al Covid che si sono allontanati dai Cara, lancia l'allarme sicurezza legato alla salute pubblica. Il ministro degli Esteri teme i flussi in arrivo dalla Tunisia, dove pure è stata lunedì la ministra dell'Interno Luciana Lamorgese per convincere il governo a fermare le partenze. È convinto che i salvataggi in mare e una malintesa interpretazione della sanatoria dei braccianti firmata Bellanova siano un nuovo "pull factor", come ha sempre considerato le navi delle Ong nel Mediterraneo.

"Dalle previsioni che abbiamo sarà un inferno", dice nelle chat riservate dove da settimane, prima ancora di uscire pubblicamente, segnala barconi e tamponi positivi esortando: non possiamo permetterci di sottovalutare questi episodi.

Dal lato opposto, Nicola Zingaretti - preoccupato dalle ferite aperte nel suo partito sul tema dei diritti umani, a partire da quelli di chi tenta di scappare dalla Libia che ancora finanziamo - lancia quello che è insieme un atto d'accusa e una dichiarazione di impotenza: "Solidarietà e sicurezza sono valori che possono e debbono andare di pari passo", dice il segretario dem. E rivendica: "Sono mesi che poniamo questi temi. Occorre lavorare affinché il Governo urgentemente e nella sua interezza affronti in maniera adeguata questa complessa materia".

Il leader dem non parla a Di Maio, la cui posizione è nota e pressoché scontata. Non parla a Conte, che subito dopo loda riguardo allo stato d'emergenza. Parla soprattutto ai ministri pd, che sul tema si ritraggono: per strategia, perché mettere al centro la questione degli sbarchi quando - spiega uno di loro - i numeri sono contenuti e gestibili, è solo un enorme favore a Salvini. Ma anche, probabilmente, perché un punto di sintesi nel governo sulla questione non c'è. Quel che c'è, è piuttosto un rimpallo di responsabilità.

"Quanto sta avvenendo nel Mediterraneo era abbastanza prevedibile. Era chiaro da mesi", dice ancora Zingaretti. Un rimprovero che riguarda anche la modifica dei decreti sicurezza: rinviata per motivi diversi da quando è nato il governo. L'ultima promessa è datata settembre. Ma è messa in crisi dalle notizie di questi giorni: "Stanno costruendo il terreno per mandare all'aria ogni modifica", denuncia Matteo Orfini, parte della minoranza pd più battagliera sul tema migranti. Perché se i 5 stelle cominciano a parlare di pull factor per una sanatoria tutto sommato limitata, e se perfino un ministro pd dice di essere più preoccupato dalla situazione sbarchi che dalle parole di Di Maio, non sarà facile ripristinare la protezione umanitaria, togliere le multe e il sequestro alle navi che salvano vite, ripristinare il sistema degli Sprar.

C'è una parte del governo che segnala gli errori del Viminale: "La protezione civile era pronta a pagare le navi da crociera che potevano essere attrezzate adeguatamente per la quarantena, ma Lamorgese e Dibari, il capo del dipartimento immigrazione, hanno scelto la strada dei Cara". L'accusa, è di non aver concordato la strategia e di non aver saputo dialogare con gli enti locali per attuarla. Il risultato, dice ancora Orfini, è che "se metti 600 migranti in un Cara che può ospitarne 100 e poi lo fai circondare dall'esercito non hai risolto niente". Su questo, solo su questo, sono tutti d'accordo: nulla è stato risolto, perché nulla è stato affrontato per tempo.