M5S e sport, il caso Spadafora. Dessì: "La riforma di Giorgetti era la giusta sintesi"
Monica Rubino , di MONICA RUBINOIl senatore cinquestelle fra gli autori della lettera che contesta il ministro: "Non è un attacco personale, la sua controriforma crea un mostro a tre teste". E si scaglia contro Malagò: "Personaggio scorretto, più interessato all'affarismo che ai valori dello sport"
Senatore Dessì, uno dei cinque parlamentari cinquestelle che contesta la riforma dello Sport di Spadafora. Il ministro ha letto la vostra lettera come un atto di sfiducia. Il vostro obiettivo è fargli rimettere la delega allo Sport?
"No. Questa è la conseguenza di una email scritta male e che ha portato a una complicazione dei rapporti non voluta. Il nostro intento è nel merito e non c'è nessun attacco personale".
C'è l'ombra di Di Battista dietro la contestazione di Spadafora?
"No, non c'è Alessandro dietro la nostra iniziativa, benché lui sia d'accordo con la nostra linea".
Perché avete definito la bozza un "pasticcio"?
"La precedente proposta, quella che facemmo con la maggioranza gialloverde, semplificava la linea di comando dello sport italiano, con un Dipartimento anche un po' più forte come prevede Spadafora e una società statale,…
"No. Questa è la conseguenza di una email scritta male e che ha portato a una complicazione dei rapporti non voluta. Il nostro intento è nel merito e non c'è nessun attacco personale".
C'è l'ombra di Di Battista dietro la contestazione di Spadafora?
"No, non c'è Alessandro dietro la nostra iniziativa, benché lui sia d'accordo con la nostra linea".
Perché avete definito la bozza un "pasticcio"?
"La precedente proposta, quella che facemmo con la maggioranza gialloverde, semplificava la linea di comando dello sport italiano, con un Dipartimento anche un po' più forte come prevede Spadafora e una società statale,…
Senatore Dessì, uno dei cinque parlamentari cinquestelle che contesta la riforma dello Sport di Spadafora. Il ministro ha letto la vostra lettera come un atto di sfiducia. Il vostro obiettivo è fargli rimettere la delega allo Sport?
"No. Questa è la conseguenza di una email scritta male e che ha portato a una complicazione dei rapporti non voluta. Il nostro intento è nel merito e non c'è nessun attacco personale".
C'è l'ombra di Di Battista dietro la contestazione di Spadafora?
"No, non c'è Alessandro dietro la nostra iniziativa, benché lui sia d'accordo con la nostra linea".
Perché avete definito la bozza un "pasticcio"?
"La precedente proposta, quella che facemmo con la maggioranza gialloverde, semplificava la linea di comando dello sport italiano, con un Dipartimento anche un po' più forte come prevede Spadafora e una società statale, ovvero Sport e Salute, che provvedeva a tutto il resto. Invece questa ultima bozza crea un "mostro a tre teste": c'è un Dipartimento più forte, una società che gestisce il denaro e il Coni che riprende molte delle funzioni che gli erano state sottratte. In una situazione in cui non si sa chi comanda, chi controlla chi, chi gestisce cosa e si rischia di avere uno scontro personale tra amici e nemici come è sempre accaduto nello sport italiano e che ci aveva spinto a fare chiarezza nei rapporti e nelle procedure".
Quella di Spadafora è una "controriforma" che fa a pezzi la riforma del leghista Giorgetti. E' questo per voi il problema principale?
"Purtroppo si. Per noi la riforma di Giorgetti era la giusta sintesi tra le nostre opinioni e quelle della Lega".
Puntate a smantellare il Coni a favore della nuova società Sport e Salute?
"Non puntiamo a smantellare il Coni, che nelle nostre intenzioni è la società pubblica che rappresenta lo sport di alto livello. Pensiamo che debba avere una sede prestigiosa (ma non palazzo H che è di un'altra società), che debba avere del personale o attraverso le prestazioni di Sport e Salute o direttamente (cambia poco perché è sempre lo Stato che paga), e che debba avere la disponibilità di centri di alta specializzazione olimpica come Tirrenia, Formia e Acqua Acetosa. Ma non crediamo che il Coni debba avere immobili di proprietà, la scuola dello sport e un presidente praticamente a vita che influenza le scelte dello sport italiano".
Per questo contestate a Spadafora anche l'eccessivo coinvolgimento del presidente del Coni Giovanni Malagò?
"Sì, Malagò come parte in causa avrebbe dovuto, anche per cortesia istituzionale, rendersi meno protagonista della stesura della bozza. Si tratta dell'ennesima scorrettezza di un personaggio che ha molto poco a che fare con i valori dello Sport italiano e molto di più con quelli dell'affarismo sportivo".
Stasera all'assemblea del gruppo della Camera chi ci sarà al centro del bersaglio?
"Nessuno, sarà l'ennesima discussione dei temi che stiamo affrontando. Purtroppo abbiamo lanciato questa moda che ai primi di agosto succede sempre qualcosa di travagliato per le sorti del governo e della legislatura".
"No. Questa è la conseguenza di una email scritta male e che ha portato a una complicazione dei rapporti non voluta. Il nostro intento è nel merito e non c'è nessun attacco personale".
C'è l'ombra di Di Battista dietro la contestazione di Spadafora?
"No, non c'è Alessandro dietro la nostra iniziativa, benché lui sia d'accordo con la nostra linea".
Perché avete definito la bozza un "pasticcio"?
"La precedente proposta, quella che facemmo con la maggioranza gialloverde, semplificava la linea di comando dello sport italiano, con un Dipartimento anche un po' più forte come prevede Spadafora e una società statale, ovvero Sport e Salute, che provvedeva a tutto il resto. Invece questa ultima bozza crea un "mostro a tre teste": c'è un Dipartimento più forte, una società che gestisce il denaro e il Coni che riprende molte delle funzioni che gli erano state sottratte. In una situazione in cui non si sa chi comanda, chi controlla chi, chi gestisce cosa e si rischia di avere uno scontro personale tra amici e nemici come è sempre accaduto nello sport italiano e che ci aveva spinto a fare chiarezza nei rapporti e nelle procedure".
Quella di Spadafora è una "controriforma" che fa a pezzi la riforma del leghista Giorgetti. E' questo per voi il problema principale?
"Purtroppo si. Per noi la riforma di Giorgetti era la giusta sintesi tra le nostre opinioni e quelle della Lega".
Puntate a smantellare il Coni a favore della nuova società Sport e Salute?
"Non puntiamo a smantellare il Coni, che nelle nostre intenzioni è la società pubblica che rappresenta lo sport di alto livello. Pensiamo che debba avere una sede prestigiosa (ma non palazzo H che è di un'altra società), che debba avere del personale o attraverso le prestazioni di Sport e Salute o direttamente (cambia poco perché è sempre lo Stato che paga), e che debba avere la disponibilità di centri di alta specializzazione olimpica come Tirrenia, Formia e Acqua Acetosa. Ma non crediamo che il Coni debba avere immobili di proprietà, la scuola dello sport e un presidente praticamente a vita che influenza le scelte dello sport italiano".
Per questo contestate a Spadafora anche l'eccessivo coinvolgimento del presidente del Coni Giovanni Malagò?
"Sì, Malagò come parte in causa avrebbe dovuto, anche per cortesia istituzionale, rendersi meno protagonista della stesura della bozza. Si tratta dell'ennesima scorrettezza di un personaggio che ha molto poco a che fare con i valori dello Sport italiano e molto di più con quelli dell'affarismo sportivo".
Stasera all'assemblea del gruppo della Camera chi ci sarà al centro del bersaglio?
"Nessuno, sarà l'ennesima discussione dei temi che stiamo affrontando. Purtroppo abbiamo lanciato questa moda che ai primi di agosto succede sempre qualcosa di travagliato per le sorti del governo e della legislatura".