Referendum, Baldelli (comitato per il No): "L'abbinamento con le elezioni locali è grave, la gente non è informata"
di MONICA RUBINO
Il deputato di Forza Italia Simone Baldelli, tra i promotori del Comitato del No al referendum sul taglio dei parlamentari
Il deputato di Forza Italia tra i promotori del No al taglio dei parlamentari annuncia una campagna social e aggiunge: "Il Pd si è accorto finalmente che il taglio della rappresentanza è un rischio per la democrazia. Ma una nuova legge elettorale non potrà rimediare a questo pasticcio"
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Simone Baldelli, deputato di Forza Italia e tra i promotori del Comitato per il No al referendum sul taglio dei parlamentari: i sondaggi danno il Sì in netta maggioranza. Come pensate di spuntarla?
"Esiste un problema drammatico di mancanza di informazione. Se lei adesso scendesse per strada e fermasse 10 persone chiedendo loro cosa voteranno al referendum del 20 e 21 settembre, 9 su 10 le risponderebbero con una domanda: 'Quale referendum?' Quasi nessuno ne sa nulla. Per questo, ad agosto, è molto difficile fare una campagna referendaria degna di questo nome per smontare le balle assurde che sono alla base della propaganda in favore del Sì. Noi lo stiamo facendo sui social con l'hastag #iovotono. E di questo sono molto fiero. Ma vogliamo porre al centro del dibattito il tema dell'informazione. Anche per questo incontriamo i presidenti di Camera e Senato. E faremo altre iniziative nei prossimi giorni".
La Corte Costituzionale il 12 agosto potrebbe accogliere i vostri ricorsi: quali sono nello specifico i punti che sottoponete alla Consulta?
"L'abbinamento tra referendum costituzionale ed elezioni locali è grave e non ha precedenti. In sintesi diciamo che l'abbinamento è illegittimo perché turba lo svolgimento sereno e corretto della campagna referendaria, che ha per oggetto una modifica di rango costituzionale, schiacciandola in un clima di scontro elettorale tra partiti e coalizioni, in cui viene meno il diritto del cittadino a conoscere per deliberare. Poi ci sono altre questioni: il diritto di voto degli italiani all'estero e lo svolgimento del voto in due giorni. Ci sono anche altri ricorsi che riguardano la costituzionalità del taglio dei parlamentari e le sue conseguenze negative sul nostro sistema".
Il punto vero è che il referendum taglia la rappresentanza ma senza variare il metodo di elezione delle Camere. Condivide il pressing del Pd sulla legge elettorale?
"Il Pd dopo un anno si è finalmente accorto di nuovo che il taglio della rappresentanza è un rischio per la democrazia. Ne sono felice. Ma dubito che la legge elettorale possa rimediare a questo pasticcio. E credo anche che le leggi elettorali non debbano essere terreno di contrattazione e compensazione politica interna alla maggioranza. Sono regole che vanno discusse e condivise oltre i confini degli schieramenti e senza furbizie. Io mi auguro che il Pd torni sui suoi passi e si sleghi da vincoli innaturali su questo tema. Perfino tra i parlamentari M5S ci sono dubbi e perplessità sul taglio della democrazia. Io nel mio libro (Il coraggio di dire no al taglio della nostra democrazia, Rubbettino Editore, ebook ndr) ho voluto pubblicare l'intervento dell'on. Colletti (M5S) che ha avuto il coraggio di votare contro, spiegando come in regioni come l'Abruzzo ci saranno meno senatori che in Trentino Alto Adige".
Nel Pd però non tutti la pensano allo stesso modo. Il governatore dell'Emilia Romagna Bonaccini ha appena detto che la legge elettorale per gli italiani non è una priorità. Lei che pensa?
"Penso che abbia ragione. Le nostre porte sono aperte a lui e a tutti quelli che vogliano mettersi in pista su questa battaglia".
L'abbinata con regionali e amministrative potrebbe offrire vantaggi elettorali al M5S?
"E' una vera 'porcata' fatta allo scopo di favorire il Sì e far sparire il dibattito sul referendum dai radar. Spero che si ritorca contro chi l'ha fatta. Noi avevamo chiesto una data differente, ma la maggioranza, con la scusa dell'emergenza Covid e delle scuole, ha preferito l'interesse proprio alla volontà del comitato promotore. Speriamo che i ricorsi su questo vengano accolti e che l'abbinamento salti. Ciò che è più giusto e più corretto per i cittadini è che il referendum costituzionale si svolga in una data a parte distante e separata da altre consultazioni".
Il comitato per il No è un gruppo trasversale: che cosa vi accomuna?
"Il fatto di voler impedire che l'antipolitica e l'antiparlamentarismo danneggino in modo permanente il nostro parlamento sovrano, riducendo la rappresentanza per i cittadini, facendolo funzionare peggio e rendendolo più permeabile alle lobby. In questi mesi abbiamo ascoltato tanti difensori del Parlamento. E quello che noi diciamo è molto condiviso tra tanti colleghi che per disciplina di partito hanno votato a favore".
Godete dell'appoggio anche di molti intellettuali e fondazioni: che tipo di sostegno vi stanno dando?
"Intellettuali e fondazioni sono importanti, ma nell'era dei social servono anche spazi digitali e sponsorizzazioni dei post. Abbiamo ragione da vendere, ma per vendere la nostra ragione serve fare pubblicità. E in piena estate con le sole tribune rai di pubblicità non ne fai granché. Per questo stiamo mobilitando molti militanti on line e lanceremo un appello a personaggi che abbiano notorietà e consenso sui social affinché si impegnino in difesa del voto dei cittadini. Nel mondo del giornalismo stiamo avendo dei segnali molto molto significativi. Bisogna rompere questa maledetta logica della rassegnazione. Le battaglie sono perse solo se non si combattono".