Csm, la riforma Bonafede approda a palazzo Chigi. Le toghe saranno meno libere di autogovernarsi
di LIANA MILELLADiventano molto più rigide le regole per promuovere i magistrati e gestire la vita interna delle procure. Verso una discrezionalità temperata dell’azione penale. Netta parità di genere per il Csm
ROMA - Quaranta articoli cambiano profondamente la vita delle toghe italiane. La "cura" del Guardasigilli Alfonso Bonafede - una riforma di cui il Pd, ancora ieri, cantava le lodi - mette lacci e lacciuoli molto stretti per evitare futuri casi Palamara. E lo si vede subito, dalla prima pagina delle legge delega che domani approderà al Consiglio dei ministri (oggi è in pre-consiglio per il drafting dei tecnici), laddove si accenna in sintesi "alla necessità di rimodulare, secondo principi di trasparenza e di valorizzazione del merito, i criteri di assegnazione degli incarichi direttivi e semidirettivi". Un capitolo che si aggiunge alla nuova legge elettorale per il Csm, con la parità di genere, e allo stop alle "porti girevoli" tra magistratura e politica.
È la prima risposta della politica al mercimonio delle nomine. Che il procuratore generale della Cassazione Giovanni Sal…
È la prima risposta della politica al mercimonio delle nomine. Che il procuratore generale della Cassazione Giovanni Sal…
ROMA - Quaranta articoli cambiano profondamente la vita delle toghe italiane. La "cura" del Guardasigilli Alfonso Bonafede - una riforma di cui il Pd, ancora ieri, cantava le lodi - mette lacci e lacciuoli molto stretti per evitare futuri casi Palamara. E lo si vede subito, dalla prima pagina delle legge delega che domani approderà al Consiglio dei ministri (oggi è in pre-consiglio per il drafting dei tecnici), laddove si accenna in sintesi "alla necessità di rimodulare, secondo principi di trasparenza e di valorizzazione del merito, i criteri di assegnazione degli incarichi direttivi e semidirettivi". Un capitolo che si aggiunge alla nuova legge elettorale per il Csm, con la parità di genere, e allo stop alle "porti girevoli" tra magistratura e politica.
È la prima risposta della politica al mercimonio delle nomine. Che il procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi sta perseguendo con, al momento, già una dozzina di azioni disciplinari, destinate a punire gli intrallazzi sui posti di vertice più o meno importanti venuti fuori dalle chat dell'ex pm di Roma Luca Palamara, cui però si rivolgevano costantemente e sistematicamente i magistrati di mezza Italia. L'unico sistema per impedire tutto questo era quello di irrigidire i criteri di scelta di chi deve dirigere un ufficio. E questo contiene la riforma Bonafede. Sulla quale però persistono anche dei malumori nella stessa maggioranza che dovrebbero essere sanati dal futuro dibattito parlamentare. Sicuramente si tratta di una delega su cui si eserciteranno a lungo gli studiosi del diritto. E che non soddisfa comunque chi, ignorando la Costituzione, chiedeva a gran voce il sorteggio per eleggere i futuri 20 togati del Csm.
In compenso riacquistano spazio i fuori ruolo (vedi caso Cantone): "Valutazione della attitudine organizzativa maturata attraverso esperienze professionali fuori del ruolo organico, si tenga conto anche della natura e delle competenze dell'amministrazione o ente che conferisce l'incarico, della attinenza dello stesso incarico alla funzione giudiziaria e della sua idoneità a favorire l'acquisizione di competenze coerenti con la funzione giudiziaria".
Ma si frena la corsa continua ad altri incarichi di capo ufficio che ha caratterizzato gli ultimi anni, dalla riforma Castelli-Mastella del 2006: "Il magistrato titolare di funzioni direttive o semidirettive, anche quando non chiede la conferma, non può partecipare a concorsi per il conferimento di un ulteriore incarico direttivo o semidirettivo prima di cinque anni".
Ma non basta, perché a valutare le toghe arriveranno anche, con la loro presenza nei consigli giudiziari che redigono i pareri sui candidati, anche "avvocati e professori universitari che potranno partecipare alle discussioni e assistere alle deliberazioni". Una presenza che rompe il tradizionale "buonismo" di quei pareri che quasi in fotocopia sembrano elencare sempre solo aspetti positivi degli aspiranti.
Venti collegi, di cui uno per la Cassazione e uno per i fuori ruolo "formati in modo che ciascuno comprenda un numero di elettori tendenzialmente pari ad un diciassettesimo del corpo elettorale". Due turni di votazione, in cui "l'elettore esprime fino a quattro preferenze progressivamente ordinate e numerate sulla scheda. Se l'elettore ne esprime più di una, le stesse devono essere espresse sulla scheda alternando candidati di genere diverso". E ancora: "Ogni collegio deve esprimere un numero minimo di dieci candidature, di cui cinque per ciascun genere, e rispettare la parità di genere anche nel caso in cui esprime un numero superiore di candidature". Anche in questo caso, dunque, è fatta salva la parità di genere.
Finisce in compenso il business delle scuole post laurea perché "i laureati che hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni possano essere immediatamente ammessi a partecipare al concorso per magistrato ordinario".
È la prima risposta della politica al mercimonio delle nomine. Che il procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi sta perseguendo con, al momento, già una dozzina di azioni disciplinari, destinate a punire gli intrallazzi sui posti di vertice più o meno importanti venuti fuori dalle chat dell'ex pm di Roma Luca Palamara, cui però si rivolgevano costantemente e sistematicamente i magistrati di mezza Italia. L'unico sistema per impedire tutto questo era quello di irrigidire i criteri di scelta di chi deve dirigere un ufficio. E questo contiene la riforma Bonafede. Sulla quale però persistono anche dei malumori nella stessa maggioranza che dovrebbero essere sanati dal futuro dibattito parlamentare. Sicuramente si tratta di una delega su cui si eserciteranno a lungo gli studiosi del diritto. E che non soddisfa comunque chi, ignorando la Costituzione, chiedeva a gran voce il sorteggio per eleggere i futuri 20 togati del Csm.
La scure sui futuri capi degli uffici
Due pagine tagliano le unghie ai futuri componenti del Csm e mettono paletti rigidissimi sui criteri di scelta dei futuri capi e vice capi degli uffici giudiziari. Sarà obbligatorio attenersi "all'ordine temporale con cui i posti si sono resi vacanti; all'audizione dei candidati quando almeno tre componenti della commissione competente lo richiedano; alla frequentazione, presso la Scuola superiore della magistratura, di specifici corsi, della durata di almeno tre settimane". Risorge l'anzianità: "Conservare il criterio dell'anzianità come criterio residuale a parità di valutazione risultante dagli indicatori del merito e delle attitudini".In compenso riacquistano spazio i fuori ruolo (vedi caso Cantone): "Valutazione della attitudine organizzativa maturata attraverso esperienze professionali fuori del ruolo organico, si tenga conto anche della natura e delle competenze dell'amministrazione o ente che conferisce l'incarico, della attinenza dello stesso incarico alla funzione giudiziaria e della sua idoneità a favorire l'acquisizione di competenze coerenti con la funzione giudiziaria".
Ma si frena la corsa continua ad altri incarichi di capo ufficio che ha caratterizzato gli ultimi anni, dalla riforma Castelli-Mastella del 2006: "Il magistrato titolare di funzioni direttive o semidirettive, anche quando non chiede la conferma, non può partecipare a concorsi per il conferimento di un ulteriore incarico direttivo o semidirettivo prima di cinque anni".
Ma non basta, perché a valutare le toghe arriveranno anche, con la loro presenza nei consigli giudiziari che redigono i pareri sui candidati, anche "avvocati e professori universitari che potranno partecipare alle discussioni e assistere alle deliberazioni". Una presenza che rompe il tradizionale "buonismo" di quei pareri che quasi in fotocopia sembrano elencare sempre solo aspetti positivi degli aspiranti.
La stretta sulle procure
Ma anche la vita interna delle procure e i poteri del capo dell'ufficio muteranno. Sotto il controllo del Csm che "stabilisce i principi generali per la formazione del progetto organizzativo" con cui il capo dirige i suoi sostituti. Nel lungo elenco di obblighi ecco "i criteri di priorità nella trattazione degli affari", quella obbligatorietà temperata dell'azione penale che ormai è una realtà tra gli inquirenti italiani a fronte di un'obbligatorietà dell'azione penale che non ammetteva esclusioni per alcun reato commesso anche di piccola entità.I poteri del "capo" e i tempi lunghi dei processi
Ma il futuro capo dell'ufficio, rispetto ai colleghi, avrà un potere maggiore di intervento perché "al verificarsi di gravi e reiterati ritardi da parte di uno o più magistrati, deve accertarne le cause e adottare ogni iniziativa idonea a consentirne l'eliminazione, con la predisposizione di piani mirati di smaltimento, anche prevedendo, ove necessario, la sospensione totale o parziale delle assegnazioni, la redistribuzione dei ruoli e dei carichi di lavoro. La concreta funzionalità del piano è sottoposta a verifica ogni tre mesi".Commissioni a sorteggio e stop alle correnti
Quel sorteggio che non diventa sistema per eleggere i futuri togati del Csm entra però nella vita di palazzo dei Marescialli. Togliendo al vice presidente il potere di scegliere in modo autonomo, per quattro volte in quattro anni, i singoli componenti delle commissioni "competenti per il conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi, per le valutazioni di professionalità, nonché in materia di incompatibilitànell'esercizio delle funzioni giudiziarie", in pratica le più importanti del Consiglio stesso. La nuova legge dispone che i componenti "sono individuati annualmente tramite sorteggio". Non basta ancora perché la legge impone che "all'interno del Csm non possano essere costituiti gruppi tra i suoi componenti". Quindi "ogni membro esercita le proprie funzioni in piena indipendenza ed imparzialità".La legge elettorale per il "nuovo" Csm
Per eleggere venti togati (anziché 16) - i laici saranno 10 anziché 8 - scatta una nuova legge elettorale. Che non prevede il sorteggio in prima battuta. Ma ci sarà solo un eventuale sorteggio qualora le liste non raggiungano i dieci candidati, sempre nel rigido rispetto della parità di genere.Venti collegi, di cui uno per la Cassazione e uno per i fuori ruolo "formati in modo che ciascuno comprenda un numero di elettori tendenzialmente pari ad un diciassettesimo del corpo elettorale". Due turni di votazione, in cui "l'elettore esprime fino a quattro preferenze progressivamente ordinate e numerate sulla scheda. Se l'elettore ne esprime più di una, le stesse devono essere espresse sulla scheda alternando candidati di genere diverso". E ancora: "Ogni collegio deve esprimere un numero minimo di dieci candidature, di cui cinque per ciascun genere, e rispettare la parità di genere anche nel caso in cui esprime un numero superiore di candidature". Anche in questo caso, dunque, è fatta salva la parità di genere.