Maria Elena Boschi: “È la crisi la priorità non la legge elettorale. Io nel governo? No, grazie”
di GIOVANNA VITALELa capogruppo dei deputati di Italia Viva: "Difficile votare in aula la riforma prima del referendum. Abbiamo firmato quell'accordo a ottobre perché lo chiedeva il Pd"
Onorevole Maria Elena Boschi perché avete cambiato idea sul proporzionale, che era il primo punto dell'accordo firmato il 7 ottobre 2019 da i capigruppo di maggioranza, quindi anche da lei?
"Noi siamo da sempre per il maggioritario a doppio turno. È una battaglia che facciamo fin dalla prima Leopolda ed era uno dei punti cardine della discussione sul referendum del 2016. Dunque noi non abbiamo certo cambiato idea. Il documento cui lei si riferisce era una richiesta del Pd per accettare di votare il taglio dei parlamentari. Oggi però la priorità dovrebbe essere la lotta alla disoccupazione. Pensiamo ai posti di lavoro, non ai collegi".
Renzi tuttavia un paio di giorni fa sul Germanicum ha aperto: significa che il testo, in dirittura d'arrivo in Commissione, si può votare in Aula prima del referendum? Zingaretti e Di Maio dicono che i tempi ci sono...
"L'apertura di Renzi è un gesto di buona volontà da parte di…
"Noi siamo da sempre per il maggioritario a doppio turno. È una battaglia che facciamo fin dalla prima Leopolda ed era uno dei punti cardine della discussione sul referendum del 2016. Dunque noi non abbiamo certo cambiato idea. Il documento cui lei si riferisce era una richiesta del Pd per accettare di votare il taglio dei parlamentari. Oggi però la priorità dovrebbe essere la lotta alla disoccupazione. Pensiamo ai posti di lavoro, non ai collegi".
Renzi tuttavia un paio di giorni fa sul Germanicum ha aperto: significa che il testo, in dirittura d'arrivo in Commissione, si può votare in Aula prima del referendum? Zingaretti e Di Maio dicono che i tempi ci sono...
"L'apertura di Renzi è un gesto di buona volontà da parte di…
Onorevole Maria Elena Boschi perché avete cambiato idea sul proporzionale, che era il primo punto dell'accordo firmato il 7 ottobre 2019 da i capigruppo di maggioranza, quindi anche da lei?
"Noi siamo da sempre per il maggioritario a doppio turno. È una battaglia che facciamo fin dalla prima Leopolda ed era uno dei punti cardine della discussione sul referendum del 2016. Dunque noi non abbiamo certo cambiato idea. Il documento cui lei si riferisce era una richiesta del Pd per accettare di votare il taglio dei parlamentari. Oggi però la priorità dovrebbe essere la lotta alla disoccupazione. Pensiamo ai posti di lavoro, non ai collegi".
Renzi tuttavia un paio di giorni fa sul Germanicum ha aperto: significa che il testo, in dirittura d'arrivo in Commissione, si può votare in Aula prima del referendum? Zingaretti e Di Maio dicono che i tempi ci sono...
"L'apertura di Renzi è un gesto di buona volontà da parte di Italia Viva: noi vogliamo concentrarci sull'economia da rilanciare, non sulla legge elettorale. In Commissione tuttavia non è stato adottato ancora il testo base. E chi conosce i lavori parlamentari sa che questo rende difficile votare in Aula prima del 20 settembre".
C'è chi dice che se avete mutato opinione è perché i sondaggi di Iv sono deludenti e l'obiettivo è abbassare la soglia di sbarramento dal 5 al 3%. È quel che volete?
"Esattamente il contrario. Se pensassimo al nostro interesse sposeremmo il proporzionale. Noi chiediamo il maggioritario, pur essendo un partito stimato ancora basso nei sondaggi, perché per noi prima viene l'interesse dell'Italia, poi l'interesse di Italia viva. A ogni modo, continuare a fare politica pensando solo ai sondaggi è il segno del trionfo populista. Noi abbiamo cinquanta parlamentari e ci presentiamo alle elezioni in sei regioni tra un mese. Scommetto che avremo un risultato decisamente migliore delle attuali rilevazioni".
Per dare comunque un segnale il Pd propone di approvare in prima lettura almeno il ddl costituzionale che riforma le circoscrizioni del Senato ed equipara l'età dell'elettorato attivo e passivo. Questo si può fare?
"Nel merito siamo d'accordo. Vorrei però segnalare che in Parlamento ci sono diversi decreti legge sulla crisi economica da approvare. E che abbiamo chiesto - anche per agosto - un dibattito su come spendere i soldi che arriveranno dall'Europa. Sono tra quelli che chiedono di cambiare la Costituzione, ma oggi - insisto - la priorità è aiutare chi non ce la fa".
Secondo diversi costituzionalisti, senza correttivi - a partire da una legge proporzionale a tutela della rappresentanza politica e territoriale - il taglio dei parlamentari stravolgerebbe la Costituzione. Non la preoccupa?
"I costituzionalisti hanno opinioni molto differenziate. Quello che penso è che questa riforma non tocca i veri punti delicati del sistema: mantiene il bicameralismo paritario, non incide sul titolo V e sulle competenze regionali, non velocizza i tempi del procedimento legislativo. Il taglio del numero dei parlamentari cambia ben poco".
Secondo lei c'è bisogno di un rimpasto per rafforzare il governo?
"A Costituzione vigente il rimpasto non esiste: il premier non nomina e revoca i ministri come può invece fare con gli assessori un sindaco. Può esserci una crisi e la maggioranza può indicare di nuovo il nome del premier Conte con un nuovo governo. Personalmente non ne vedo la necessità. Più che un dibattito sui ministri serve oggi un'analisi seria e serrata delle cose che vanno fatte subito".
Il governo è in ritardo?
"Bisogna correre di più per affrontare la crisi innescata dalla pandemia".
Entrerebbe in un eventuale nuovo esecutivo?
"È un tema che non è all'ordine del giorno: io sono il capogruppo di Italia Viva alla Camera. E in questa veste voglio dare il mio contributo".
Sul blocco dei licenziamenti, lei era per la proroga tout court fino al 31 dicembre, come da richiesta dei sindacati, oppure contraria come Confindustria?
"Credo che il governo stia lavorando a un compromesso tra le due esigenze, entrambe comprensibili. La vera sfida oggi è ripartire dalla decontribuzione. Si tratta della misura chiave del nostro JobsAct del 2015: far costare meno il lavoro. Con le nostre misure abbiamo creato più di un milione di nuovi posti di lavoro. Oggi dobbiamo fare la stessa cosa: i soldi impieghiamoli per riportare la gente al lavoro, non solo per la cassa integrazione".
©RIPRODUZIONE RISERVATA
"Noi siamo da sempre per il maggioritario a doppio turno. È una battaglia che facciamo fin dalla prima Leopolda ed era uno dei punti cardine della discussione sul referendum del 2016. Dunque noi non abbiamo certo cambiato idea. Il documento cui lei si riferisce era una richiesta del Pd per accettare di votare il taglio dei parlamentari. Oggi però la priorità dovrebbe essere la lotta alla disoccupazione. Pensiamo ai posti di lavoro, non ai collegi".
Renzi tuttavia un paio di giorni fa sul Germanicum ha aperto: significa che il testo, in dirittura d'arrivo in Commissione, si può votare in Aula prima del referendum? Zingaretti e Di Maio dicono che i tempi ci sono...
"L'apertura di Renzi è un gesto di buona volontà da parte di Italia Viva: noi vogliamo concentrarci sull'economia da rilanciare, non sulla legge elettorale. In Commissione tuttavia non è stato adottato ancora il testo base. E chi conosce i lavori parlamentari sa che questo rende difficile votare in Aula prima del 20 settembre".
C'è chi dice che se avete mutato opinione è perché i sondaggi di Iv sono deludenti e l'obiettivo è abbassare la soglia di sbarramento dal 5 al 3%. È quel che volete?
"Esattamente il contrario. Se pensassimo al nostro interesse sposeremmo il proporzionale. Noi chiediamo il maggioritario, pur essendo un partito stimato ancora basso nei sondaggi, perché per noi prima viene l'interesse dell'Italia, poi l'interesse di Italia viva. A ogni modo, continuare a fare politica pensando solo ai sondaggi è il segno del trionfo populista. Noi abbiamo cinquanta parlamentari e ci presentiamo alle elezioni in sei regioni tra un mese. Scommetto che avremo un risultato decisamente migliore delle attuali rilevazioni".
Per dare comunque un segnale il Pd propone di approvare in prima lettura almeno il ddl costituzionale che riforma le circoscrizioni del Senato ed equipara l'età dell'elettorato attivo e passivo. Questo si può fare?
"Nel merito siamo d'accordo. Vorrei però segnalare che in Parlamento ci sono diversi decreti legge sulla crisi economica da approvare. E che abbiamo chiesto - anche per agosto - un dibattito su come spendere i soldi che arriveranno dall'Europa. Sono tra quelli che chiedono di cambiare la Costituzione, ma oggi - insisto - la priorità è aiutare chi non ce la fa".
Secondo diversi costituzionalisti, senza correttivi - a partire da una legge proporzionale a tutela della rappresentanza politica e territoriale - il taglio dei parlamentari stravolgerebbe la Costituzione. Non la preoccupa?
"I costituzionalisti hanno opinioni molto differenziate. Quello che penso è che questa riforma non tocca i veri punti delicati del sistema: mantiene il bicameralismo paritario, non incide sul titolo V e sulle competenze regionali, non velocizza i tempi del procedimento legislativo. Il taglio del numero dei parlamentari cambia ben poco".
Secondo lei c'è bisogno di un rimpasto per rafforzare il governo?
"A Costituzione vigente il rimpasto non esiste: il premier non nomina e revoca i ministri come può invece fare con gli assessori un sindaco. Può esserci una crisi e la maggioranza può indicare di nuovo il nome del premier Conte con un nuovo governo. Personalmente non ne vedo la necessità. Più che un dibattito sui ministri serve oggi un'analisi seria e serrata delle cose che vanno fatte subito".
Il governo è in ritardo?
"Bisogna correre di più per affrontare la crisi innescata dalla pandemia".
Entrerebbe in un eventuale nuovo esecutivo?
"È un tema che non è all'ordine del giorno: io sono il capogruppo di Italia Viva alla Camera. E in questa veste voglio dare il mio contributo".
Sul blocco dei licenziamenti, lei era per la proroga tout court fino al 31 dicembre, come da richiesta dei sindacati, oppure contraria come Confindustria?
"Credo che il governo stia lavorando a un compromesso tra le due esigenze, entrambe comprensibili. La vera sfida oggi è ripartire dalla decontribuzione. Si tratta della misura chiave del nostro JobsAct del 2015: far costare meno il lavoro. Con le nostre misure abbiamo creato più di un milione di nuovi posti di lavoro. Oggi dobbiamo fare la stessa cosa: i soldi impieghiamoli per riportare la gente al lavoro, non solo per la cassa integrazione".
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