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Referendum, il governatore Toti: "Voto sì, l'opinione pubblica ce lo chiede. Anche se non cambierà un granché"

Il presidente ligure, ospite del Meeting di Rimini, parla del taglio dei parlamentari. E spiega: "Il vero obiettivo è l'autonomia"
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RIMINI - Al referendum voterà Sì. Pur riconoscendo che il centrodestra è diviso sul punto. E anche se candidamente confessa che "non cambierà granché". Sono ben altre le modifiche dell'assetto costituzionale a cui punta il governatore della Liguria Giovanni Toti, che corre per il bis alle elezioni di settembre. È l'obiettivo grosso dell'Autonomia, mai abbandonato dal Carroccio e dalla linea filo-leghista del giornalista passato alla politica, nonostante (anche) questo nodo abbia contribuito, un anno fa, al corto circuito che ha fatto cadere il governo. "Abbiamo svolto un ruolo fondamentale. Anzi, senza le Regioni il Paese non avrebbe riaperto", si spinge a dire Toti. Tema rilanciato ieri  insieme con i colleghi del nord nel panel su "L'architettura dell'Italia alla prova", e cioè i 50 anni e qualche ruga di questi enti che Toti paragona direttamente ai "lander", gli stati …
RIMINI - Al referendum voterà Sì. Pur riconoscendo che il centrodestra è diviso sul punto. E anche se candidamente confessa che "non cambierà granché". Sono ben altre le modifiche dell'assetto costituzionale a cui punta il governatore della Liguria Giovanni Toti, che corre per il bis alle elezioni di settembre. È l'obiettivo grosso dell'Autonomia, mai abbandonato dal Carroccio e dalla linea filo-leghista del giornalista passato alla politica, nonostante (anche) questo nodo abbia contribuito, un anno fa, al corto circuito che ha fatto cadere il governo. "Abbiamo svolto un ruolo fondamentale. Anzi, senza le Regioni il Paese non avrebbe riaperto", si spinge a dire Toti. Tema rilanciato ieri  insieme con i colleghi del nord nel panel su "L'architettura dell'Italia alla prova", e cioè i 50 anni e qualche ruga di questi enti che Toti paragona direttamente ai "lander", gli stati federali tedeschi, al di là delle non trascurabili differenze. Tema che tiene banco - insieme alle scuole che riaprono, con Anna Ascani, vice ministra all'Istruzione, e alle incognite del "mondo nuovo" post-pandemia con l'ex premier Enrico Letta - nel penultimo giorno del Meeting di Cl di Rimini, la "special edition", come è stata eufemisticamente ribattezzata in versione ridotta e in buona parte on line, ma non meno densa di messaggi e temi, a cominciare dall'apertura severa di Mario Draghi sull'impegno a non schiacciare il futuro dei giovani sotto il peso del "debito cattivo".  

Presidente Toti, lei quindi vota per taglio dei parlamentari?
"Ebbene sì, io sono per il sì. Ben consapevole che è poco più di un simbolo. Che non mta nessun equilibrio, che non cambierà comunque la funzionalità delle nostre Camere, non inciderà sostanzialmente sulla spesa pubblica, non introdurrà da solo chissà quale beneficio". 

Insomma, davvero non serve a nulla. Un po' poco per votare Sì.
"Un attimo. Lo dico così, forse più chiaramente: serve a poco. Dicevo, è un simbolo. Ma come tutti i segnali, speriamo che inneschi dei processi virtuosi..." 

Lei sa che nel centrodestra non c'è una posizione compatta su questo. Brunetta, in Fi, ad esempio ammoniva: "Se vince il Sì, vince solo l'antipolitica. E perdono insieme centrodestra e centrosinistra".  
"È un ragionamento, ma la politica io penso che talvolta debba fare tesoro anche del male minore, non solo del bene maggiore. Ribadisco: questo referendum non dà chissà quale efficienza al Paese. Chiaro che non possa essere una mossa strategica per il futuro. Ma non lo danneggia neanche, però. E poi è un segnale che la opinione pubblica si aspettava". 

Qualcuno dice: una risposta demagogica, segnale che va alla pancia del Paese. 
"Ma guardi, noi chiamiamo i cittadini a un referendum, non è che poi dobbiamo chiedere agli italiani di fare i ragionamenti sofisticati, che io rispetto per carità, che abbiamo sentito dal presidente emerito della Corte Costituzionale, il professor Cassese. Penso che tagliare oggi sia un piccolo gesto emblematico. E poi, proprio perché dobbiamo ragionare anche con semplicità, spannometricamente rispetto a 60 milioni di abitanti, forse mille parlamentari sono davvero tanti, forse possiamo farcela anche con 700". 

Le modifiche vere, per lei e per gli altri governatori del nord in particolare, si condensano in un unico termine: Autonomia?  
"Ecco, io dico che questo referendum sia il primo passo verso una riforma che è già nelle cose, è strisciante ma c'è, ed è importante". 

Si riferisce al peso assunto dalle Regioni, a maggiori poteri e capacità di incidere legislativamente? 
"Io penso che il ruolo esercitato dai governatori in questi mesi così difficili e duri non sia stato un ruolo arbitrario. Anzi. Alcune scelte sono state assunte con forza, con prontezza. Se non ci fossero state le Regioni, il Paese non avrebbe probabilmente riaperto dopo il lockdown, o comunque non nelle condizioni con cui ha riaperto i battenti". 

Molti costituzionalisti non sono d'accordo. Abbiamo assistito a fasi di contradditorie decisioni, il professor Villone ha scritto che è esplosa l'Italia delle Repubblichette. Con evidenti disagi per i cittadini, il grande tema di diseguaglianze dei cittadini italiana in termini di diritti e contrazione di libertà.  
"Io, invece, ritengo opportuno che ci siano situazioni diverse all'interno del nostro Paese. A questo servono le autonomie. Detto ovviamente che sui diritti fondamentali della persone, sulla libertà, non possono esserci delle differenze; detto che si misurano i trattamenti dei cittadini attraverso i Lea e i Lep, cioè  i livelli di livelli di assistenza e di prestazione, penso che le Regioni debbano - non possono, debbano - assumere decisioni coerenti con le esigenze di quel territorio. Possiamo dircelo con chiarezza,  fine agosto, che il lockdown non era indispensabile in tutto il Paese?" 

Cosa intende?  
"Che alcune regioni, se lo avessero anticipato, avrebbero fatto bene, invece abbiamo aspettato una decisione uniforme del governo nazionale perché questa era l'indicazione o la pressione; mentre in altre regioni se non si fosse decido di chiudere, sostanzialmente non sarebbe cambiato nulla. Questa autonomia per me, dovrebbe valere per l'economia, per la legislazione. Non vedo perché alcune città con specifiche esigenze non possano ambire a strumenti più idonei. Amburgo gode di una legislazione speciale su alcuni campi del diritto marittimo, perché Genova non dovrebbe avere analoghi strumenti e competere allo stesso modo?". 

Come finisce nella sua regione? Ha un pronostico anche sugli altri?
"Sì, vinceranno i migliori" 

Tratta gli avversari con generosità? 
Ride. "No, un attimo. Ciascuno di noi pensa di essere il migliore. Come all'Università, tutti pensiamo di essere preparati da 30. Poi arriva il professore e decide chi è bocciato e chi da 30. Ecco. Il professore, in questi casi, sono gli elettori".