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Da sinistra, il pd Stefano Bonaccini e il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, a Castrocaro 

Nuovo stop dei renziani alla legge elettorale. E Conte irrita il Pd

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I Cinquestelle accettano le condizioni poste dai dem per il Sì al referendum. Ma il premier tace e non facilita l’intesa sui correttivi al taglio dei parlamentari
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Le condizioni del Pd per schierarsi a favore del Sì nel referendum sul taglio dei parlamentari vengono accettate dai 5 Stelle. Ma sulla strada del dialogo sono i renziani a mettersi di traverso. E al Nazareno cresce l’insofferenza. Anche per il silenzio del premier Giuseppe Conte, chiamato implicitamente a fare moral suasion su chi, fra Camera e Senato, può contribuire a realizzare una cornice di leggi dentro la quale la semplice riduzione degli eletti non venga vista come una bandiera del populismo e dell’anti-politica.

Succede tutto in poche ore. La giornata della schiarita, quella che avrebbe potuto porre le premesse per ricompattare i dem, divisi al proprio interno, e farli viaggiare a braccetto con i principali alleati, si conclude con un ritorno al via: non ci sono le garanzie richieste da Zingaretti e i suoi perché prima del 20 settembre una riforma definita insufficiente venga accompagnata dal varo, in commissione o in aula, di necessari corre…
Le condizioni del Pd per schierarsi a favore del Sì nel referendum sul taglio dei parlamentari vengono accettate dai 5 Stelle. Ma sulla strada del dialogo sono i renziani a mettersi di traverso. E al Nazareno cresce l’insofferenza. Anche per il silenzio del premier Giuseppe Conte, chiamato implicitamente a fare moral suasion su chi, fra Camera e Senato, può contribuire a realizzare una cornice di leggi dentro la quale la semplice riduzione degli eletti non venga vista come una bandiera del populismo e dell’anti-politica.

Succede tutto in poche ore. La giornata della schiarita, quella che avrebbe potuto porre le premesse per ricompattare i dem, divisi al proprio interno, e farli viaggiare a braccetto con i principali alleati, si conclude con un ritorno al via: non ci sono le garanzie richieste da Zingaretti e i suoi perché prima del 20 settembre una riforma definita insufficiente venga accompagnata dal varo, in commissione o in aula, di necessari correttivi, a partire dalla nuova legge elettorale.

Il Partito democratico, per assumere una posizione concorde e convincere i tanti perplessi sull’opportunità di votare Sì, aveva chiesto alla maggioranza il rispetto dei patti che, nell’autunno scorso, fecero da corollario all’intesa sulla riduzione del numero di deputati e senatori: in primis il contestuale appoggio a una legge elettorale che, per dirla con le parole del segretario Nicola Zingaretti, dovrebbe "scongiurare il rischio di distorsioni nella rappresentanza e tutelare i territori, il pluralismo e le minoranze".

La prima risposta, in mattinata, è stata confortante: Vito Crimi, il capo politico dei 5S, dice che "su questo tema centrale il Movimento si è già espresso chiaramente, più volte e a più voci: i patti li rispettiamo e siamo disponibili a dare il nostro contributo in qualunque momento". Se non bastasse, ecco le rassicurazioni di Giuseppe Brescia, il presidente grillino della commissione Affari Costituzionali della Camera dove è ferma la legge elettorale. "Prima del giorno del referendum potremmo farcela ad approvare le nuove norme in prima lettura a Montecitorio". Brescia indica anche le tappe forzate: la commissione potrebbe votare il testo base nella prima settimana di settembre, gli emendamenti in quella successiva e il ddl potrebbe sbarcare in aula nei giorni precedenti il referendum.

Stefano Ceccanti, deputato pd della commissione, è appena più cauto: "Ragionevolmente possiamo giungere entro il 20 all’approvazione del testo base in commissione. In aula mi pare più difficile. Ma la commissione potrebbe nel frattempo varare pure la cosiddetta legge Fornaro, che prevede l’abolizione dell’elezione su base regionale del Senato e la riduzione del numero dei delegati regionali all’elezione del Capo dello Stato". Sia Brescia che Ceccanti partono dal presupposto che i renziani abbiano fatto cadere il veto sulla legge elettorale - che prevede il proporzionale e lo sbarramento al 5 per cento - e si astengano per favorire il percorso.

Ma questa posizione, in serata, è smentita da Ettore Rosato, uno dei coordinatori di Italia Viva: "Non capisco dove Pd e 5S abbiano tratto questa convinzione: non abbiamo parlato in alcuna sede di una nostra astensione e anzi riteniamo un suicidio un’accelerazione sulla legge elettorale prima delle amministrative. Il Pd troverebbe un bel mucchio di franchi tiratori e, a pochi giorni dal voto, faremmo pure compattare il centrodestra".