Referendum, Spataro: "Tagliare gli eletti è solo pubblicità ingannevole"
Liana Milella
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di LIANA MILELLA
L'ex procuratore: "Serve maggiore qualità non minore quantità degli eletti. C’è troppo potere dei partiti nella scelta dei candidati"
Aggiornato 2 minuti di lettura
Procuratore Spataro, come voterà il 20 settembre?
"Premesso che non sono più procuratore, voterò senza alcun dubbio No in questo referendum così come ho fatto con le pessime riforme precedenti, quella berlusconiana del 2006 e quella renziana del 2016. Sono anche componente di uno dei comitati nazionali in campo per la bocciatura di questa riforma".
Allora faccia il pm. Per cosa ne chiederebbe la messa in stato d’accusa?
"Intanto non è una riforma, come ha spiegato Cacciari, termine che si può usare per un disegno organico di mutamento istituzionale. Io voterò No perché sono contro ogni tipo di pubblicità ingannevole, e i brand a sostegno del Sì lo sono: minori costi istituzionali, maggiore efficienza del Parlamento, allineamento con i numeri dei parlamenti europei. Tutte bufale colossali".
Eppure lei non è mai stato dalla parte dei cosiddetti poteri forti. Perché stavolta di…
Procuratore Spataro, come voterà il 20 settembre?
"Premesso che non sono più procuratore, voterò senza alcun dubbio No in questo referendum così come ho fatto con le pessime riforme precedenti, quella berlusconiana del 2006 e quella renziana del 2016. Sono anche componente di uno dei comitati nazionali in campo per la bocciatura di questa riforma".
Allora faccia il pm. Per cosa ne chiederebbe la messa in stato d’accusa?
"Intanto non è una riforma, come ha spiegato Cacciari, termine che si può usare per un disegno organico di mutamento istituzionale. Io voterò No perché sono contro ogni tipo di pubblicità ingannevole, e i brand a sostegno del Sì lo sono: minori costi istituzionali, maggiore efficienza del Parlamento, allineamento con i numeri dei parlamenti europei. Tutte bufale colossali".
Eppure lei non è mai stato dalla parte dei cosiddetti poteri forti. Perché stavolta difende i quasi mille deputati e senatori?
"Noi non difendiamo questo Parlamento, ma l’istituzione che è centrale per ogni democrazia, e soprattutto difendiamo il futuro di questo Paese...".
Addirittura?
"Certo, anche di più. Innanzitutto gli economisti esperti hanno smentito che ci possa essere un significativo risparmio dei costi, ammesso che con le istituzioni si possa ragionare come in un’impresa. Poi è dimostrato numericamente che se vincesse il Sì il nostro Paese sarebbe all’ultimo posto in Europa nel rapporto tra eletti ed elettori, i quali sarebbero meno rappresentati. Quanto all’efficienza è semplicemente frutto di populismo l’affermazione secondo cui meno si è in Parlamento meglio si lavora".
Quindi lei crede davvero che 400 e 200 tra deputati e senatori - qualificati e volenterosi - non possano fare lo stesso lavoro che oggi fanno gli attuali quasi mille?
"Sì lo credo, ma il problema è un altro: le criticità ci sono, però ci saranno finché, al di là del numero dei componenti, le Camere continueranno a essere private del loro dovere di controllo e di indirizzo sul governo. Governi che sono in genere responsabili delle leggi, ma che impongono abusi dell’urgenza per giustificare i decreti legge, pluralità di voti di fiducia su testi che i parlamentari neppure conoscono e prassi come l’approvazione di proposte di legge “salvo intese”, una formula francamente impensabile. Serve maggiore qualità, non minore quantità, degli eletti".
Ok, questa è la polemica contro i super poteri del governo...
"Non c’è alcuna polemica di segno politico, né contro i partiti, né contro chi li dirige. Qui si tratta solo di evitare che la Costituzione si riduca a un foglio di carta, come temeva Calamandrei, o a un volantino elettorale. Io credo nella politica alta. Che rappresenta i cittadini e interpreta i bisogni del Paese, che non è oligarchia e non subisce i condizionamenti del potere economico".
Chi vota Sì ritiene che oggi, rispetto alla Costituente, non ci sia più bisogno di una rappresentanza così folta in Parlamento...
"Ridurre i componenti può indebolire il Parlamento. Sceneggiate come tagliare poltrone di carta in piazza o atteggiamenti come quelli di chi vota tre volte No e una Sì, esprimono o avversione o sottovalutazione del ruolo della politica, accompagnate da termini come casta, così contribuendo a far crescere la disaffezione dei cittadini anche nei confronti di chi lavora in Parlamento con passione e competenza".
Però se vince il No, cade il governo, si vota, e magari vince la destra...
«Le conseguenze del voto che mi interessano sono solo quelle che riguardano la tenuta della nostra democrazia: modificando solo tre articoli si stravolge l’intero assetto costituzionale del Paese".
Come il direttore di Repubblica Molinari pensa che la vittoria del taglio indebolisca le istituzioni?
"Assolutamente sì, e sarebbe anche il frutto di una disinformazione che impedisce ai cittadini di distinguere tra riforme che servono e quelle che danno più poteri ai vertici dei partiti".
È proprio convinto che la Costituzione non si possa cambiare, magari risparmiando?
"Le riforme sono sempre possibili, come ad esempio quella del sistema elettorale, che vorrei proporzionale ed oggi attribuisce troppo potere di selezione dei candidati ai vertici di partito. Ma quelle della Costituzione richiedono un approfondito confronto e non urla in piazza. Deve essere chiaro che chi si batte per il No s’impegna nella difesa del domani, come ha detto Villone".