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Vincenzo De Luca (Pd) 

Regionali, riciclati e parenti nella corsa alla candidatura. De Luca record: per lui 15 liste

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Il governatore in scadenza gode del sostegno di molti fuoriusciti dal centrodestra. Il caso del figlio del sindaco di Sant’Antimo, comune sciolto per mafia, rifiutato dal Pd e recuperato da Italia Viva
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ROMA - Più che elezioni, transumanze. Interi blocchi di potere che migrano, da destra o da aree grigie, ritenute borderline. Che balzano sul carro di Vincenzo De Luca o (in quota più ristretta) rinsaldano legami con Stefano Caldoro, nella Campania post-Covid dell’annunciato vincitore dem. Che ieri, con 80 pagine postate su Fb tra bilancio e programma, annuncia: "Il futuro è già iniziato". Sotto quale egida, chissà. Con De Luca ci sono anche aspiranti consiglieri indagati (o per voto di scambio in terre di camorra, o per turbativa). Con Caldoro c’è Annarita Patriarca, non solo sposata con un sindaco cosentiniano condannato per legami con la camorra, ma figlia di quel (fu big della Dc) Francesco detto Ciccio 'a promessa, in via definitiva condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

Così, da un lato, il Pd si consegna alla sua sindrome di Stoccolma e, per vincere, rischia di “soccomber…
ROMA - Più che elezioni, transumanze. Interi blocchi di potere che migrano, da destra o da aree grigie, ritenute borderline. Che balzano sul carro di Vincenzo De Luca o (in quota più ristretta) rinsaldano legami con Stefano Caldoro, nella Campania post-Covid dell’annunciato vincitore dem. Che ieri, con 80 pagine postate su Fb tra bilancio e programma, annuncia: "Il futuro è già iniziato". Sotto quale egida, chissà. Con De Luca ci sono anche aspiranti consiglieri indagati (o per voto di scambio in terre di camorra, o per turbativa). Con Caldoro c’è Annarita Patriarca, non solo sposata con un sindaco cosentiniano condannato per legami con la camorra, ma figlia di quel (fu big della Dc) Francesco detto Ciccio 'a promessa, in via definitiva condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

Così, da un lato, il Pd si consegna alla sua sindrome di Stoccolma e, per vincere, rischia di “soccombere” alla prova muscolare del viceré Vincenzo. Il presidente uscente, diventato mister 15 liste, è bacchettato in queste ore anche dal potente dem Goffredo Bettini: "Un po’ esagerate tante liste. Se le civiche non sono espressioni di realtà sociali e culturali, servono solo a svuotare il Pd, unico baluardo anti-destre". Dall’altro lato, Matteo Salvini scende in campo direttamente contro il governatore Pd (con il quale ci furono non pochi e comprensibili feeling, un tempo)."Libereremo la regione dal sistema De Luca", è il grido del Capitano nella trasferta campana in cui forse tardivamente mostra d’aver “digerito” il candidato azzurro Stefano Caldoro, rimasto mestamente a quota 6 liste.

Giungla Campania. Eppure, nonostante le sedie che volano contro il leader del Carroccio e i manganelli che si sollevano - come ieri, a Cava de’ Tirreni - tutto sembra immobile. De Luca per il Pd, Caldoro di Fi e Valeria Ciarambino del M5s sono gli identici candidati di 5 anni fa. Con i primi che avevano già duellato nel 2010, vigilia della vittoria del centrodestra. Un fermo immagine aggravato dai tagli alla Sanità (4 ospedali chiusi solo a Napoli, 45mila posti di lavoro in meno), dalle disuguaglianze, dalle incognite della pandemia.
Liste Zuppone, le avevano già battezzate gli oppositori. E non solo perché con De Luca ci sono Mastella, Pomicino e De Mita. Nella civica Campania Libera ad esempio, lo sceriffo presenta Flora Beneduce, consigliera regionale uscente di Fi, già accusata di voto di scambio e citata, per compravendita del consenso, anche negli atti del recentissimo blitz con 69 arresti a Sant’Antimo, feudo del senatore Fi pluri-indagato Luigi Cesaro.

Un caso nel caso, quel comune sciolto per condizionamenti mafiosi: il governatore ha preso nella propria compagine (candidato con i renziani) sia il figlio del sindaco, non indagato, ma mandato a casa, ovvero Domenico Russo (il Pd non l’aveva voluto, ma è legatissimo a Piero, figlio deputato di De Luca senior); sia Giusy Ferriero, anche lei consigliera di quella assemblea e nipote (per parte di zio) di "un elemento di spicco del clan Puca". "«Ma io mi batto per il territorio, sono incensurata e non accetto accostamenti", ribatte Ferriero. Ma con il viceré ci sono anche Carmine Mocerino e Antonio Tufano, primo e secondo eletto in Fi, 5 anni fa, valore 17mila voti (che passati a De Luca possono valere fino a 34mila). Iv schiera addirittura Ernesto Sica, l’ex sindaco di Pontecagnano condannato per l’attività di dossieraggio contro Caldoro.

Ed ancora, ecco Tommasa De Angelo, moglie di Mario Maggio, l’ex attivista di Fdi che rivendica "sì, sono fascista" e si fregia del saluto romano. Mentre, sul fronte destra, un Caldoro in svantaggio mette in lista la ex sindaca Patriarca, che non vuole portare il peso della "storia pesante del padre", e anche un’attrice, Giovanna Rei. Anche lei estranea alle dinamiche criminali ma figlia di un boss ergastolano, Michele Anastasio. "Fu un incidente di gioventù di mamma, io mai ho avuto a che fare con lui", replica Giovanna. Familiari e zone grigie a parte, parla di "autentico sconforto", e allarga le braccia lo storico Aurelio Musi. "Lo sguardo a queste liste campane provoca frustrazione e disincanto - spiega -. L’intercambiabilità di liste e candidati è ormai il tratto di questa tornata. Dappertutto signori del voto, illustri transumanti, vecchie glorie della cosiddetta Prima Repubblica".