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Veneto, Zaia re dei sondaggi spaventa la Lega. Ecco tutte le mosse dei salviniani per indebolire il governatore

Il governatore Luca Zaia con il premier Giuseppe Conte  (ansa)
L'ultima iniziativa è un diktat della segreteria leghista agli iscritti, attraverso una nota del commissario Lorenzo Fontana: bisogna impegnarsi a tutela della lista ufficiale, perché quella personale del governatore supera di una decina di punti il partito. Una tensione destinata a continuare
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Gli hanno scippato gli assessori, fatto sparire il nome dal simbolo della coalizione e ora chiedono a tutti gli iscritti di votare la lista del partito piuttosto che la sua personale.

La Lega e Matteo Salvini continuano a studiare strategie per ridimensionare il dilagante consenso personale del governatore del Veneto Luca Zaia e limitare il tonfo del Carroccio come partito.

Il diktat della segreteria è stato inoltrato agli iscritti attraverso una nota mandata dal commissario Lorenzo Fontana, il quale ha ribadito l'impegno nella "tutela della lista ufficiale".

Il messaggio è chiaro: sostenere esclusivamente i candidati della Lega e non quelli della lista Zaia, o delle altre compagini satellite. L'ultimo sondaggio di Quorum indica Luca Zaia al 68,4%, padrone assoluto del Veneto, con Arturo Lorenzoni candidato del centrosinistra fermo al 19,6%.

Con un margine così ampio di consensi, con la popolarità che il governatore del Veneto ha acquisito con l'emergenza Covid grazie ai 130 giorni di conferenze stampa quotidiane, ci sono almeno due valutazioni degne di nota: da un lato il partito vuole ribadire la propria forza a prescindere dai singoli in uno dei suoi feudi, dall'altro Matteo Salvini potrebbe non gradire l'avanzata di un personaggio politico spendibile anche sul palcoscenico nazionale. 

La lista Zaia Presidente, ormai da mesi, viene data con dieci punti di distacco dalla lista Lega-Salvini. Ma oggi un sondaggio di Demos per il Gazzettino dà la lista Zaia Presidente addirittura al 44% contro il 14% della Lega: tre volte tanto.

Ha fatto scalpore, ormai un mese fa, lo scippo di tutti gli assessori regionali veneti sempre a opera di Salvini. Gli amministratori, che escono dai cinque anni di governo della regione con una promozione piena, rappresentano un consistente bacino di consenso.

Federico Caner a Treviso, Roberto Marcato e Giuseppe Pan a Padova, Cristiano Corazzari a Rovigo, Elisa De Berti a Verona e Manuela Lanzarin a Vicenza con Nicola Finco, saranno quindi candidati nella lista ufficiale della Lega. E il simbolo della coalizione?

Altra questione quantomeno inconsueta: un ciondolo con scritto Veneto 2020. Del nome Zaia, nemmeno l'ombra. "Quello sarà stampato sulla scheda elettorale", provano a smorzare la polemica i dirigenti leghisti locali. "È stata una scelta coerente con l'impegno espresso dai nostri amministratori in questi cinque anni", spiega Lorenzo Fontana al Mattino di Padova.

"Trovo ragionevole che le sezioni si impegnino a tutela della lista ufficiale. Non si tratta di una distinzione politica: dall'una e dall'altra parte ci sono esclusivamente esponenti della Liga Veneta; vogliamo invece equilibrare le opportunità dei nostri candidati, consapevoli che i sondaggi, fortunatamente, attribuiscono un consenso vastissimo a Luca. Lui stesso ha condiviso senza esitazioni questa scelta, ne abbiamo discusso pacatamente e non sono emersi contrasti seri. Qualche discussione, semmai, c'è stata nella compilazione delle liste, ma l'abbiamo superata senza drammi".
 
 
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