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(ansa)

Un bis al Quirinale, ecco perché Mattarella lo ritiene impossibile

Anche Giuseppe Conte, l'altro giorno, ha rilanciato l'ipotesi. Ma come nasce l'insistenza dei vari schieramenti? Dal fatto che nessuno dispone, al momento, di candidati su cui aggregare maggioranze. L'attuale presidente però ha un'idea precisa sui sette anni al Colle
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Sergio Mattarella in privato ha più volte escluso una sua disponibilità alla rielezione. Sette anni sono già un tempo sufficientemente lungo per un Capo dello Stato, ha spiegato a più di un interlocutore che discretamente provava a sondarlo sul tema.

L'indisponibilità è il frutto di una convinzione culturale profonda, figlia della vecchia scuola costituzionale della sinistra dc, che aveva nel giurista Leopoldo Elia la sua figura più alta, e di cui Mattarella è l'ultimo grande esponente. La convinzione cioè che la Presidenza della Repubblica non può trasformarsi in una monarchia. Perciò Mattarella difficilmente cambierà idea.
 
Perché allora, con insistenza sospetta, l'idea del bis torna ripetutamente d'attualità? L'altro giorno anche Giuseppe Conte l'ha rilanciata di fatto.
 
La richiesta discende dalla paura, nei vari schieramenti, di perdere la partita…
Sergio Mattarella in privato ha più volte escluso una sua disponibilità alla rielezione. Sette anni sono già un tempo sufficientemente lungo per un Capo dello Stato, ha spiegato a più di un interlocutore che discretamente provava a sondarlo sul tema.

L'indisponibilità è il frutto di una convinzione culturale profonda, figlia della vecchia scuola costituzionale della sinistra dc, che aveva nel giurista Leopoldo Elia la sua figura più alta, e di cui Mattarella è l'ultimo grande esponente. La convinzione cioè che la Presidenza della Repubblica non può trasformarsi in una monarchia. Perciò Mattarella difficilmente cambierà idea.
 
Perché allora, con insistenza sospetta, l'idea del bis torna ripetutamente d'attualità? L'altro giorno anche Giuseppe Conte l'ha rilanciata di fatto.
 
La richiesta discende dalla paura, nei vari schieramenti, di perdere la partita del Quirinale, nel febbraio 2022. E siccome nessuno al momento dispone, né nel centrosinistra, né tantomeno a destra, di candidati su cui aggregare maggioranze, allora ci si rifugia nell'attuale inquilino del Colle, che ha svolto il suo compito con mano sicura: una figura di garanzia, che ha finito per tenere a bada i partiti populisti, mantenendo l'Italia nel solco dell'Europa.
 
A fine luglio l'ex premier Enrico Letta aveva detto a Luca Telese, per Tpi.it: "Andranno in ginocchio da Mattarella, e gli chiederanno di fare il secondo mandato. È l'unico che può raccogliere una maggioranza ampia".

A giugno anche un esponente di Fratelli d'Italia, come Francesco Storace, aveva preconizzato un bis al Foglio, persino con i voti della destra. E ad aprile, in pieno lockdown, Luigi Di Maio fece un'apertura in tal senso: i grillini sono passati dalla richiesta di impeachment al sostegno convinto, e oggi sarebbero i primi a votarlo.
 
In un'intervista a Repubblica, lo scorso 26 giugno, Matteo Renzi propose un patto a Pd e M5S per evitare un Orbàn al Colle. Ma la maggioranza giallorossa è preda di demoni imperscrutabili, che faticheranno a fare sintesi su un nome di prestigio.

Tra poco più di un anno il Paese rischia di essere ancor più spostato a destra, con un numero crescente di grandi elettori regionali del centrodestra, per cui non sarà agevole imporre una figura culturalmente di centrosinistra.  "Mario Draghi" - fa notare una vecchia volpe del Parlamento come Gianfranco Rotondi (Forza Italia) -  può essere un nome, a patto che faccia prima un passaggio a palazzo Chigi. Ma nemmeno sottovaluterei la candidatura di Giuseppe Conte, che non avrebbe i voti di Salvini, ma quelli di Forza Italia sì". Conte è in corsa, o egli ritiene di essere in corsa?
 
C'è poi il precedente Napolitano, nel 2013. "Anche lui era restio al bis, si schermiva, ma poi si è fatto portare" sostiene Rotondi, che racconta come l'ex ministro Florentino Sullo, uno dei capi storici della sinistra dc, gli spiegò che durante la Costituente la loro corrente era per porre il divieto in Costituzione alla rielezione del capo dello Stato. Prevaleva, nella sinistra cattolica, la paura dell'uomo forte.
 
L'ipotesi del bis aleggia tuttavia da quindici anni sulla soffocante politica italiana. È il segno della crescente impotenza del sistema.

Iniziò tutto con Carlo Azeglio Ciampi. Sul finire del settennato furono in tanti a sostenere l'idea di una sua rielezione, tra cui lo stesso Rotondi, il leader di An Gianfranco Fini, notabili dc come Vincenzo Scotti e Clemente Mastella, l'Udc di Cesa e Casini, Forza Italia, anche Piero Fassino, allora segretario dei Ds, disse che non vi era alcuna obiezione a un rinnovo. Solo la Lega si smarcò. Poi il centrosinistra vinse le elezioni del 2006 e fece eleggere Giorgio Napolitano. Stavolta i numeri sono questi.