Legge elettorale, il voto sul testo base slitta a giovedì. I dettagli del Brescellum
di VALERIA FORGNONE
La riforma in commissione Affari costituzionali. Prende il nome dal presidente della commissione stessa e si tratta di un Rosatellum a cui vengono tolti i collegi uninominali e assegnati solo i seggi del proporzionale, alzando la soglia di sbarramento al 5 per cento
3 minuti di lettura
Slitta a giovedì pomeriggio il voto sul testo base della legge elettorale, il cosiddetto Brescellum dal nome del presidente pentastellato della commissione stessa, Giuseppe Brescia, che ha tradotto nero su bianco l'accordo raggiunto dalla maggioranza lo scorso autunno (un sistema proporzionale con soglia di sbarramento al 5 per cento e diritto di tribuna per i piccoli partiti). L'adozione del testo era prevista per oggi da parte della commissione Affari costituzionali della Camera.
Il lavoro in commissione
Si allungano così i tempi. La convocazione alle 9 di questa mattina ha portato a un nulla di fatto con i capigruppo di Lega, Fi e Fdi (Igor Iezzi, Francesco Paolo Sisto e Giovanni Donzelli) che hanno chiesto una più approfondita discussione sul Brescellum prima di arrivare al voto. Mentre il Pd con il capogruppo Stefano Ceccanti ha ribadito la volontà di votare oggi come già stabilito. Una riunione dell'ufficio di presidenza ha sciolto il nodo con la decisione del presidente della commissione, Giuseppe Brescia, di fissare per giovedì pomeriggio la votazione dopo il voto finale sul dl Semplificazioni.
Ma in cosa consiste il testo base di cui si parla tanto? Al 99% si tratta del Brescellum, ossia il disegno di legge che prende il nome dal deputato e presidente grillino della commissione Affari costituzionali Giuseppe Brescia. Il Brescellum di fatto è un Rosatellum a cui vengono tolti i collegi uninominali e vengono assegnati solo i seggi del proporzionale, alzando la soglia di sbarramento dal 3 al 5 per cento. La novità è l'introduzione del cosiddetto "diritto di tribuna". Ovvero il partito che supera il quorum in almeno tre circoscrizioni alla Camera e almeno una al Senato ha diritto comunque di eleggere quei suoi rappresentanti anche se non ha raggiunto il 5%. Inoltre le liste rimangono bloccate. E questo comporta il rischio che siano i capipartito a decidere la composizione del Parlamento prima delle elezioni.
Gli schieramenti
Lo 'schema' non è mutato rispetto alle posizioni espresse prima della pausa estiva: come accennato, Leu e Italia viva si asterranno sul voto. "La nostra linea non è cambiata di un millimetro", ha spiegato il capogruppo di Leu Federico Fornaro. "Siamo favorevoli alla calendarizzazione della riforma" in Aula, dove dovrebbe approdare il 28 settembre, come stabilito dalla Conferenza dei capigruppo di Montecitorio. "E siamo favorevoli al proporzionale, ma sulla soglia di sbarramento abbiamo sempre espresso i nostri dubbi, contrarietà e riserve. Quindi ci asterremo", ha precisato Fornaro. Stessa posizione è assunta dai renziani, che però attendono "un'apertura" da parte del Pd sulla sfiducia costruttiva e sul monocameralismo.
L'ok al testo base è però solo un primo piccolo passo: sono ancora da stabilire alcune questioni, come la lunghezza delle liste e l'introduzione delle preferenze, su cui spingono i 5 stelle. E c'è il muro innalzato dal centrodestra contro il proporzionale, definito "veramente pericoloso" da Giancarlo Giorgetti. "Quello che reputo inaccettabile è che si vada verso una legge elettorale proporzionale pura, in cui i partiti torneranno padroni del voto degli elettori e in Parlamento potranno disfare e fare nuove maggioranze a loro piacimento", ha aggiunto l'esponente leghista. Il Brescellum viene invece difeso dal leader dem Nicola Zingaretti, che ha riunito la Direzione per schierare il partito a sostegno del sì al referendum: "La proposta di legge elettorale è un buon testo, sicuramente dovremo ripartire da lì, ascoltando le opposizioni, ma anche i sindaci", ha spiegato il segretario. Ma nel partito cresce il malcontento, con Zanda, Verducci, Fioroni e Cuperlo che si sono espressi per il no al taglio degli eletti.
Intanto, nel cosiddetto 'pacchetto' di riforme concordato dalla maggioranza di governo per controbilanciare gli effetti del taglio dei parlamentari fa parte anche il ddl Fornaro, si tratta di una riforma che porta il nome del capogruppo Leu alla Camera Federico Fornaro, primo firmatario e relatore e che interviene sugli articoli 57 e 83 della Costituzione. Il ddl costituzionale, all'esame della commissione Affari costituzionali della Camera, prevede la modifica della base elettorale del Senato da regionale a circoscrizionale e la riduzione del numero dei delegati regionali per l'elezione del capo dello Stato. Il risultato sarebbe quello di avere un "bicameralismo perfettissimo", come lo ha definito di recente il renziano Roberto Giachetti, con due camere esattamente uguali? "Obiezione fondata - ha spiegato il deputato Leu - ma vale anche il contrario. Dopo il '92 il limite di tutti i sistemi elettorali è stato quello di creare maggioranze differenti tra Camera e Senato. Il caso più eclatante è stato nel 2013 con il Porcellum. Con la mia legge si risolve il problema della compressione della rappresentanza politica dovuta al taglio dei parlamentari, dando la possibilità di creare per il Senato circoscrizioni pluriregionali. Inoltre con il sistema delle circoscrizioni si può avere il recupero dei resti a livello nazionale con relativa attribuzione dei seggi. Quindi il sistema elettorale del Senato diventerebbe più coerente con quello della Camera, favorendo la stabilità degli esecutivi". Il termine degli emendamenti è scaduto ieri e la riforma dovrebbe approdare in Aula il 25 settembre.