VENEZIA - Zaia contro Zaia, perché il terzo trionfo sia meglio di quelli precedenti. O Zaia contro la Lega, il suo partito, sempre più sovranista e sempre meno voce del nord. O Zaia contro Salvini, l'amministratore locale che sfida e sovrasta il segretario nazionale. Sono tanti i temi di questa tornata elettorale delle regionali in Veneto, ma nessuno sembra riguardare il centrosinistra e una sua adeguata offensiva alla corazzata leghista. La sfida del 20 e 21 settembre prossimi è tutta interna al partito di Matteo Salvini, che in queste terre ha concepito un prototipo leghista nuovo, preparato e mai sopra le righe: Luca Zaia. È lui l'uomo del possibile 70% di gradimento, come rilevano i sondaggi di Ilvo Diamanti. Le sue quotazioni, già alte prima della pandemia, sono letteralmente schizzate durante il lockdown. Zaia, politico navigato, più simile ai vecchi Dc che non agli sceriffi leghisti, si è inventato la conferenza stampa perpetua. Ben 130 giorni consecutivi di conferenze stampa in diretta Facebook, con un plotone di giornalisti schierati a fare domande e lui, puntualmente, giorno dopo giorno, a fornire dati, ordinanze, novità, a lanciare appelli. Nell'era della disintermediazione, dove ogni politico parla a ruota libera attraverso i propri canali social, Zaia fa qualcosa di diverso. Fonde ribalta e retroscena e consente a tutti di sentire le domande e le relative risposte. Il punto stampa delle 12.30 è diventato un appuntamento fisso, con migliaia di accessi, centinaia di messaggi e una popolarità che in pochi mesi è salita alle stelle. Al punto da impensierire il segretario in felpa che, a un certo punto, ha cominciato a vedere all'orizzonte delle elezioni in Veneto un esito per nulla gradito: la lista di Zaia presidente che stacca con percentuali bulgare quella ufficiale della Lega. Allora da via Bellerio sono partiti due ordini che agitano non poco la base leghista veneta. Il primo: tutti gli assessori della giunta uscente, generalmente portatori di voti, vanno candidati nella lista della Lega e non in quella di Zaia. Il secondo: la richiesta ufficiale da parte del commissario Lorenzo Fontana di votare il partito e non la lista personale del presidente. Zaia si avvicina così ad ampie falcate alla sua terza vittoria, dopo la prima del 2010, con due obiettivi: completare la Pedemontana veneta e chiudere la partita sull'autonomia regionale.
SPECIALE REGIONI AL VOTO. Leggi anche:
-LA LIGURIA
-LA TOSCANA
-LA PUGLIA
-LA CAMPANIA
Il centrosinistra si presenta alla sfida elettorale con il candidato civico Arturo Lorenzoni, autore di un autentico miracolo nelle elezioni amministrative a Padova di tre anni fa, quando fu defenestrato il leghista Massimo Bitonci grazie all'apporto di una coalizione nuova, nata dal basso. Tuttavia, il professore di Economia dell'Energia all'Università di Padova non sembra avere lo stesso mordente a livello regionale. Il Pd, alla fine, ha scelto di non scegliere. Nessun candiato dem, una semplice convergenza sulla candidatura di Lorenzoni. Patto con i Cinque Stelle, nemmeno a parlarne. Per sei-sette mesi non c'è stata partita tra i due contendenti principali. A Zaia il palcoscenico quotidiano, Lorenzoni spesso non pervenuto. In un paradosso figlio di questo anno terribile, Lorenzoni registra la sua curva ascendente in termini di popolarità nel momento in cui comunica la sua positività al Covid-19, con lo svenimento in diretta Facebook dei giorni successivi, la convalescenza e la quarantena. Il candidato invisibile che, improvvisamente, diventa riconoscibile per la sua fragilità. Vedremo quanto potrà incidere rispetto alla percentuale del 19.6% che Quorum gli attribuisce con uno degli ultimi sondaggi.
In lizza per la carica di Presidente della Regione Veneto ci sono in tutto 9 candidati per 17 liste: Luca Zaia, Arturo Lorenzoni, Enrico Cappelletti per il M5s, Daniela Sbrollini per Italia Viva, Antonio Guadagnini per i venetisti indipendentisti, Simonetta Rubinato per gli autonomisti di centrosinistra, Paolo Benvegnù per Rifondazione comunista, Patrizia Bartelle per Veneto Ecologia e Libertà e Paolo Girotto per i negazionisti del Covid e no-vax. Forza Italia a Verona stringe il patto con Flavio Tosi, che piazza il suo scudiero Alberto Bozza. Mentre la destra sociale di Fratelli d'Italia punta a un 13-15%, accalappiando anche parte dei voti di Forza Nuova. Ma il politologo Paolo Feltrin pone l'accento su quello che potrebbe essere il vero grande nemico di queste elezioni: l'astensionismo. La pandemia potrebbe far calare l'affluenza sotto il 50%.
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