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Referendum, il sondaggista Pietro Vento: "A sorpresa il taglio dei parlamentari ha coinvolto i cittadini"

Il direttore dell'istituto Demopolis: "La consultazione di Renzi vide più partecipazione, ma quello fu un voto sul suo governo"
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Roma- "Il referendum sul taglio dei parlamentari non è rimasto un quesito per gli addetti ai lavori. Certamente le Regionali hanno fatto da traino all'affluenza. Non credo raggiungerà tuttavia la partecipazione che si ebbe al referendum sulla riforma di Renzi: alla stessa ora quattro anni fa l'affluenza era superiore di 26 punti. Ma si votava in un giorno solo". Pietro Vento, direttore dell'istituto Demopolis, sta elaborando i primi dati sull'Election day.

Vento, cosa indica questo trend di affluenza?
"Ad un primo sguardo sui dati delle 19, l'effetto Covid sul voto si avverte, ma in dimensione inferiore rispetto ai timori della vigilia. È piuttosto complesso confrontare, in termini di previsione finale, il 30% delle 19 di questa competizione elettorale con i precedenti degli ultimi anni, nelle quali era possibile votare in una giornata unica, la sola domenica sino alle 23".

Però lei quali previsioni si sente di fare…
Roma- "Il referendum sul taglio dei parlamentari non è rimasto un quesito per gli addetti ai lavori. Certamente le Regionali hanno fatto da traino all'affluenza. Non credo raggiungerà tuttavia la partecipazione che si ebbe al referendum sulla riforma di Renzi: alla stessa ora quattro anni fa l'affluenza era superiore di 26 punti. Ma si votava in un giorno solo". Pietro Vento, direttore dell'istituto Demopolis, sta elaborando i primi dati sull'Election day.

Vento, cosa indica questo trend di affluenza?
"Ad un primo sguardo sui dati delle 19, l'effetto Covid sul voto si avverte, ma in dimensione inferiore rispetto ai timori della vigilia. È piuttosto complesso confrontare, in termini di previsione finale, il 30% delle 19 di questa competizione elettorale con i precedenti degli ultimi anni, nelle quali era possibile votare in una giornata unica, la sola domenica sino alle 23".

Però lei quali previsioni si sente di fare?
"La proiezione è che, tenuto conto della disabitudine degli italiani a votare nella mattinata del secondo giorno, il 40% sarà raggiunto tranquillamente e probabilmente superato. Forse si sfiorerà il 50%, ovvero quasi un italiano su due voterà per il referendum".

Dati lontani da quello che accadde nel 2016 nel referendum sulla riforma di Renzi.
"Sempre soffermandoci sui dati a disposizione, la partecipazione a questo referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari appare comunque significativa: non è rimasta limitata agli "addetti ai lavori". E' vero, l'affluenza del 30% è ben lontana (-26 punti) dal dato analogo rilevato alle 19 nel dicembre 2016, in occasione del precedente referendum costituzionale voluto da Matteo Renzi. Allora votò il 56% degli italiani che divenne poi 65% alle 23".

Come mai? Fu un referendum più sentito?
"L'errore politico di Renzi fu quello di tramutare quel referendum in un voto sul governo. Ma proprio per questo gli elettori andarono a votare, lasciando il merito del quesito in secondo piano".

Questa volta a "dopare" l'affluenza sono state le Regionali?
"Doping è forse un termine eccessivo. Però in questa occasione, pur in presenza di una bassa motivazione al voto rilevata da Demopolis e di un certo timore Covid, il traino delle contestuali elezioni in 7 Regioni e in circa mille comuni - cosa mai verificata - ha fatto gioco, incrementando di 7-8 punti l'affluenza nelle regioni del Centro Nord interessate dal voto amministrativo (Valle d'Aosta, Veneto, Liguria, Toscana e Marche in particolare). Analizzando gli altri contesti, oltre media sono Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna, mentre il voto referendario non sembra avere appassionato per nulla gli elettori di Sicilia e Sardegna, dove la partecipazione è molto bassa".