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Nicola Zingaretti, segretario del Pd (ansa)

Ecco il "decalogo" di Zingaretti che rivoluzionerà le Camere

La sfida del segretario Pd per superare il bicameralismo. Il documento approderà in Parlamento la prossima settimana, ma Repubblica lo ha visionato in anteprima
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ROMA - Dieci articoli, un decalogo per superare il bicameralismo paritario e rendere le Regioni protagoniste dei lavori del Senato. Che Repubblica ha visto in anteprima. Un testo già pronto, un “articolato”, brutto tecnicismo per riassumere con una parola la scansione dei singoli articoli - dieci, per l’appunto - che saranno depositati e cambieranno profondamente l’attuale vita parlamentare. Quelle due Camere, Montecitorio e Palazzo Madama, che fanno esattamente le stesse cose. Con una perdita di tempo che è sotto gli occhi di tutti. Non mancheranno, di certo, anche questa volta gli appelli per lasciare tutto com’è, all’insegna della Costituzione per l’eternità in naftalina, ma il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, ci punta tutto.

Tant’è che al giorno “x” - la prossima settimana quando il “decalogo” verrà presentato con una conferenza stampa - mancano solo pochi passi:…
ROMA - Dieci articoli, un decalogo per superare il bicameralismo paritario e rendere le Regioni protagoniste dei lavori del Senato. Che Repubblica ha visto in anteprima. Un testo già pronto, un “articolato”, brutto tecnicismo per riassumere con una parola la scansione dei singoli articoli - dieci, per l’appunto - che saranno depositati e cambieranno profondamente l’attuale vita parlamentare. Quelle due Camere, Montecitorio e Palazzo Madama, che fanno esattamente le stesse cose. Con una perdita di tempo che è sotto gli occhi di tutti. Non mancheranno, di certo, anche questa volta gli appelli per lasciare tutto com’è, all’insegna della Costituzione per l’eternità in naftalina, ma il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, ci punta tutto.

Tant’è che al giorno “x” - la prossima settimana quando il “decalogo” verrà presentato con una conferenza stampa - mancano solo pochi passi: una conference call in cui Zingaretti e i materiali estensori - il deputato Stefano Ceccanti, il senatore Dario Parrini, la responsabile Riforme del Pd, Roberta Pinotti - faranno l’ultimo check sul testo. Che nasce sulle idee dell’ex presidente della Camera, Luciano Violante, e del costituzionalista Enzo Cheli. A Parrini, presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, strappiamo una battuta: “Dopo il Sì al referendum bisogna accelerare sulle riforme di sistema. Non c'è un minuto da perdere. La riduzione del numero dei parlamentari è un punto di partenza, non uno di arrivo"
 

La "sfiducia costruttiva"

Mettere mano alla Costituzione è sempre una sfida. Toccare il bicameralismo, oggi paritario, fa salire la sfida a mille. Ma ecco cosa ci sarà nel “decalogo”. L'obiettivo è garantire la stabilità dei governi introducendo la "sfiducia costruttiva", cioè un meccanismo tipico del modello tedesco (quindi coerente con il Brescellum), la legge elettorale proporzionale con la soglia di sbarramento (per ora) al 5% (ma scenderà sicuramente al 4%). In questa maniera nessun governo può essere sfiduciato se,  contemporaneamente,  non si approva a maggioranza assoluta dei componenti una mozione che contiene il nome del nuovo presidente del consiglio.


Il nuovo potere del capo dello Stato

Il presidente della Repubblica, in aggiunta al potere di nomina dei ministri su proposta del premier, avrà anche il potere di revocarli, ma su indicazione dello stesso premier. Oggi invece un ministro può essere mandato a casa solo dopo una mozione di sfiducia individuale.  Anche questo meccanismo è in sintonia con quello tedesco.


Camera e Senato faranno cose diverse

Le due Camere, che pure restano entrambe elette a suffragio universale e sono titolari in maniera condivisa del potere di dare la fiducia, avranno funzioni diverse. Anche la riforma costituzionale Renzi-Boschi del 2016 (bocciata nel referendum del 4 dicembre di quell’anno) perseguiva lo stesso obiettivo, ma togliendo al Senato il potere di dare la fiducia ed eliminando la sua elezione diretta. Nel “decalogo” di Zingaretti, invece, il Senato resta ad elezione diretta e sarà anche contitolare della fiducia. Ma le due Camere avranno compiti differenti. Vediamo quali.
 

Compiti e funzioni del Senato

A palazzo Madama, in via esclusiva, toccheranno il potere d’inchiesta e la rappresentanza delle Regioni. Con una novità. I consigli regionali, a maggioranza assoluta, indicheranno tra i loro consiglieri un componente del Senato. I 200 membri del Senato eletti dal popolo diventeranno quindi 221, perché ognuna delle Regioni o Province autonome (Trento e Bolzano) potranno eleggere un senatore. I senatori aggiuntivi, espressione dei territori, avranno tutti i poteri dei colleghi, ma non potranno essere presenti quando il Parlamento si riunisce in seduta comune.
 

Il nuovo potere della Camera: stop alla “doppia conforme”

Sarà Montecitorio la futura star. Perché lì sarà detta l’ultima parola sulle leggi. Ecco come si svolgerà il procedimento legislativo: un progetto di legge sarà esaminato in prima battuta dalla Camera, e da essa sarà approvato. Il Senato potrà chiedere di visionarlo, ma l’ultima parola spetterà sempre della Camera. Una rivoluzione a tutti gli effetti, perché non ci sarà più bisogno per forza della cosiddetta “doppia conforme”, cioè due distinti voti, dei distinti emicicli, su un testo esattamente identico, anche nelle virgole. Un testo fotocopia, per capirci.
 

Le sedute comuni

Nel progetto Zingaretti il Senato non diventa un simulacro, come avrebbero voluto Renzi e Boschi. Camera e Senato si riuniranno assieme, con una funzione di indirizzo e discussione politica determinanti. Ovviamente ciò avverrà a Montecitorio, l’Aula che adesso può ben contenere i futuri 600 parlamentari. In seduta comune andranno fiducia, mozioni di sfiducia, leggi di bilancio e leggi costituzionali, l’autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali, l’autorizzazione all’indebitamento, la formulazione di indirizzo al premier alla vigilia dei consigli europei.