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(agf)

Soldi e calcetto: la strana passione di Fratelli d’Italia

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Indagini sugli affari fra la Divisione calcio a 5 e l’ente Opes che gravita nell’orbita del partito
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ROMA — Una rete che intreccia il calcetto e la politica. La relazione di un organo di vigilanza che ipotizza reati che vanno dalla malversazione ai danni della pubblica amministrazione alla falsa fatturazione, dall’indebita percezione di erogazioni alla truffa aggravata. Una serie di triangolazioni con operazioni poco chiare per gestire fondi pubblici. E uno scandalo che minaccia di travolgere il Calcio a 5 italiano.
Il 17 luglio 2020 Giuseppe Caridi si presenta in procura a Roma con un pensiero in testa e una denuncia in tasca. È da poco diventato Commissario straordinario della Divisione calcio a 5 dopo le dimissioni del presidente Andrea Montemurro, coinvolto in un sexgate (accusato di aver fatto confidenze a un dirigente che gli prometteva di fargli incontrare una ragazza). Caridi è preoccupato. Ha in mano una relazione dell’Organo di vigilanza della Lega Nazionale Dilettanti — di cui fa parte il settore del calcio a 5 — che punta l&rsqu…
ROMA — Una rete che intreccia il calcetto e la politica. La relazione di un organo di vigilanza che ipotizza reati che vanno dalla malversazione ai danni della pubblica amministrazione alla falsa fatturazione, dall’indebita percezione di erogazioni alla truffa aggravata. Una serie di triangolazioni con operazioni poco chiare per gestire fondi pubblici. E uno scandalo che minaccia di travolgere il Calcio a 5 italiano.
Il 17 luglio 2020 Giuseppe Caridi si presenta in procura a Roma con un pensiero in testa e una denuncia in tasca. È da poco diventato Commissario straordinario della Divisione calcio a 5 dopo le dimissioni del presidente Andrea Montemurro, coinvolto in un sexgate (accusato di aver fatto confidenze a un dirigente che gli prometteva di fargli incontrare una ragazza). Caridi è preoccupato. Ha in mano una relazione dell’Organo di vigilanza della Lega Nazionale Dilettanti — di cui fa parte il settore del calcio a 5 — che punta l’indice contro varie «irregolarità di gestione». Protagonisti: la Divisione calcio a 5 e l’ente di promozione sportiva Opes Italia, fortemente permeato da Fratelli d’Italia, partito di cui Montemurro è sostenitore. Quando Montemurro dà alle stampe il suo libro “Miracolo Islanda” per SportItalia Edizioni, una prefazione la firma proprio Giorgia Meloni (l’altra il n.1 del Coni Giovanni Malagò).

Sotto la lente c’è un progetto sociale, “In campo diversi ma uguali”. Lo promuove Opes: la sigla sta per Organizzazione per l’educazione nello sport, è un ente di promozione sportiva affiliato al Coni. Al vertice ha Marco Perissa, ex presidente di Gioventù Nazionale, le “giovanili” di Fratelli d’Italia, ruolo che ereditò da Giorgia Meloni (oggi il presidente è Fabio Roscani, anche lui impiegato di Opes). Per quel progetto, l’ente ottiene dal Dipartimento alle Pari opportunità un finanziamento pubblico fino a 125 mila euro. Nell’aprile 2018 costituisce un’Associazione temporanea di scopo con altri enti. Tra questi, la Divisione calcio a 5, che riceve una quota di spettanza di 40 mila euro.

Cosa faccia il Calcio a 5 di quei soldi è proprio ciò che preoccupa l’organo di vigilanza. Perché la cifra, iscritta a bilancio fra i ricavi, nelle casse della Divisione non entrerà mai. Nel 2019 l’allora n.1 Montemurro chiede a Opes l’erogazione dei primi 19 mila euro — resteranno gli ultimi — come rimborso di tre fatture per lavori su questo progetto. La prima di 4 mila euro pagati per “consulenza, coordinamento e pianificazione degli eventi progettuali” a Marco Perissa. Sì, lo stesso presidente di Opes. Perissa emette la relativa fattura a novembre. È la fattura numero 1, anche se siamo quasi a fine 2019. E, soprattutto, la partita Iva che utilizza risulta chiusa da tempo. Ma non basta: anche le altre due fatture sono emesse da società riconducibili ai vertici di Opes. Una da 5 mila euro pagati all’Agenzia Elite Social Media Teams: l’amministratore è Andrea Bigioni, uno dei vice presidenti di Opes, più volte nelle liste di Fratelli d’Italia. E il socio di maggioranza all’80% è Juri Morico, segretario generale di Opes e braccio destro di Perissa. L’altra fattura, da 10 mila euro per materiale e gadget, è emessa da Sport Marketing Management che ha come socio al 50% Emiliano Lodi, anche lui dirigente di Opes. In sintesi: Opes accede a contributi pubblici in associazione con altri enti, ne gira una parte alla Divisione calcio a 5, e il Calcio a 5 li usa per pagare società riconducibili agli stessi vertici di Opes.
Tutto questo è oggetto dell’esposto presentato in procura da Caridi: l’organo di vigilanza ritiene — si legge nella denuncia querela — “oltremodo verosimile” che Perissa e gli altri “ottenessero grazie alla compiacenza di soggetti interni alla Divisione calcio a 5 il pagamento di somme non dovute, a fronte di prestazioni mai effettuate”.

Ma il legame tra Montemurro, Opes e Fratelli d’Italia è profondo. A settembre 2018 la Divisione calcio a 5 affida a Opes l’organizzazione di un Campionato Over 40 a Terracina, dove era sindaco Nicola Procaccini di Fratelli d’Italia. L’ente viene retribuito con 14.829 euro dalla Divisione, che a sua volta ottiene un contributo di 10 mila euro dal Comune. Eppure da regolamento solo la Divisione può organizzare tornei di calcetto ufficiali.

Poi c’è il Premio Gaetano Scirea, assegnato nel 2017 a Montemurro proprio da Opes, nell’ambito dell’evento “Roma Sport Experience”, per essere “il più giovane presidente di una federazione”. Peccato che il calcio a 5 non sia una federazione: ciò nonostante, la Divisione ha liquidato una fattura da 2 mila euro per la partecipazione all’evento e il noleggio di uno stand.

C’è quindi il nodo delle tv. Dalla Rai, il calcio a 5 incassa alcune decine di migliaia di euro all’anno dalla vendita dei diritti. Poi, però, paga un canale privato, SportItalia per trasmettere due gare a settimana: 158.500 euro, in base all’accodo siglato da Montemurro, più altri 57 mila per due trasmissioni tv sul calcetto e 14.500 euro per gestire la comunicazione. In cambio, SportItalia offre spazi pubblicitari «per un valore di 225 mila euro». Ma che alla Divisione non risultano aver fruttato un euro. L’anomalia è che per contratti sopra i 100 mila euro la Divisione avrebbe dovuto chiedere l’autorizzazione alla Lega Dilettanti. Ma al momento del rinnovo del 2019 la cifra è stata spalmata in due contratti con due soggetti giuridici, entrambi però riferibili alla stessa persona, Michele Criscitiello, direttore di SportItalia. Che poi è la società che ha pubblicato il libro di Montemurro.

A pochi mesi dal voto per il rinnovo dei vertici, nella Divisione è in atto una guerra. Su cui indagano anche la Procura della Federcalcio e la Procura generale dello Sport.