Ferrara e la vittoria inaspettata a Chieti: "Importante l'apporto dei 5S per strappare la città alla destra"
Giovanna Casadio , di GIOVANNA CASADIOIl medico di 66 anni, candidato del centrosinistra, è stato eletto sindaco in Abruzzo: "In giunta ci sarà un assessore grillino"
“Nicola Zingaretti mi ha telefonato e ha detto che la mia vittoria è stata un miracolo”. Diego Ferarra, medico, 66 anni, è il nuovo sindaco di Chieti, la città che ha sempre guardato più a destra tra i capoluoghi abruzzesi, tanto che bisogna risalire al 2005 per rintracciare un sindaco di centrosinistra. Ferrara ha sconfitto il leghista Fabrizio Di Stefano. E ora Chieti avrà in giunta anche un assessore grillino.
Sindaco Ferrara, la prima reazione quale è stata? Di incredulità?
“L’incredulità veramente è stata al primo turno, perché ero sicuro che il mio sfidante, Di Stefano, avrebbe vinto subito. Pensavo mi avrebbe surclassato. Solo dopo, quando siamo andati al ballottaggio, solo allora ho cominciato a sperarci. Il ballottaggio del resto, come si sa, è tutta un’altra storia. E comunque lunedì sera ritenevo ancora che avrebbe vinto il centrodestra, magari di m…
Sindaco Ferrara, la prima reazione quale è stata? Di incredulità?
“L’incredulità veramente è stata al primo turno, perché ero sicuro che il mio sfidante, Di Stefano, avrebbe vinto subito. Pensavo mi avrebbe surclassato. Solo dopo, quando siamo andati al ballottaggio, solo allora ho cominciato a sperarci. Il ballottaggio del resto, come si sa, è tutta un’altra storia. E comunque lunedì sera ritenevo ancora che avrebbe vinto il centrodestra, magari di m…
“Nicola Zingaretti mi ha telefonato e ha detto che la mia vittoria è stata un miracolo”. Diego Ferarra, medico, 66 anni, è il nuovo sindaco di Chieti, la città che ha sempre guardato più a destra tra i capoluoghi abruzzesi, tanto che bisogna risalire al 2005 per rintracciare un sindaco di centrosinistra. Ferrara ha sconfitto il leghista Fabrizio Di Stefano. E ora Chieti avrà in giunta anche un assessore grillino.
Sindaco Ferrara, la prima reazione quale è stata? Di incredulità?
“L’incredulità veramente è stata al primo turno, perché ero sicuro che il mio sfidante, Di Stefano, avrebbe vinto subito. Pensavo mi avrebbe surclassato. Solo dopo, quando siamo andati al ballottaggio, solo allora ho cominciato a sperarci. Il ballottaggio del resto, come si sa, è tutta un’altra storia. E comunque lunedì sera ritenevo ancora che avrebbe vinto il centrodestra, magari di misura. Quando ho visto i numeri, che sono stati subito a mio vantaggio, mi sono meravigliato, sì. È stata una bella vittoria, che ci ha riempiti di gioia”.
Eppure nel mese di marzo, lei aveva rinunciato a candidarsi per non abbandonare i pazienti in piena pandemia, è così?
“Sì. Era il 9 marzo, quando cominciò il panico delle persone che partivano da Milano per tornare nelle loro città al Sud, prima del lockdown. Non mi sentii allora di abbandonare i miei pazienti. Poi anche la campagna elettorale si è fermata, le elezioni sono slittate. E a maggio, mi è stato rinnovato l’invito, segno che c’era una certa fiducia nei miei confronti. Ho detto di sì, ma all’inizio ho fatto fatica a carburare in campagna elettorale, perché venivo da tre mesi di lavoro duro: ero provato”.
Il ribaltone in una città tradizionalmente di destra a cosa è dovuto?
“Ho 66 anni, mi conoscono anche le pietre, faccio da 41 anni il medico. Credo di avere rappresentato il tessuto connettivo della città. La gente si è fidata di me e della mia appartenenza all’area di centrosinistra. Chieti più che di destra, è democristiana. Però c’è stato un risveglio della città. Molti che mi conoscevano, con cui avevamo fatto il Sessantotto, mi hanno detto: 'Se non ti fossi candidato tu, non avremmo votato'".
Sono stati decisivi gli appoggi e le indicazioni di voto sia dell’imprenditore De Cesare che dei grillini?
“Sono stati importanti, ma non decisivi. I voti sono arrivati da chi ha creduto in me. Gli amici mi hanno detto 'Die’, avresti vinto lo stesso'. So di volere essere il sindaco di tutti, direi il medico di tutti, e anche il padre di famiglia. Ho tre figli e quattro nipoti, alla famiglia tengo più che a qualsiasi altra cosa”.
Però anche le divisioni e la resa dei conti nel centrodestra l’hanno aiutata?
“Penso di sì. L’abbraccio di Mauro Febbo, l’assessore regionale che al primo turno aveva sostenuto Bruno Di Iorio, e aveva ferocemente attaccato Di Stefano, credo sia stato mortale. Gli elettori non hanno capito”.
È stato portato in trionfo dopo la vittoria, e si è fatto offrire il caffè dal suo avversario?
“Sì, è stato simpatico. La domenica delle elezioni ero andato con un gruppo di amici nel bar Casina dei tigli e avevo telefonato a Di Stefano per il quale ho simpatia umana. Mi ha detto: pago io, non ti permettere di pagare”.
La Lega in Abruzzo non sfonda più?
“Non lo so. Penso comunque che sia stata una sconfitta cocente per il centrodestra, dove certamente ci sarà un regolamento dei conti. Ma certo a me questo non interessa. Ho molti problemi da affrontare, a cominciare dalla revisione dei conti dell’amministrazione”.
I rapporti con i 5Stelle. Entreranno in giunta?
“Sì. I pentastellati metteranno un loro assessore in giunta”.
È vero che Luciano D’Alfonso, l’ex govenatore abruzzese e senatore, è stato il convitato di pietra nella sfida per le comunali nella regione?
“Assolutamente no, io neppure lo conosco. È un mantra della destra”.
Sindaco Ferrara, la prima reazione quale è stata? Di incredulità?
“L’incredulità veramente è stata al primo turno, perché ero sicuro che il mio sfidante, Di Stefano, avrebbe vinto subito. Pensavo mi avrebbe surclassato. Solo dopo, quando siamo andati al ballottaggio, solo allora ho cominciato a sperarci. Il ballottaggio del resto, come si sa, è tutta un’altra storia. E comunque lunedì sera ritenevo ancora che avrebbe vinto il centrodestra, magari di misura. Quando ho visto i numeri, che sono stati subito a mio vantaggio, mi sono meravigliato, sì. È stata una bella vittoria, che ci ha riempiti di gioia”.
Eppure nel mese di marzo, lei aveva rinunciato a candidarsi per non abbandonare i pazienti in piena pandemia, è così?
“Sì. Era il 9 marzo, quando cominciò il panico delle persone che partivano da Milano per tornare nelle loro città al Sud, prima del lockdown. Non mi sentii allora di abbandonare i miei pazienti. Poi anche la campagna elettorale si è fermata, le elezioni sono slittate. E a maggio, mi è stato rinnovato l’invito, segno che c’era una certa fiducia nei miei confronti. Ho detto di sì, ma all’inizio ho fatto fatica a carburare in campagna elettorale, perché venivo da tre mesi di lavoro duro: ero provato”.
Il ribaltone in una città tradizionalmente di destra a cosa è dovuto?
“Ho 66 anni, mi conoscono anche le pietre, faccio da 41 anni il medico. Credo di avere rappresentato il tessuto connettivo della città. La gente si è fidata di me e della mia appartenenza all’area di centrosinistra. Chieti più che di destra, è democristiana. Però c’è stato un risveglio della città. Molti che mi conoscevano, con cui avevamo fatto il Sessantotto, mi hanno detto: 'Se non ti fossi candidato tu, non avremmo votato'".
Sono stati decisivi gli appoggi e le indicazioni di voto sia dell’imprenditore De Cesare che dei grillini?
“Sono stati importanti, ma non decisivi. I voti sono arrivati da chi ha creduto in me. Gli amici mi hanno detto 'Die’, avresti vinto lo stesso'. So di volere essere il sindaco di tutti, direi il medico di tutti, e anche il padre di famiglia. Ho tre figli e quattro nipoti, alla famiglia tengo più che a qualsiasi altra cosa”.
Però anche le divisioni e la resa dei conti nel centrodestra l’hanno aiutata?
“Penso di sì. L’abbraccio di Mauro Febbo, l’assessore regionale che al primo turno aveva sostenuto Bruno Di Iorio, e aveva ferocemente attaccato Di Stefano, credo sia stato mortale. Gli elettori non hanno capito”.
È stato portato in trionfo dopo la vittoria, e si è fatto offrire il caffè dal suo avversario?
“Sì, è stato simpatico. La domenica delle elezioni ero andato con un gruppo di amici nel bar Casina dei tigli e avevo telefonato a Di Stefano per il quale ho simpatia umana. Mi ha detto: pago io, non ti permettere di pagare”.
La Lega in Abruzzo non sfonda più?
“Non lo so. Penso comunque che sia stata una sconfitta cocente per il centrodestra, dove certamente ci sarà un regolamento dei conti. Ma certo a me questo non interessa. Ho molti problemi da affrontare, a cominciare dalla revisione dei conti dell’amministrazione”.
I rapporti con i 5Stelle. Entreranno in giunta?
“Sì. I pentastellati metteranno un loro assessore in giunta”.
È vero che Luciano D’Alfonso, l’ex govenatore abruzzese e senatore, è stato il convitato di pietra nella sfida per le comunali nella regione?
“Assolutamente no, io neppure lo conosco. È un mantra della destra”.