Salvini vede Giorgetti, ma tira dritto: niente svolta al centro
Carmelo Lopapa , di CARMELO LOPAPATra i due confronto “lungo, franco e cordiale”. Si allarga la segreteria: dentro c'è anche Zaia
ROMA - "Qui si tratta di capire che cosa vogliamo diventare, che ne vuoi fare di questo partito". Tarda mattinata, nel salotto dell’ufficio di Matteo Salvini nel Palazzo dei gruppi al Senato c’è Giancarlo Giorgetti. I due hanno parecchio da dirsi e da chiarirsi, dopo il risultato non entusiasmante delle regionali e il tonfo delle amministrative. E se incontro del disgelo doveva essere, non lo è stato fino in fondo. Ognuno resta della sua opinione, sebbene come sempre andranno avanti senza strappi, anzi, cercando di lavorare ancor più in tandem, è l’impegno finale. Lasciano insieme il Palazzo e fianco a fianco si dirigono verso Montecitorio e il 13 presiederanno un vertice con gli europarlamentari (Giorgetti è responsabile esteri).
Un’ora a quattr’occhi per un incontro che le fonti leghiste definiscono "lungo, franco e cordiale". Laddove "franco" sta per "non formale", assai schiett…
Un’ora a quattr’occhi per un incontro che le fonti leghiste definiscono "lungo, franco e cordiale". Laddove "franco" sta per "non formale", assai schiett…
ROMA - "Qui si tratta di capire che cosa vogliamo diventare, che ne vuoi fare di questo partito". Tarda mattinata, nel salotto dell’ufficio di Matteo Salvini nel Palazzo dei gruppi al Senato c’è Giancarlo Giorgetti. I due hanno parecchio da dirsi e da chiarirsi, dopo il risultato non entusiasmante delle regionali e il tonfo delle amministrative. E se incontro del disgelo doveva essere, non lo è stato fino in fondo. Ognuno resta della sua opinione, sebbene come sempre andranno avanti senza strappi, anzi, cercando di lavorare ancor più in tandem, è l’impegno finale. Lasciano insieme il Palazzo e fianco a fianco si dirigono verso Montecitorio e il 13 presiederanno un vertice con gli europarlamentari (Giorgetti è responsabile esteri).
Un’ora a quattr’occhi per un incontro che le fonti leghiste definiscono "lungo, franco e cordiale". Laddove "franco" sta per "non formale", assai schietto.
Al capo non era per nulla piaciuta l’uscita dell’amico che nel giorno del processo, sabato scorso a Catania, ha detto chiaramente che servirebbe un "movimento verso il centro" e l’apertura del dialogo col Ppe. Ieri, a porte chiuse, Salvini gli ha risposto che "quella roba" non lo ha convinto affatto. Che gli elettori, a suo dire, non capirebbero una virata della Lega. Resta convinto che coi popolari della Merkel il suo partito non abbia nulla a che spartire. A “Giancarlo” il leader dà però la sua disponibilità a confrontarsi di più, ad «ascoltare» le varie anime. Non a caso ha deciso di farsi supportare d’ora in poi da una segreteria politica della quale è stato appena completato l’organico.
La composizione viene estesa a una trentina di dirigenti, diventa un politburo, e sarà presentato forse già la prossima settimana. Dentro, coi tre vicesegretari e i tre capigruppo, anche una rappresentanza di deputati, senatori e europarlamentari, oltre che dei governatori (c’è anche Zaia) e dei sindaci. Salvini ha iniziato fin da ieri a passare in rassegna i suoi, Lorenzo Fontana, Riccardo Molinari, Massimiliano Romeo.
Ma sul voto delle amministrative è disposto a fare autocritica solo fino a un certo punto. "Alle amministrative l’80 per cento del risultato dipende dai candidati, non c’è un voto ideologico - ha detto a Giorgetti - Semmai, abbiamo sbagliato candidati, dobbiamo aprirci di più all’esterno". Dice che lo farà fin dalle comunali di Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna della prossima primavera. Una "rivoluzione", la chiama lui: "Candidiamo imprenditori, volontari, professionisti per uscire dai soliti confini", spiegherà in serata nel salotto tv di Bruno Vespa. Giorgetti? "Amo confrontarmi sempre, non si finisce mai di imparare". è stato il commento quasi sarcastico.
Quanto alla collocazione europea, ha fatto capire che la Lega non lascerà il gruppo (Id) dei sovranisti a Bruxelles, perché «gli elettori hanno sempre ragione e Marine Le Pen è stata il primo partito in Francia e poi voglio stare in Europa da protagonista, senza che l’Italia vada col cappello in mano». Il tema Ppe resta un tabù per il segretario, perché "i partiti non si cambiano come le camicie o i calzini. Se i Popolari vanno a sinistra, io ovviamente non ho niente a che fare con loro, se invece fanno una scelta che rimetta al centro il lavoro, la famiglia, i diritti, la sicurezza, io ragiono con tutti. Però questa distonia tra Salvini, Zaia e Giorgetti è più giornalistica che altro".
Salvini parla in tv mentre nel ristorante di un hotel romano una ventina di parlamentari incontra Giovanni Toti e Mara Carafagna. Ci sono Osvaldo Napoli e Andrea Cangini, Massimo Berruti e Paolo Romani, Gaetano Quagliariello. Altri incontri a breve. È il cantiere del nuovo partito in rampa di lancio.
Un’ora a quattr’occhi per un incontro che le fonti leghiste definiscono "lungo, franco e cordiale". Laddove "franco" sta per "non formale", assai schietto.
Al capo non era per nulla piaciuta l’uscita dell’amico che nel giorno del processo, sabato scorso a Catania, ha detto chiaramente che servirebbe un "movimento verso il centro" e l’apertura del dialogo col Ppe. Ieri, a porte chiuse, Salvini gli ha risposto che "quella roba" non lo ha convinto affatto. Che gli elettori, a suo dire, non capirebbero una virata della Lega. Resta convinto che coi popolari della Merkel il suo partito non abbia nulla a che spartire. A “Giancarlo” il leader dà però la sua disponibilità a confrontarsi di più, ad «ascoltare» le varie anime. Non a caso ha deciso di farsi supportare d’ora in poi da una segreteria politica della quale è stato appena completato l’organico.
La composizione viene estesa a una trentina di dirigenti, diventa un politburo, e sarà presentato forse già la prossima settimana. Dentro, coi tre vicesegretari e i tre capigruppo, anche una rappresentanza di deputati, senatori e europarlamentari, oltre che dei governatori (c’è anche Zaia) e dei sindaci. Salvini ha iniziato fin da ieri a passare in rassegna i suoi, Lorenzo Fontana, Riccardo Molinari, Massimiliano Romeo.
Ma sul voto delle amministrative è disposto a fare autocritica solo fino a un certo punto. "Alle amministrative l’80 per cento del risultato dipende dai candidati, non c’è un voto ideologico - ha detto a Giorgetti - Semmai, abbiamo sbagliato candidati, dobbiamo aprirci di più all’esterno". Dice che lo farà fin dalle comunali di Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna della prossima primavera. Una "rivoluzione", la chiama lui: "Candidiamo imprenditori, volontari, professionisti per uscire dai soliti confini", spiegherà in serata nel salotto tv di Bruno Vespa. Giorgetti? "Amo confrontarmi sempre, non si finisce mai di imparare". è stato il commento quasi sarcastico.
Quanto alla collocazione europea, ha fatto capire che la Lega non lascerà il gruppo (Id) dei sovranisti a Bruxelles, perché «gli elettori hanno sempre ragione e Marine Le Pen è stata il primo partito in Francia e poi voglio stare in Europa da protagonista, senza che l’Italia vada col cappello in mano». Il tema Ppe resta un tabù per il segretario, perché "i partiti non si cambiano come le camicie o i calzini. Se i Popolari vanno a sinistra, io ovviamente non ho niente a che fare con loro, se invece fanno una scelta che rimetta al centro il lavoro, la famiglia, i diritti, la sicurezza, io ragiono con tutti. Però questa distonia tra Salvini, Zaia e Giorgetti è più giornalistica che altro".
Salvini parla in tv mentre nel ristorante di un hotel romano una ventina di parlamentari incontra Giovanni Toti e Mara Carafagna. Ci sono Osvaldo Napoli e Andrea Cangini, Massimo Berruti e Paolo Romani, Gaetano Quagliariello. Altri incontri a breve. È il cantiere del nuovo partito in rampa di lancio.