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(ansa)

"Votiamo a distanza". La proposta di 95 deputati contro il Covid in Parlamento

La mancanza del numero legale a causa (anche) del coronavirus ha fatto slittare a Montecitorio il via libera alle nuove misure contro l'epidemia, buttando la maggioranza giallo-rossa nel caos. La giunta per il regolamento ha stabilito di considerare in missione gli onorevoli in quarantena. Ma per molti non è abbastanza
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Saranno automaticamente considerati in missione (e quindi assenti giustificati e non considerati nel conteggio per ottenere il quorum necessario alle votazioni) i deputati che si trovano in quarantena o sono positivi al coronavirus: mai più fermare la Camera dei deputati per Covid. E' la decisione della giunta per il regolamento di Montecitorio ieri sera, che però è considerata lo stesso da alcuni parlamentari semplicemente "una toppa". Con una proposta di modifica del regolamento, 95 deputati spingono per il voto a distanza, come avviene in altri Parlamenti europei.  

La questione è ampia e di sostanza. La mancanza del numero legale a causa (anche) del Covid ha fatto slittare a Montecitorio proprio il via libera alle nuove misure contro l'epidemia, buttando la maggioranza giallo-rossa nel caos. I quaranta deputati ieri assenti in quarantena fiduciaria per il virus hanno infatti contribuito a determinare il numero legale proprio perc…
Saranno automaticamente considerati in missione (e quindi assenti giustificati e non considerati nel conteggio per ottenere il quorum necessario alle votazioni) i deputati che si trovano in quarantena o sono positivi al coronavirus: mai più fermare la Camera dei deputati per Covid. E' la decisione della giunta per il regolamento di Montecitorio ieri sera, che però è considerata lo stesso da alcuni parlamentari semplicemente "una toppa". Con una proposta di modifica del regolamento, 95 deputati spingono per il voto a distanza, come avviene in altri Parlamenti europei.  

La questione è ampia e di sostanza. La mancanza del numero legale a causa (anche) del Covid ha fatto slittare a Montecitorio proprio il via libera alle nuove misure contro l'epidemia, buttando la maggioranza giallo-rossa nel caos. I quaranta deputati ieri assenti in quarantena fiduciaria per il virus hanno infatti contribuito a determinare il numero legale proprio perché "ingiustificati" e quindi conteggiati lo stesso. Da lì è partito lo scontro tra coalizione di governo e opposizioni. Ma la scelta della giunta del regolamento in serata non toglie il problema dal fuoco, che è quello del funzionamento delle istituzioni parlamentari nel tempo dell'emergenza coronavirus. Ecco quindi la proposta di voto telematico, promossa da Stefano Ceccanti, il costituzionalista e deputato dem che già a marzo durante il lockdown aveva sollevato la questione insieme con altri, tra cui il capogruppo del Pd, Graziano Delrio che aveva aperto alla possibilità in via eccezionale  del voto a distanza. 

Non è solo infatti il "caso" quorum sul tavolo. Ci sono votazioni che hanno bisogno della maggioranza assoluta, quindi di 316 deputati come quella sulla Nota di aggiornamento alla manovra finanziaria (Nadef)  o sulle riforme costituzionali. "E allora cosa si fa?", ragiona Ceccanti, ricordando anche il rischio che il Covid possa stravolgere le maggioranze parlamentari. Scrivono i 95, di tutti i partiti: "L'emergenza Covid ha posto un problema di aggiornamento delle modalità di partecipazione ai lavori parlamentari che in molti altri paesi è da tempo regolata. Pur restando la modalità di partecipazione di persona quella di gran lunga preferibile e da privilegiare come regola, appare opportuno disciplinare in modo rigoroso eventuali eccezioni ben delimitate, in cui l'assenza di tali modalità si tradurrebbe necessariamente in non partecipazione. Il problema riguarda non tanto e non solo la mancanza del quorum (per il quale è possibile agire sulle missioni) o l'alterazione dei possibili esiti delle votazioni ordinarie (per i quali forse è possibile risolvere la questione con il fair play tra i gruppi e tra maggioranza e opposizione), quanto soprattutto le votazioni per le quali sono richiesti quorum particolari e in cui solo la possibilità di garantire una partecipazione e anche un voto a distanza può non alterare il risultato". Perciò la proposta è di modificare il regolamento di Montecitorio aggiungendo un articolo 48-ter per la partecipazione al voto secondo procedure telematiche. A sottoscrivere la richiesta quasi tutti i dem da Lele Fiano a Matteo Orfini, Carla Cantone, Walter Verini, il tesoriere del Pd, ma anche molti grillini tra cui il presidente della commissione Affari costituzionali Giuseppe Brescia, la sinistra con Palazzotto, Stefano Fassina, Muroni, alcuni forzisti e il leghista Luis Roberto di San Martino Lorenzato. In Spagna il voto telematico è in vigore, ripristinando e ampliando una regola già prevista sin dal 2011.  

Il Blog delle Stelle dei grillini ha già durante il lockdown fatto una ricognizione del voto a distanza nei vari Paesi elencando nell'ordine: l'europarlamento il 20 marzo scorso ha aperto alla possibilità del voto da remoto; il 12 maggio la Camera dei Comuni in Gran Bretagna ha votato per la prima volta da remoto. In Francia la prima opzione è stata il voto per delega. Il presidente della Camera, il grillino Roberto Fico si è detto finora contrario. Ma in un'intervista a Repubblica apre per la prima volta al voto a distanza. Il confronto ora entra nel vivo.