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(ansa)

Lo stop di Renzi sul voto ai diciottenni: pressing su Conte per il rimpasto

Italia Viva ferma la legge: "Manca un disegno unico sulle cose da fare, serve un tavolo di maggioranza". Ma per dem e 5S dietro questa mossa  c'è la richiesta di rimpasto. La palla passa al premier che ormai ritiene non più rinviabile una verifica con gli alleati. Intanto il cantiere delle riforme non è mai partito
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Il malumore dei singoli, che già circolava negli ultimi giorni, è diventato mercoledì sera una posizione ufficiale del partito: "No, noi non ci stiamo", ha fatto sapere la capogruppo di Italia Viva alla Camera Maria Elena Boschi ai colleghi. Bloccando, nei fatti, il cammino già difficile della riforma costituzionale che consentirebbe a tutti i cittadini maggiorenni (oggi lo può fare solo chi ha 25 anni) di votare per il Senato. All'aria, all'improvviso, tutti i tentativi dei giallorossi di garantire la maggioranza assoluta, impresa che in tempi di Covid si rivela ardua. Senza i 30 deputati renziani - ma mancavano all'appello pure una ventina di grillini -  impossibile tentare di andare in aula per la seconda lettura del provvedimento. Il rischio, enorme, sarebbe stato quello di far naufragare la riforma sotto i colpi dell'opposizione. Di lì la decisione di un rinvio, maturata in conferenza dei capigruppo.

Dietro…
Il malumore dei singoli, che già circolava negli ultimi giorni, è diventato mercoledì sera una posizione ufficiale del partito: "No, noi non ci stiamo", ha fatto sapere la capogruppo di Italia Viva alla Camera Maria Elena Boschi ai colleghi. Bloccando, nei fatti, il cammino già difficile della riforma costituzionale che consentirebbe a tutti i cittadini maggiorenni (oggi lo può fare solo chi ha 25 anni) di votare per il Senato. All'aria, all'improvviso, tutti i tentativi dei giallorossi di garantire la maggioranza assoluta, impresa che in tempi di Covid si rivela ardua. Senza i 30 deputati renziani - ma mancavano all'appello pure una ventina di grillini -  impossibile tentare di andare in aula per la seconda lettura del provvedimento. Il rischio, enorme, sarebbe stato quello di far naufragare la riforma sotto i colpi dell'opposizione. Di lì la decisione di un rinvio, maturata in conferenza dei capigruppo.

Dietro lo stop che ha fatto infuriare il Pd c'è una netta presa di posizione di Matteo Renzi. Che avrebbe voluto opporsi a questa riforma già a inizio settembre, quando passò al Senato. In quel caso, si apprende da ambienti vicini all'ex premier, fu una richiesta esplicita di Nicola Zingaretti a dissuadere gli esponenti di Italia Viva: "Non creiamo divisioni alla vigilia delle Regionali", disse il segretario del Pd. E i parlamentari di Iv non votarono contro ma si astenettero. Bastò, perché in prima lettura serve la maggioranza semplice, e non assoluta dei votanti, per il via a una legge costituzionale.

Ma adesso il senatore di Rignano non è disposto a fare più sconti alla maggioranza: nel merito non lo convince una norma che abbassa l'elettorato attivo e non quello passivo, che per il Senato rimane a 40 anni. "Così non si coinvolgono davvero i giovani che vogliono fare politica", spiegano i fedelissimi di Renzi. Ma la questione principale è che Italia Viva, adesso, intende sedersi a un tavolo con gli alleati prima di andare avanti. "Non  si può procedere senza un disegno unico, solo su impulso dei tweet della Casaleggio associati", ha fatto sapere. Perché non ha senso varare una norma che amplia il corpo elettorale del Senato "senza giungere prima a un orientamento chiaro e condiviso sul bicameralismo". Renzi, non è un mistero, non è per il bicameralismo perfetto e chiede che si torni ad affrontare, a un tavolo fra i vertici della coalizione, anche la legge elettorale. Visto che quella in discussione - che prevede il proporzionale con lo sbarramento al 5 per cento - non lo fa di certo impazzire. In questo clima si è fermato lo strombazzato cantiere delle riforme. Basti pensare che Federico Fornaro, il deputato di Leu padre di un'altra modifica costituzionale (base regionale per il Senato e taglio dei delegati regionali per l'elezione del capo dello Stato), ha chiesto e ottenuto che l'esame in commissione della legge di cui è relatore venga sospeso.

Ma la maggioranza è entrata in una situazione di stallo. Pd e M5S sono convinti che l'obiettivo di Renzi sia il rimpasto, anche se l'interessato nega. Ma è una partita nella quale abbondano i bluff. Una modifica all'assetto di governo, per esempio, non sarebbe sgradita neanche a una parte degli stessi dem che attaccano l'ex segretario. Di certo al Nazareno adesso si attende un intervento del premier Conte. Chiamato a una verifica a tutto campo, che parta dalle riforme arenate e che finisca per affrontare il tema del rimpasto. "La verifica ci sarà", assicurano fonti del Pd mentre il presidente del Consiglio è impegnato a Bruxelles. Per l'avvocato del popolo, tirato per la giacchetta dai leader della sua coalizione, è l'ora delle decisioni.