Il nuovo Conte nemico del lockdown: "Non voglio sentirlo nominare"
Tommaso Ciriaco
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di TOMMASO CIRIACO
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Il premier scommette sulla voglia del Paese di non fermarsi più e sulla ripresa economica, per questo da giorni frena i ministri favorevoli a misure più drastiche. "E presto saremo inondati di vaccini"
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Succede sempre più spesso di notte. Con il buio, Giuseppe Conte svela il nuovo Giuseppe Conte. Due sere fa, a Palazzo Chigi. "Se non siamo drastici ora - quasi lo implora Dario Franceschini - se non spezziamo adesso la catena del contagio, tra qualche settimana saremo costretti a chiudere tutto, tutto". L'avvocato alza la mano, lo blocca: "No, ti prego, non evocarlo neanche il lockdown. Non ci sarà. E non è il momento di decisioni drastiche". La trasformazione è completa.
Covid, il premier Conte annuncia le misure del nuovo Dpcm - l'integrale
L'uomo che ha chiuso l'Italia, solo al mondo e senza sonno per settimane, alla cieca nel marzo buio della pandemia, cambia pelle. Butta quella vecchia, che gli regalò una sintonia speciale con l'Italia, scommette su quella nuova, andando incontro a chi vuole scuole aperte, ristoranti aperti, fabbriche aperte. Giura che è u…
Succede sempre più spesso di notte. Con il buio, Giuseppe Conte svela il nuovo Giuseppe Conte. Due sere fa, a Palazzo Chigi. "Se non siamo drastici ora - quasi lo implora Dario Franceschini - se non spezziamo adesso la catena del contagio, tra qualche settimana saremo costretti a chiudere tutto, tutto". L'avvocato alza la mano, lo blocca: "No, ti prego, non evocarlo neanche il lockdown. Non ci sarà. E non è il momento di decisioni drastiche". La trasformazione è completa.
Covid, il premier Conte annuncia le misure del nuovo Dpcm - l'integrale
L'uomo che ha chiuso l'Italia, solo al mondo e senza sonno per settimane, alla cieca nel marzo buio della pandemia, cambia pelle. Butta quella vecchia, che gli regalò una sintonia speciale con l'Italia, scommette su quella nuova, andando incontro a chi vuole scuole aperte, ristoranti aperti, fabbriche aperte. Giura che è una mossa razionale, non ideologica. Che non c'entra nulla il fatto che nel Paese si fa spazio a gomitate chi dice: siete impreparati e quindi volete chiudere di nuovo. "Non possiamo permetterci un altro blocco totale - sostiene ancora nella notte il premier - perché non è sostenibile economicamente. Abbiamo la capacità di gestire la situazione, adesso. Rispetto a sei mesi fa abbiamo ospedali enormemente più attrezzati. Con mini lockdown mirati possiamo convivere con il virus".
Bisogna ricordare sempre che all'esordio si presentò come l'avvocato del popolo. Uno che il consenso lo sonda, lo cerca, lo costruisce. Rabdomante degli umori, altrimenti non avrebbe guidato due governi opposti sbucando fuori dal nulla. E stavolta fiuta un'aria diversa, di stanchezza. Di crisi economica che morde. Convivere con il virus, dunque, scommettere che possa bastare. Che gli italiani lo seguano: barricati in casa quando chiese loro il sacrificio, prudentemente attivi adesso che li spinge a non bloccarsi del tutto. "I ristoranti non chiuderanno prima delle 24", ripete per due giorni. E poi l'insistenza con cui indica a tutti la luce in fondo al tunnel, "presto saremo inondati di vaccini". E ancora, ritrovarsi sempre più spesso d'accordo con i renziani e la ministra Teresa Bellanova, che per primi bocciarono il lockdown. E infine quella tabella rilanciata anche sulla stampa, che mette a confronto i numeri del 27 marzo e di oggi. Discutibile parallelo, molto discutibile, ma autenticamente "contiano", nel senso che interpreta questo messaggio: niente panico, i numeri sono diversi da allora. Lo dice anche Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, e il premier apprezza.
È il vento che Conte vuole intercettare, forse anche per contrastare le critiche sulla gestione della seconda ondata. Anche questo dpcm sembra poco incisivo, ma l'avvocato nega, sostiene più semplicemente che l'Italia non reggerebbe un'altra serrata. Con Roberto Gualtieri accarezzava solo pochi giorni fa gli ultimi dati sulla produzione industriale. E adesso torniamo a evocare di lockdown? "Ti prego, Dario, fermati".
Eppure. Eppure tentennò anche la prima volta. Si scontrò con Franceschini di fronte ai provvedimenti drastici di marzo, "però messo alle strette si convinse - dice ai colleghi il dem - stavolta non so, c'è qualcosa di diverso". Eppure Roberto Speranza voleva, vorrebbe misure più decise. Lui, che fa i capelli bianchi consultando gli algoritmi sulla curva che non regalano mai una gioia, e deve prendere decisioni con un premier che ha cambiato pelle. Voleva il divieto di feste private, ma l'avvocato no: "Ho dubbi costituzionali". Anche il ministro della Salute chiede coraggio, altrimenti domani sarà peggio, e si rischierà di dover limitare gli spostamenti alle sole ragioni di lavoro e scolastiche.
Eppure. Eppure Conte è rimasto colpito dal discorso di Angela Merkel, quello in cui la Cancelliera ammetteva il timore dell'imponderabile e pregava la Germania di fermarsi. Ha studiato la scelta del "coprifuoco" francese imposto da Macron, quello vero, totale, dopo le 21, non quello dei ristoranti che neanche c'è, e si è opposto a chi (sempre Franceschini), l'aveva immaginato per l'Italia. "Poco utile", pare abbia detto.
Eppure esiste anche un'altra possibilità. Una lettura più frastagliata. Può essere, sperano nel Pd, che come al solito Conte attende, attende, attende prima di decidere. Interpreta l'umore nazionale, contro cui mai si metterebbe di traverso, preferisce sempre che le cose vengano prima digerite. Già a marzo sfalsò ogni decisione, spostandola di qualche giorno in avanti rispetto al momento in cui sembrava inevitabile. E lo fece perché convinto che soltanto col sostegno popolare si potesse chiudere un Paese in tempo di guerra. "Ci furono ore - ricorda spesso Lorenzo Guerini - in cui eravamo preoccupati dalla tenuta sociale. Ma andò bene, tutto fu gestito con i tempi giusti". Chissà se l'orologio del premier è sempre quello, chissà se la pelle è cambiata davvero.