ROMA - Piercamillo Davigo non farà più parte del Csm. Da domani sarà in pensione come magistrato, e i colleghi del Consiglio, dopo una drammatica discussione, hanno deciso che debba lasciare anche il suo ruolo di componente proprio perché non avrà più la toga sulle spalle, quindi non sarà né un consigliere togato, né tantomeno un consigliere laico. Determinante contro di lui la posizione netta e univoca del vice presidente David Ermini, e dei vertici della Cassazione, il primo presidente Pietro Curzio e il procuratore generale Giovanni Salvi. Lui, Davigo, non era presente a palazzo dei Marescialli perché proprio oggi era a Perugia, interrogato come teste dal procuratore Raffaele Cantone su richiesta dell'imputato Luca Palamara. Quando apprende la notizia Davigo non fa commenti. Ma la sua voce suona amara. I suoi sono certi che impugnerà la decisione. Certo è che giovedì sera sarà ospite di Corrado Formigli a Piazzapulita.
Molto duro l'intervento di Curzio: "Il pensionamento fa venir meno lo status di magistrato ordinario e comporta quindi il venir meno delle funzioni giudiziarie e di componente del Csm. La durata di 4 anni riguarda l'organo nel suo complesso, e non i suoi componenti., la cui durata può essere più breve". Curzio condivide la sentenza del Consiglio di Stato, che nel 2011 è andata in questa direzione. Sostiene che a fondamento della sua decisione c'è "una ragione costituzionale, in quanto se per uno dei togati viene meno la condizione di magistrato, viene meno anche il rapporto tra togati e laici, e si altera l'equilibrio di due terzi e un terzo previsto dalla Costituzione". Conclude Curzio: "Se passa questo principio c'è il rischio che più magistrati prossimi alla pensione restino consiglieri con un'ulteriore alterazione degli equilibri del Consiglio".
Giuseppe Cascini è ancora più esplicito: "Non può essere una decisione scontata perché una norma non c'è. Una norma che dica il togato che va in pensione decade. Sarebbe una interpretazione creativa che non è permessa. La causa di decadenza c'era ed è stata tolta nel 1990, quindi non può rivivere attraverso un'interpretazione estensiva". Ma alla fine Area si divide, Dal Moro e Chinaglia votano per Davigo, mentre Cascini, Zaccaro e Suriano si astengono.
La votazione
Finisce con 13 voti contro Davigo, 6 a favore della sua permanenza in consiglio, 5 astensioni. Contro di lui votano Ermini, i due vertici della Cassazione, Nino Di Matteo, i due consiglieri di Unicost Michele Ciambellini e Concetta Grillo, i tre di Magistratura indipendente Loredana Micciché, Paola Maria Braggion e Antonio D'Amato, i 2 laici di Forza Italia (Michele Cerabona e Alessio Lanzi, il laico della Lega Emanuele Basile, Filippo Donati laico di M5s. Contro tre di Autonomia e indipendenza, la corrente di Davigo (Sebastiano Ardita, Giuseppe Marra e Ilaria Pepe), due di Area (Alessandra Dal Moro e Elisabetta Chinaglia), il laico di M5S Fulvio Gigliotti. Si astengono tre di Area (Giuseppe Cascini, Mario Suriano e Ciccio Zaccaro), il laico della Lega Stefano Cavanna, il laico di M5S Alberto Maria Benedetti.Ermini e i vertici della Cassazione
Ha detto Ermini: "Questa è una decisione dolorosa, amara, ma inevitabile". Poiché "la Costituzione ci costringe a rinunciare a Davigo". In quanto essa "prevede come requisito soggettivo il possesso dello status di magistrato ordinario, posseduto al momento dell'elezione e mantenuto in seguito per l'equilibrio necessario tra togati e laici. Se i togati perdono questa qualità si altera il rapporto tra togati e laici di due terzi e un terzo, violando l'equilibrio tra i poteri, al punto da ipotizzare un Csm senza magistrati e quindi una magistratura eterogovernata. Gli eletti durano in carica 4 anni anni, ma mantenendo il loro status".Molto duro l'intervento di Curzio: "Il pensionamento fa venir meno lo status di magistrato ordinario e comporta quindi il venir meno delle funzioni giudiziarie e di componente del Csm. La durata di 4 anni riguarda l'organo nel suo complesso, e non i suoi componenti., la cui durata può essere più breve". Curzio condivide la sentenza del Consiglio di Stato, che nel 2011 è andata in questa direzione. Sostiene che a fondamento della sua decisione c'è "una ragione costituzionale, in quanto se per uno dei togati viene meno la condizione di magistrato, viene meno anche il rapporto tra togati e laici, e si altera l'equilibrio di due terzi e un terzo previsto dalla Costituzione". Conclude Curzio: "Se passa questo principio c'è il rischio che più magistrati prossimi alla pensione restino consiglieri con un'ulteriore alterazione degli equilibri del Consiglio".
La relazione di Micciché
Comincia con la relazione anti Davigo la giornata no del "cattivo" di Mani pulite. Loredana Micciché, consigliera di Cassazione, toga di Magistratura indipendente, la corrente di destra e più conservatrice delle toghe, illustra il parere della Commissione per la verifica dei titoli di Davigo, composta da lei, dalla collega Braggion e da Benedetti. È contro la sua permanenza al Csm sulla base di un parere dell'Avvocatura dello Stato che, a sua volta, fa sua la sentenza del Consiglio di Stato del 2011 in cui è scritto che "è scontato" che chi va in pensione non può più restare al Csm.Per Davigo è Gigliotti di M5S
Le si contrappone subito Fulvio Gigliotti, laico indicato da M5S che resta fermo sulla sua posizione fino all'ultimo, anche dopo il niet dei tre vertici. Mentre Donati vota per il no a Davigo e Benedetti si astiene. Gigliotti invece, che è stato nella sezione disciplinare con Davigo nel processo contro Luca Palamara, sposa la tesi opposta. Perché l'articolo 104 della Costituzione non parla di cause di decadenza e tra le cause previste dalla legge del 1958 non c'è il pensionamento. Inoltre la stessa Costituzione dice che i componenti elettivi durante l'esercizio del mandato non possono iscriversi agli albi professionali, quindi fornisce un dettaglio che ritene necessario mentre non parla di altro, in particolare della decadenza.Il no di Di Matteo
Arriva il netto no di Nino Di Matteo, l'ex pm di Palermo, che da componente della procura nazionale Antimafia si è candidato al Csm, sostenuto da Autonomia e indipendenza di Davigo, ma che si è sempre comportato in maniera indipendente. Secondo Di Matteo "la qualità dell'appartenenza all'ordine giudiziario è una condizione imprescindibile per stare nell'autogoverno che è composto da due terzi di magistrati e un terzo di laici. Un tertium genus non è ammissibile. Sarebbe un atto che viola la ratio e lo spirito delle norme costituzionali". E quindi "in piena coscienza" Di Matteo annuncia che voterà "a favore della decadenza di Davigo".Lo difende la sua corrente
I consiglieri eletti con Davigo - Ilaria Pepe, Giuseppe Mara, e poi Sebastiano Ardita per dichiarazione di voto - si oppongono alla tesi della decadenza di Davigo. Con un'argomentazione ricorrente, l'assenza di una clausola esplicita di decadenza. Che non può essere quindi sostituita da una interpretazione del Csm.Il sì di Area per Davigo
La sinistra di Area nel dibattito si schiera per la permanenza di Davigo. Dice Alessandra Dal Moro che "esiste un vuoto normativo, e non si può dedurre una causa di decadenza in via interpretativa, perché quella del legislatore è stata una scelta". Ancora: "Il Csm non può intervenire sulle norme, né può affermare l'esistenza di una causa di decadenza che non esiste, perché questo apre una prassi pericolosa". Conclude sostenendo che "allo stato dell'arte, in base al diritto vigente, non sussistono i presupposti per introdurre la decadenza". Soprattutto perché si creerebbe "una disparità di trattamento tra laici e togati, in quanto i laici restano mentre i togati no". Altrettanto netto Ciccio Zaccaro che dice: "Prima di studiare le norme pensavamo che un magistrato in pensione non potesse far parte del Csm. Ma abbiamo dovuto prendere atto che nell'ordinamento non esiste una norma che preveda la decadenza del componente eletto come conseguenza della cessata appartenenza all'ordine giudiziario".Giuseppe Cascini è ancora più esplicito: "Non può essere una decisione scontata perché una norma non c'è. Una norma che dica il togato che va in pensione decade. Sarebbe una interpretazione creativa che non è permessa. La causa di decadenza c'era ed è stata tolta nel 1990, quindi non può rivivere attraverso un'interpretazione estensiva". Ma alla fine Area si divide, Dal Moro e Chinaglia votano per Davigo, mentre Cascini, Zaccaro e Suriano si astengono.