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(ansa)

Lockdown locali, stretta nelle prossime ore. Scontro nel governo sulla scuola

Emergenza Covid, l'esecutivo e le Regioni valutano la chiusura di città e territori. Divide la didattica a distanza anche alle medie. Nuovo Dpcm, ora si accelera

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Roma - Regna il caos, nel governo. E mentre a Palazzo Chigi si litiga sulla scuola, l'esecutivo si prepara a favorire nel weekend chiusure mirate sul territorio, in accordo con sindaci e governatori orientati a una nuova stretta. Il criterio, già messo nero su bianco in un precedente Dpcm, è quello di valutare l'Rt, stabilire dove è fuori controllo, varare dei mini-lockdown. Dove l'indice di trasmissibilità si attesta oltre il 2, scatta l'intervento. Soprattutto se si affianca alla perdita di controllo del tracciamento e a segnali di sofferenza delle strutture sanitarie. Ci sono due Regioni sopra questo livello, Lombardia e Piemonte. E ci sono diverse grandi città e capoluoghi a ballare attorno a questo dato, tra cui Milano e Napoli, Caserta, Varese e Genova, Como, forse Torino e alcune realtà del Centro e del Sud (per la debolezza della sanità si osservano con preoccupazione Calabria e Sicilia). Non c'è Roma, anche se la situazione è in rapido deterioramento. Toccherà al governo trattare con governatori e sindaci l'elenco dei centri in cui scatteranno le restrizioni. Che dovrebbero portare alla temporanea chiusura delle scuole e di molte attività commerciali. Ancora da stabilire, invece, l'ipotesi di bloccare i movimenti interregionali, che divide il Cts e il governo.

Roberto Speranza monitora la curva, allarmato. Per il ministro, il percorso stabilito in occasione della prima ondata è chiaro: al livello 4 dell'epidemia, il più grave, si chiude per riportare il contagio sotto controllo. E questo può valere per Regioni, province, comuni o anche solo alcuni quartieri. L'alternativa è procedere alla chiusura totale del Paese, che Conte dice di voler evitare. Il Pd è in prima linea nel sollecitare immediati interventi restrittivi. Lo spiega Dario Franceschini al presidente del Consiglio e agli altri capidelegazione, riuniti a sera a Palazzo Chigi. C'è uno strumento a disposizone, usiamolo e spieghiamolo al Paese. Il dem chiede però anche al ministro della Salute di rendere evidenti i dati a disposizione per giustificare la serrata in alcuni territori. Significa spiegare non solo i numeri del contagio nelle scuole, ma anche ricordare che un Rt fuori controllo impone la riduzione dei movimenti di tutti, studenti compresi. Garantendo un argomento politico a sostegno dei blocchi delle lezioni, in modo da schivare l'accusa di aver fatto peggio di Francia e Germania.

Il dibattito è acceso. La ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina insiste: "La scuola è un luogo sicuro". Mostra due studi che lo dimostrerebbero. Dice: "Le fasce più deboli sono quelle che pagherebbero di più la chiusura". Per questo, vorrebbe che il governo impugnasse le ordinanze con cui Vincenzo De Luca e Michele Emiliano hanno sospeso le lezioni in Campania e Puglia. Ma è Conte a chiarire: "Chi ha chiuso lo ha fatto nella piena legittimità formale". Così, a sostenere Azzolina rimane solo Italia Viva, che non accetta l'idea che le Regioni vadano in ordine sparso, chiede l'aggiornamento del vertice a oggi, la spalleggia nella difesa della scuola in presenza alle medie, contro la proposta della dad.

Pesa la posizione di Conte. Il premier non intende infierire sui governatori che al Sud affrontano un'ondata pericolosissima per le loro fragili infrastrutture sanitarie. La sua prima preoccupazione, ora, è la tempistica del prossimo dpcm. Arriverà prima del previsto. Il 9 novembre è troppo lontano per numeri così gravi. Il Pd propone di procedere subito, entro il 3 o il 4, comunque a ridosso della festività del 1-2 novembre. Si tratterà di un lockdown morbido, per armonizzare sul territorio nazionale altre misure restrittive: la chiusura dei centri commerciali nel week end, ulteriori limiti ai ristoratori e agli orari del commercio, eventuali restrizioni sui movimenti interregionali. Il premier, però, tentenna. È convinto si debba attendere almeno qualche altro giorno per evitare di varare "un testo ogni tre giorni".

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Il punto, però, è che questo intervento nazionale arriverà in soccorso di una complessa mediazione sui mini-lockdown con le Regioni e i sindaci, destinata a protrarsi per tutto il week end. E a dividere il governo. Renzi continua a frenare. Azzolina è per riaprire le scuole. Conte mantiene alcune riserve. E non è facile immaginare blocchi cittadini o metropolitani, anche perché questi limiti fallirono in occasione della prima ondata e portarono al lockdown del Paese. Per questo, gli interventi potrebbero essere estesi a intere Regioni. Oppure, scenario ormai impossibile da escludere, all'intero territorio nazionale.
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