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Tutti a casa alle nove di sera e zone rosse obbligatorie. Ma è scontro sul Dpcm

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Tra stasera e domani il nuovo provvedimento che avrà valore fino al 4 dicembre. Braccio di ferro nel governo sul coprifuoco. Attriti tra Conte e Regioni sui lockdown locali
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Sembra un braccio di ferro con l'esecutivo, quello ingaggiato dai governatori. Ma nasconde soprattutto il tentativo di scaricare la responsabilità di nuove chiusure sul governo. E così, al termine di una giornata infernale, Palazzo Chigi decide di non arretrare e sembra orientarsi verso la linea dura. L'obiettivo è costringere i governatori ai lockdown locali, con il nuovo Dpcm che dovrebbe valere fino al 4 dicembre e sarà approvato tra stasera e domattina. L'idea è quella di un meccanismo automatico che faccia scattare le chiusure nelle province o nelle aree metropolitane in cui l'indice Rt di diffusione del virus sfori quota 2 e sia associato a carichi ospedalieri che oltrepassino il livello di guardia. Oppure anche solo oltre l'1,5, associato però al "rischio alto" previsto nella tabella che elenca 21 parametri di valutazione dell'epidemia.

Ma non è finita qui. Mentre le Regioni provano a resistere,…
Sembra un braccio di ferro con l'esecutivo, quello ingaggiato dai governatori. Ma nasconde soprattutto il tentativo di scaricare la responsabilità di nuove chiusure sul governo. E così, al termine di una giornata infernale, Palazzo Chigi decide di non arretrare e sembra orientarsi verso la linea dura. L'obiettivo è costringere i governatori ai lockdown locali, con il nuovo Dpcm che dovrebbe valere fino al 4 dicembre e sarà approvato tra stasera e domattina. L'idea è quella di un meccanismo automatico che faccia scattare le chiusure nelle province o nelle aree metropolitane in cui l'indice Rt di diffusione del virus sfori quota 2 e sia associato a carichi ospedalieri che oltrepassino il livello di guardia. Oppure anche solo oltre l'1,5, associato però al "rischio alto" previsto nella tabella che elenca 21 parametri di valutazione dell'epidemia.

Ma non è finita qui. Mentre le Regioni provano a resistere, Giuseppe Conte si appresta a presentare stamane in Parlamento anche le altre misure del Dpcm, che riguarderanno l'intero territorio nazionale: di certo ci sarà il blocco dei movimenti interregionali, la chiusura dei musei, la didattica a distanza per le superiori (e forse per la terza media). La serrata dei negozi alle 18 è prevista nelle aree a rischio. Così come nei territori più sotto pressione ci sarà il blocco totale di bar e ristoranti. Infuria la battaglia nella notte, invece, su un altro nodo cruciale: il coprifuoco nazionale. Lo vogliono Pd e Speranza. Conte è contrario a una stretta così radicale e boccia l'ipotesi di fissare il blocco alle 18. La mediazione che si fa strada è quella delle 21 (senza escludere però del tutto l'opzione delle 20). Tornerebbe dunque l'autocertificazione per dimostrare le ragioni improrogabili di lavoro o di salute che impongono la necessità di circolare.

Tre livelli di interventi, insomma. Uno più blando nazionale. Un secondo, per le Regioni in situazione critica. E un terzo per quelle con rischio talmente alto da determinare zone rosse totali. Tutto, comunque, diventa oggetto di trattativa frenetica nell'ennesima domenica di attesa di un nuovo Dpcm. Sono le Regioni, di buon mattina, a mettersi di traverso. Lo fanno stravolgendo quanto sostenuto per settimane, quando chiedevano di poter decidere in autonomia gli interventi per i propri territori in base all'andamento del contagio. Roberto Speranza spiega a tutti la linea dell'esecutivo: dove l'indice Rt sale troppo, si chiude. Diversi presidenti di Regione si ribellano. Il lombardo Attilio Fontana e il campano Vincenzo De Luca sono i più rigidi: pretendono misure nazionali, se serve anche un vero e proprio lockdown del Paese, ma non vogliono sentir parlare di zone rosse regionali o metropolitane. Altri governatori come Bonaccini, Emiliano e Zaia ipotizzano inoltre un coprifuoco nazionale dalle 18 per frenare gli assembramenti.

L'esecutivo tentenna. I capi delegazione si ritrovano in riunione permanente con Conte, assieme ai capigruppo di maggioranza. Emerge un quadro frastagliato. Il coprifuoco nazionale, ad esempio, è sostenuto dai dem. Anche Speranza lo considera utile. Eppure, Conte tergiversa. Vorrebbe evitarlo, in questo sostenuto da Italia Viva. Non gli piace l'idea di bloccare i negozi a metà pomeriggio e di costringere i cittadini a casa a quell'ora. È ostile anche alla chiusura generalizzata di bar e ristoranti. Il Pd - e il ministero della Salute - insistono. Insistono perché conoscono la fragilità di alcuni territori, soprattutto al Sud: Calabria e Sicilia, in primis. Si fa quindi spazio l'opzione di un coprifuoco dopo le 21.

Su un punto, però, il governo sembra d'accordo a fine serata: le zone rosse locali, dove occorre, saranno decretate automaticamente. Conte le considera fondamentali. Nicola Zingaretti lo sostiene, a nome del Pd. Si decide di esplicitare nel dpcm le soglie di Rt per far scattare le chiusure. Il monitoraggio sarà provinciale. In Lombardia tutte le Province, ad eccezione di Bergamo, sono oltre il limite. In Piemonte pure, compresa Torino. Stesso ragionamento per la maggior parte della Calabria. In Liguria c'è Genova. In Campania Napoli e Caserta. E ancora, alcune province siciliane come Enna e Caltanissetta, Brindisi in Puglia, alcune aree dell'Umbria, Bolzano e la Valle d'Aosta.

Nei territori sottoposti all'eventuale zona rossa si fermerebbe tutto, o quasi. Di certo le attività non commerciali e gli spostamenti non giustificati. L'unico dibattito è quello sulle scuole: Italia Viva e il Movimento chiedono che restino aperte anche con i lockdown locali fino alla prima media (con obbligo di mascherina), le Regioni sono contrarie e vorrebbero chiuderle, il Pd e Speranza non hanno dubbi sulla necessità di fermare le lezioni in presenza nelle aree a rischio.

La scuola, infine, diventa oggetto anche di un nuovo intervento nazionale, nel Dpcm: la didattica a distanza sarà possibile al 100% alle superiori, innanzitutto. L'asse dei rigoristi chiede che anche le medie seguano lo stesso schema. Conte potrebbe accettare le lezioni online dalla seconda in poi.